Auto elettrica, quante ore di lavoro servono per fare il pieno? 8 Paesi a confronto

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byd Flash Charging Station

Il prezzo del kWh racconta soltanto una parte della storia. Una ricarica da 60 kWh può costare meno di 20 euro a casa e tre volte tanto a una colonnina veloce. Ma cambiano anche il tempo necessario, la potenza disponibile e soprattutto il peso della spesa sulle retribuzioni. Abbiamo confrontato Italia, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone e Svizzera

Valerio Boni

20 agosto - 11:08 - MILANO

Con la benzina il conto è relativamente semplice. Il prezzo può variare da un distributore all'altro, ma è comunque esposto sulla pompa, cinquanta litri sono sempre cinquanta litri e, salvo differenze tra una stazione e l'altra, il tempo necessario per rifornire non modifica il costo. Con l'auto elettrica cambia tutto. Lo stesso chilowattora può avere un prezzo molto diverso se viene acquistato dalla rete domestica, da una colonnina urbana in corrente alternata oppure da una stazione Hpc (High Power Charging, vale a dire ricarica ad alta potenza). E la soluzione meno costosa è generalmente anche quella che richiede più tempo. Per capire quanto costa davvero ricaricare un'auto elettrica non basta quindi confrontare i centesimi per kWh. Bisogna mettere insieme almeno quattro elementi: prezzo dell'energia, retribuzione, potenza disponibile e tempo. E soprattutto bisogna partire dai prezzi realmente pagati, non da quelli che più facilmente finiscono nelle pubblicità come specchi per le allodole.

il prezzo della bolletta

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La distinzione è fondamentale. Quando un'offerta commerciale pubblicizza energia a 10, 12 o 15 centesimi per kWh, quel numero si riferisce alla sola componente energia e non rappresenta ciò che il consumatore paga complessivamente. In questa ricerca, per i Paesi dell'Unione europea utilizziamo quindi i prezzi finali al dettaglio rilevati da Eurostat, relativi alla fascia domestica standard con consumi fra 2.500 e 5.000 kWh all'anno. Comprendono energia, fornitura, rete, imposte, oneri e Iva: sono di conseguenza prezzi finali sostenuti dalle famiglie e non tariffe promozionali o quotazioni all'ingrosso. Lo stesso criterio viene seguito, per quanto consentito dai differenti sistemi tariffari, per i Paesi extra Ue. Negli Stati Uniti utilizziamo il prezzo residenziale rilevato dall'Eia, nel Regno Unito il prezzo unitario regolato da Ofgem e in Svizzera la tariffa totale della famiglia tipo, pubblicata da ElCom.

Un "pieno" convenzionale da 60 kWh

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Anche la parola "pieno" deve essere usata con cautela. Le batterie possono avere capacità molto differenti e un automobilista elettrico normalmente non aspetta di arrivare a zero prima di collegare l'auto. Per rendere confrontabili prezzi, Paesi e retribuzioni utilizziamo tuttavia una quantità standard di 60 kWh effettivamente immagazzinati nella batteria, vicina alla capacità utile di molte vetture elettriche medie. Ma 60 kWh nella batteria non significano necessariamente 60 kWh fatturati dal contatore. Durante la ricarica si verificano perdite nella conversione e nell'impianto. Adotteremo quindi convenzionalmente un margine di circa il 10% e considereremo 66 kWh acquistati dalla rete per ripristinarne 60 utili. Per il costo chilometrico useremo la stessa impostazione: 20 kWh/100 km consumati dalla vettura, valore volutamente meno favorevole dei 16-18 kWh ottenibili dai modelli più efficienti, che diventano circa 22 kWh acquistati dalla rete ogni 100 km.

ricarica e retribuzione

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Anche per l'elettrico abbiamo utilizzato lo stesso criterio adottato nel confronto sulla benzina, non conta soltanto quanto costa l'energia, ma quanto bisogna lavorare per comprarla. Le retribuzioni sono quelle medie lorde Ocse, espresse nella valuta locale. L'indicatore considera la retribuzione media annua per dipendente, e la riporta a equivalente a tempo pieno. Non deve essere interpretato come salario mediano o come reddito disponibile dopo tasse e contributi. Per trasformare la spesa in tempo abbiamo utilizziato convenzionalmente 2.080 ore annue, cioè 40 ore per 52 settimane. Le ore di lavoro indicate di seguito sono quindi ore equivalenti di retribuzione, non l'orario contrattuale effettivamente svolto da ogni lavoratore.

