Dopo un'odissea di rinvii tecnici e imprevisti — perdite di idrogeno liquido, valvole da sostituire, anomalie nei flussi di elio — la NASA ha finalmente lanciato Artemis II verso la Luna. Il decollo è avvenuto alle 00:36 di giovedì 2 aprile (ora italiana), all'interno della finestra di lancio che si era aperta alle 00:24. Per la prima volta da oltre cinquant'anni quattro esseri umani stanno lasciando l'orbita terrestre per avventurarsi nello spazio profondo (nel video qui sotto, una ricostruzione delle operazioni nelle prime fasi dopo il lancio).
Artemis II segna il secondo volo dello Space Launch System (SLS), la prima missione con equipaggio della capsula Orion e la prima missione umana oltre l'orbita terrestre bassa dai tempi dell'Apollo 17, nel dicembre del 1972. Il mastodontico razzo, alto 98 metri, è decollato dalla storica rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center, la stessa da cui partirono alcune delle più grandi imprese spaziali della storia.
A bordo ci sono il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Christina Koch della NASA, insieme all'astronauta dell'Agenzia Spaziale Canadese Jeremy Hansen.
Il piano di volo: 10 giorni e una traiettoria "fionda"
La missione durerà circa dieci giorni e seguirà una traiettoria di "ritorno libero" attorno alla Luna, sfruttando la fionda gravitazionale del nostro satellite per tornare sulla Terra senza necessità di manovre propulsive al rientro (vedi infografica sotto). Circa 25 ore dopo il lancio, una volta verificata l'integrità di tutti i sistemi, il motore del modulo di servizio eseguirà la manovra di iniezione trans-lunare (TLI). L'accensione, della durata di circa sei minuti, aumenterà la velocità della navicella di circa 1.450 km/h: quanto basta per uscire dall'orbita terrestre e iniziare il viaggio di quattro giorni verso la Luna
L'articolo prosegue dopo l'infografica
La sequenza delle principali manovre e attività previste nel programma della missione Artemis II. © Nasa
Un equipaggio da record
Questo volo non è soltanto un passo verso il ritorno sulla superficie lunare: è anche — e forse soprattutto — una missione di traguardi storici e simbolici.
Victor Glover: il primo astronauta afroamericano verso la Luna
Il pilota Victor Glover, ex aviatore della Marina degli Stati Uniti, diventerà il primo astronauta afroamericano ad andare oltre l'orbita terrestre bassa e ad avvicinarsi alla Luna. Non è nuovo ai primati: durante la sua missione sulla ISS nel 2020, era già diventato il primo afroamericano a vivere a bordo della stazione spaziale. Durante la fase di operazioni di prossimità poco dopo il lancio, Glover piloterà manualmente la capsula Orion vicino allo stadio superiore esausto del razzo (ICPS), esercitando le manovre che le future missioni utilizzeranno per agganciare i sistemi di atterraggio (come lo Starship di SpaceX).
Christina Koch: la prima donna a lasciare l'orbita terrestre
Si chiama Christina Koch la prima donna che raggiungerà l'ambiente lunare. Detiene già il record di permanenza consecutiva nello spazio per una donna (328 giorni sulla ISS) e con Artemis II entrerà ancora più in profondità nella storia dell'esplorazione umana.
Jeremy Hansen e Reid Wiseman: i primati internazionali e di età
Il primo non americano a volare verso la Luna è Jeremy Hansen, dell'Agenzia Spaziale Canadese. È l'unico membro dell'equipaggio privo di esperienza spaziale pregressa e ha ammesso candidamente di temere la "sindrome da adattamento spaziale", una forma estrema di cinetosi che colpisce circa metà degli astronauti al primo volo. Il comandante Reid Wiseman, invece, diventerà la persona più anziana ad aver raggiunto l'ambiente lunare a 50 anni, superando il record di Alan Shepard che nel 1971 aveva 47 anni durante l'Apollo 14.
Oltre l'Apollo 13: il record assoluto di distanza dalla Terra
A una distanza di circa 7.600 km oltre il lato nascosto della Luna, la missione stabilirà il record assoluto di distanza dalla Terra mai raggiunta dall'uomo: circa 2.400 km in più rispetto al record detenuto dall'Apollo 13, che nel 1970 fu costretto a quella traiettoria di emergenza. Durante questo passaggio, l'equipaggio rimarrà senza contatto radio (blackout) per un massimo di 50 minuti.
Il rientro più veloce della storia: la sfida dello scudo termico
Al rientro, la capsula Orion affronterà l'atmosfera terrestre a circa 40.000 km/h, avvolta in una palla di plasma mentre il suo scudo termico largo 5 metri sopporterà temperature fino a 2.760 gradi Celsius. Sarà la velocità di rientro più alta mai registrata da un veicolo con equipaggio, superiore a quella delle missioni Apollo.
Non tutto è filato liscio nella preparazione. Uno dei nodi tecnici più dibattuti ha riguardato proprio lo scudo termico: durante il rientro di Artemis I nel 2022, il materiale ablativo aveva subito danni più gravi del previsto. La NASA ha condotto test aggiuntivi, concludendo che la struttura sottostante della capsula resterebbe intatta anche in condizioni peggiori di quelle attese. Sebbene l'amministratore della NASA abbia dato il via libera, alcuni esperti continuano a sollevare dubbi, e modifiche al design dello scudo sono già pianificate per Artemis III.
Toilette e laser: la tecnologia per il futuro su Marte
Artemis II è un banco di prova fondamentale. Gli astronauti monitoreranno in tempo reale i sistemi di supporto vitale (ECLSS) e raccoglieranno dati preziosi sull'esposizione a radiazioni cosmiche più intense di quelle mai misurate su esseri umani.
A bordo c'è anche il sistema di comunicazioni ottiche (O2O), che utilizza i laser per trasmettere dati ad alta banda verso la Terra. E, non secondario per una missione di dieci giorni, Orion è dotata della prima toilette completamente funzionante mai portata nello spazio profondo.
Tutto questo servirà da banco di prova per l'obiettivo finale: portare l'uomo su Marte. Ma oggi, l'umanità festeggia il suo ritorno alla Luna.




