Bachini, la coca e la ricerca di una terza possibilità: "Voglio recuperare il tempo che ho perso"

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Il fallimento alla Juve, il licenziamento a Brescia, a Siena è stato trovato positivo alla polvere bianca ed è stato radiato. Dopo la grazia concessagli dalla Fadercalcio, sta cercando una nuova opportunità: "Ho fatto tanti sbagli, ho preso mille batoste. Ma ho fatto male solo a me stesso"

Andrea Schianchi

Giornalista

21 agosto - 17:46 - MILANO

Ogni volta che lo chiama un giornalista e gli chiede un'intervista, conosce già l'argomento sul quale si concentreranno le domande: la cocaina. E, a seguire, come una valanga, il resto: la prima squalifica con relativo licenziamento da parte del club per cui giocava, poi la seconda, quindi la radiazione a vita, infine la grazia concessa dalla Federcalcio nel 2023. È sempre così, come se Jonathan Bachini esistesse soltanto per raccontare la disavventura di cui è stato protagonista, le sue colpe, i suoi errori. Insomma, il lato oscuro di sè. Non dev'essere semplice convivere con questa situazione: significa inginocchiarsi umilmente, ammettere le proprie responsabilità prima davanti a se stesso e poi davanti al pubblico e sperare nel perdono. E pensare che, nella seconda metà degli anni Novanta, di lui si parlava come di un'ala molto interessante, uno che corre, lotta, dribbla, offre assist e si sacrifica per la squadra. Si guadagnò persino due convocazioni in Nazionale, quando il commissario tecnico azzurro era Dino Zoff, e nel 1998 venne acquistato dalla Juve che credeva ciecamente in questo ragazzo di Livorno che aveva talento, piedi educati e una fame esagerata di gloria. Ecco, forse la troppa fame e i troppi desideri sono stati la sua condanna, ma questo si dice adesso, a posteriori, e a posteriori è semplice giudicare o trovare spiegazioni a comportamenti che, lì per lì, paiono assurdi. 

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