italia e germania

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La prima sorpresa nasce ancora una volta proprio dal confronto Italia-Germania. Nel secondo semestre 2025 il prezzo domestico tedesco era 0,3869 euro/kWh, tra i più alti d'Europa, contro circa 0,2966 euro/kWh in Italia. Il tedesco paga dunque il singolo kWh circa il 30 per cento più dell'italiano. Ma la retribuzione media utilizzata nel confronto è di 54.840 euro lordi l'anno in Germania e 34.733 in Italia. Il risultato si ribalta quando la spesa viene trasformata in tempo di lavoro: per acquistare 66 kWh servono 58 minuti in Germania e circa 70 in Italia. La Francia combina invece una tariffa più favorevole e una retribuzione superiore alla nostra: 66 kWh costano circa 16,90 euro e corrispondono a 48 minuti di lavoro. Negli Stati Uniti bastano poco più di 11 dollari e 16 minuti. Il prezzo da solo, ancora una volta, racconta quindi soltanto metà della storia.

a casa 6,53 euro per 100 km

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Il pieno convenzionale consente di confrontare l'elettrico con il serbatoio della benzina, ma per un'automobile esiste un parametro ancora più utile, quanto costa percorrere la stessa distanza. Utilizzando i nostri 22 kWh acquistati ogni 100 km, in Italia l'energia domestica costa circa 6,53 euro per 100 km. In Germania si sale a 8,51 euro, mentre in Francia bastano 5,63 euro e in Spagna 5,87. Il confronto con gli stipendi modifica ancora una volta la graduatoria. I 100 km richiedono circa 23 minuti di lavoro medio in Italia, 19 in Germania, 16 in Francia e 21 in Spagna. Negli Stati Uniti, con il prezzo residenziale medio 2025 di 17,30 centesimi di dollaro/kWh, bastano 3,81 dollari: poco più di 5 minuti di retribuzione media. L'Eia rileva inoltre che il prezzo americano è salito da 13,15 cent/kWh nel 2020 a 17,30 nel 2025 e a 18,44 nel maggio 2026. L'elettricità americana è dunque diventata sensibilmente più cara, ma l'elevato livello delle retribuzioni mantiene molto basso il tempo necessario per acquistarla.

Dal 2010 a oggi

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Il rapporto tra stipendi ed elettricità può essere esteso nel tempo. Per l'Europa è possibile farlo con particolare continuità perché Eurostat dispone della serie domestica semestrale dal 2007. Ed è importante non identificare automaticamente il 2022 con il momento peggiore per il consumatore. I prezzi all'ingrosso esplosero durante la crisi energetica, ma governi e autorità intervennero con riduzioni fiscali, bonus e altre misure. Il prezzo domestico medio Ue comprensivo di imposte, continuò quindi a evolvere e raggiunse il massimo soltanto nel primo semestre 2024, a 0,2916 euro/kWh. Scese a 0,2887 nella seconda metà del 2024, a 0,2879 nel primo semestre 2025 e risalì leggermente a 0,2896 nella seconda metà. Significativo è anche il ruolo della fiscalità. Nel momento più acuto della crisi, molti governi ridussero temporaneamente tasse e oneri, che sono poi progressivamente tornati a incidere sulle bollette. Per capire quando l'elettricità sia stata realmente più onerosa è quindi necessario rapportare il prezzo finale di ogni periodo alla retribuzione dello stesso anno.

a casa costa meno, ma...

