Artemis II, ci siamo quasi!

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È il giorno di Artemis II. Quattro astronauti sono a bordo della capsula Orion, pronti a lasciare l'orbita terrestre per la prima volta dal 1972. Scopri i dettagli della missione storica, il piano di volo e il significato geopolitico.

Artemis

In questa foto, da destra a sinistra, si vedono gli astronauti della NASA Christina Koch, specialista di missione; Reid Wiseman, comandante; Victor Glover, pilota; e l'astronauta dell'ASC (Agenzia Spaziale Canadese) Jeremy Hansen, specialista di missione, mentre lasciano il Neil A. Armstrong Operations and Checkout Building per imbarcarsi sulla navicella spaziale Orion in cima al razzo Space Launch System (SLS) della NASA presso il Complesso di Lancio 39B, il 1° aprile 2026, al Kennedy Space Center della NASA a Cape Canaveral, in Florida. Getty Images

Il mondo ha gli occhi puntati sul Kennedy Space Center in Florida. Tra poche ore, alle 00:24 italiane del 2 aprile, il mastodontico razzo Space Launch System (SLS) darà il via alla missione Artemis II, segnando il primo volo con equipaggio verso lo spazio profondo dopo oltre mezzo secolo.

SLS e Orion: la tecnologia pronta per la storia

In questi istanti febbrili, gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno già preso posto all'interno della capsula Orion, in cima al vettore alto 98 metri. Le complesse procedure di caricamento del propellente criogenico (idrogeno e ossigeno liquidi raffreddati a temperature estreme) si sono concluse con successo. Il personale tecnico sta ultimando le verifiche cruciali sui sistemi di comunicazione, mentre le condizioni meteo restano favorevoli, offrendo una finestra di lancio ideale per quello che si preannuncia come l'evento spaziale del decennio.

Il piano di volo: una traiettoria "fionda" e record di distanza

La missione (nella clip qui sopra una ricostruzione delle operazioni previste nelle prime fasi successive al lancio), della durata di circa dieci giorni, non prevede l'allunaggio ma un sorvolo ad alta quota del nostro satellite. Dopo aver testato i sistemi di supporto vitale in orbita terrestre, l'equipaggio si dirigerà verso la Luna seguendo una traiettoria di "ritorno libero". Questa rotta elegante sfrutterà la gravità lunare come una "fionda" per riportare automaticamente la capsula sulla Terra, senza necessità di manovre propulsive al rientro.

Sarà un viaggio estremo che porterà gli esseri umani a una distanza record dal nostro pianeta, superando i limiti raggiunti dalle storiche missioni Apollo. La capsula Orion dovrà dimostrare di poter proteggere gli astronauti dalle intense radiazioni spaziali e dalle temperature infernali (fino a 2.760 °C) che si sprigioneranno durante il rientro nell'atmosfera terrestre a velocità ipersonica.

Oltre la scienza: la geopolitica e il simbolo di una nuova era

Artemis II rappresenta un punto di svolta fondamentale non solo per la scienza, ma per la geopolitica globale. Il programma Artemis è, di fatto, la risposta occidentale alla nuova corsa allo spazio che vede la Cina come principale competitor nella colonizzazione del Polo Sud lunare. Questa missione è una vera prova generale per la sopravvivenza umana a lungo termine nello spazio profondo: ogni dato raccolto sull'esposizione alle radiazioni e sulla gestione dei sistemi sarà vitale per progettare le future basi lunari stabili e, in prospettiva, il primo viaggio storico verso Marte.

Oltre all'aspetto tecnico c'è un potente valore simbolico. Per la prima volta, infatti, l'equipaggio riflette la "varietà" dell'umanità con la presenza di una donna e di un astronauta afroamericano in una missione verso lo spazio profondo. Se il liftoff di questa notte avrà successo, il ritorno degli esseri umani sul suolo lunare dovrebbe diventare realtà entro i prossimi due anni.

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