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Il prezzo domestico sembra risolvere il problema: in Italia una ricarica convenzionale costa meno di 20 euro. Ma il conto economico non dice quanto tempo occorre per acquistare davvero quei 66 kWh dalla presa di casa. Con 3 kW interamente destinati all'automobile servono matematicamente 22 ore. Ed è già una situazione teorica, perché durante quelle 22 ore la casa continua a consumare. Frigorifero, illuminazione, forno, lavatrice, asciugacapelli o climatizzatore competono con la vettura per la stessa potenza disponibile. Una wallbox con gestione dinamica dei carichi risolve il problema del distacco, perché riduce automaticamente la corrente dell'auto quando aumenta il consumo domestico. Ma ciò che si guadagna in sicurezza si perde naturalmente in tempo. L'alternativa consiste nell'aumentare la potenza contrattuale, con costi che variano da circa 63 euro per salire a 3,5 kWh, a 251 per raddoppiare a 6 kWh . In Italia ogni kW aggiuntivo di potenza impegnata pesa per circa 26 euro l'anno, Iva compresa, oltre ai già citati costi una tantum della modifica. Passando da 3 a 6 kW si aggiungono quindi nell'ordine dei 78 euro all'anno. È una spesa fissa, non un aumento del prezzo unitario del kWh. Ma se il passaggio a 6 kW è stato deciso esclusivamente per l'automobile, è corretto tenerne conto nel costo della mobilità. Per esempio, percorrendo 15.000 km all'anno con i nostri 22 kWh/100 km si acquistano circa 3.300 kWh per l'auto. Distribuendo su questa energia i 78 euro della maggiore potenza, il costo aggiuntivo equivale a circa 2,4 centesimi/kWh. Il costo mobilità del kWh domestico italiano passerebbe così, in questa specifica ipotesi, da 0,2966 a circa 0,320 euro/kWh. I 66 kWh salirebbero da 19,58 a circa 21,13 euro, mentre 100 km passerebbero da 6,53 a circa 7,04 euro. Non è una nuova tariffa elettrica, è semplicemente un modo per attribuire all'auto il costo fisso che l'auto stessa può rendere necessario.

non tutti hanno i nostri 3 kw

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Anche questo elemento rende delicato il confronto internazionale. I 3 kW tipici italiani non rappresentano uno standard mondiale. In Francia e Spagna la potenza sottoscritta entra esplicitamente nella struttura tariffaria. In altri mercati, come Germania o Regno Unito, il sistema domestico è costruito diversamente; negli Stati Uniti cambiano inoltre allacciamenti, tensioni e condizioni da utility a utility. Per questo non sarebbe corretto inventare una semplice equivalenza "3 kW italiani contro X kW tedeschi". La domanda da porre è un'altra: quale potenza trova normalmente a casa un automobilista nei diversi Paesi e quanto gli costa renderla adatta alla ricarica dell'auto? È una voce che merita una tabella specifica una volta uniformati i criteri nazionali.

Tempi teorici per un "pieno" di 66 kWh

Potenza effettiva costanteTempo matematico
2,3 kW28h 42'
3,0 kW22h
3,3 kW20h
6,0 kW11h
7,4 kW8h 55'
11 kW6h
22 kW3h
50 kW1h 19'
150 kW26'
300 kW13'

300 kw non sono sempre 300

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La precisazione è essenziale soprattutto quando si entra nel mondo delle DC (corrente continua) e delle Hpc. Una colonnina dichiarata da 300 kW significa che l'infrastruttura può arrivare a quella potenza nelle condizioni previste. Non significa che qualsiasi automobile la riceva, né che la riceva dal primo all'ultimo minuto. La velocità è limitata innanzitutto dall'auto. Se il modello accetta al massimo 130 kW, collegarlo a una stazione da 300 non modifica quel limite. Anche una vettura capace di raggiungere picchi di 200 o 250 kW mantiene normalmente la massima potenza soltanto per una parte della sessione. Il valore effettivo dipende dallo stato di carica, dalla temperatura e dalle caratteristiche della batteria, dalla configurazione del veicolo e dalla gestione termica. Tesla, per esempio, precisa esplicitamente che le velocità ai Supercharger variano con capacità ed età del pacco batterie, stato di carica, temperatura ambiente e configurazione del veicolo. Avvicinandosi al pieno, inoltre, la potenza tende a diminuire. I 13 minuti della tabella a 300 kW sono quindi un limite matematico, non una promessa di ricarica.

Fuori casa cambia tutto

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Se ricostruire i prezzi domestici è relativamente semplice, confrontare le colonnine è molto più difficile. Non esiste una statistica internazionale ufficiale che fornisca, con la stessa metodologia, una tariffa media nazionale AC, DC e Hpc per tutti gli otto Paesi. Cambiano operatori, potenze, abbonamenti, roaming, applicazioni, promozioni, fasce orarie e prezzi ad hoc. Per la fotografia 2026 utilizziamo quindi indicatori di mercato, non statistiche ufficiali perfettamente armonizzate. Per Italia, Germania, Francia, Spagna e Svizzera abbiamo preso come riferimento la mediana delle fast rilevata nell'indagine europea Eleport; per il Regno Unito abbiamo utilizzato l'indice Payg Zapmap di luglio 2026, mentre negli Stati Uniti Paren indica circa 0,53 dollari/kWh come media DC fast nel primo trimestre 2026. Il dato deve quindi essere letto come ordine di grandezza del mercato corrente, non come tariffa ufficiale applicabile a qualsiasi colonnina.

da 23 a 56 minuti di lavoro per 100 km

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La differenza diventa ancora più immediata se eliminiamo completamente il concetto di pieno, e torniamo alla strada. In Italia l'energia per i nostri 100 km convenzionali costa 6,53 euro a casa, equivalenti a circa 23 minuti di lavoro medio. Utilizzando la mediana italiana delle colonnine fast, 0,71 €/kWh, la stessa quantità di energia costa 15,62 euro e richiede circa 56 minuti di retribuzione equivalente. La vettura non è cambiata. Il consumo non è cambiato. È cambiato soltanto il luogo nel quale si compra l'elettricità. Nel Regno Unito si passa da circa 16 minuti domestici a 47 sulla rete rapida Payg; negli Stati Uniti da poco più di cinque a circa 17.

Minuti di lavoro per acquistare l'energia necessaria per percorrere 100 km

PaeseA casaColonnina Fast pubblica
Italia23'56'
Germania19'30'
Francia16'32'
Spagna21'37'
Regno Unito16'47'
Stati Uniti6'17'
Giappone18'n.d.
Svizzera8'16'

da 20 a 60 per la stessa ricarica

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Il caso italiano permette di vedere ancora meglio quanto sia del tutto improprio parlare genericamente di "costo di una ricarica". Plenitude applica nell'estate 2026, sulla propria rete e alle condizioni indicate dall'operatore, 0,53 euro/kWh sulle Quick AC fino a 22 kW, 0,60 sulle Fast DC fino a 75 kW e 0,65 sulle Fast+/Ultra Fast da 75 kW in su. Le tariffe sono valide dal 1° giugno al 30 settembre 2026 sulle colonnine proprietarie interessate. La mediana italiana delle fast rilevata da Eleport è più alta, 0,71 euro/kWh. E su alcune reti Hpc senza abbonamento si può salire ancora: Ionity indica dal 1° luglio un prezzo Direct/ad hoc in Italia fino a 0,91 euro/kWh.

costi diversi per la stessa rete

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C'è un ulteriore confronto che mostra quanto il prezzo dell'elettricità per auto sia legato al mercato nel quale viene acquistata. Dal 1° luglio 2026 Ionity indica per la ricarica Direct/ad hoc prezzi fino a 0,62 euro/kWh in Francia, 0,69 in Spagna, 0,76 in Germania e 0,91 in Italia. In Svizzera si arriva a 0,86 franchi e nel Regno Unito a 0,89 sterline.

Il pieno elettrico, quindi, non esiste

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La differenza fondamentale rispetto alla benzina è forse tutta qui. Un automobilista tradizionale può pagare qualche centesimo in più scegliendo un distributore anziché un altro, ma cinquanta litri rimangono cinquanta litri e il modo in cui vengono inseriti nel serbatoio non moltiplica il prezzo per due o per tre. Nell'elettrico la situazione è completamente diversa. La stessa energia può essere acquistata lentamente nel garage di casa, impegnando l'impianto per molte ore, oppure recuperata rapidamente durante un viaggio pagando molto di più. A cambiare non è il prodotto, ma la potenza e il servizio con il quale viene erogato. Più che domandarsi semplicemente "quanto costa fare il pieno a un'elettrica?", bisogna quindi rispondere a tre domande: Dove la ricarico? Quanto tempo ho a disposizione? Quanto devo lavorare per pagare quell'energia? Ed è proprio la risposta a queste tre domande a stabilire se l'elettrico sia realmente conveniente per il singolo automobilista.

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