Osservatorio Cergas Bocconi-Essity
I trasferimenti diretti come l’indennità di accompagnamento raramente si traducono in servizi e innovazione mentre un milione di badanti fa fronte al calo dell’assistenza domiciliare integrata per paziente: la richiesta di nuovi modelli su abitare e tecnologie
di Barbara Gobbi
6 maggio 2026

Una domanda di assistenza in costante crescita, un’offerta pubblica che spesso e volentieri arranca e un modello di welfare tradizionale che “mostra tutti i suoi limiti strutturali”. La classica tempesta perfetta, che impone innovazione su tutta la filiera della cosiddetta Long Term Care.
A fare il punto interviene l’ottavo Rapporto dell’Osservatorio Cergas Sda Bocconi-Essity sull’assistenza agli anziani over 65 non autosufficienti. Che racconta innanzitutto un dato da continuare a monitorare attentamente, nei prossimi mesi e anni quando l’exploit dell’invecchiamento della popolazione potrà mettere seriamente a repentaglio i conti pubblici e quelli delle famiglie: gli over non autosufficienti sono oltre 4 milioni ma la spesa pubblica per LTC destinata a questa fascia di popolazione scende dall’1,43% del Pil registrato nel 2020 all’1,18% del 2024. “Un trend - commentano gli esperti - che riflette un welfare sempre più selettivo, concentrato sui casi ad alta complessità e che lascia alle famiglie una quota crescente di responsabilità assistenziale”.
E malgrado i corposi trasferimenti economici diretti alle famiglie come l’indennità di accompagnamento - mai revisionata malgrado la promessa della Riforma della non autosufficienza varata dal Governo nel 2023 - continuino a rappresentare la voce maggioritaria della spesa pubblica LTC con il 51,7%, questi denari “raramente si traducono in servizi organizzativi e innovativi”.
Il paradosso Adi
Il paradosso di una rete ancora inadeguata è nell’aggiornamento sull’Assistenza domiciliare integrata (Adi): se cresce dell’11% rispetto al 2022, questo mini-balzo non si traduce almeno per il momento in maggiore intensità assistenziale. Anzi: le ore medie per paziente sono scese da 18 (2019) a 14 (2023). In parallelo, oltre 1 milione di badanti continuano a rappresentare un pilastro insostituibile del sistema di cura informale.
restano invece stabili i posti nelle Rsa.
I gap tra Regioni
Il divario territoriale rimane marcato e rappresenta una delle criticità più strutturali del sistema: la copertura Rsa supera il 29% degli over 75 non autosufficienti nella Provincia Autonoma di Bolzano, mentre si ferma all’1% in Campania e Sardegna. Sul fronte assistenza domiciliare, alcune regioni del Centro-Nord (Lazio, Veneto, Toscana) hanno già raggiunto il target Pnrr del 10% degli over 65 con Adi; le Regioni del Sud registrano aumenti, ma restano ancora significativamente lontane.
I pazienti in Rsa
Tra i 24 grandi player del settore censiti dall’Osservatorio, il profilo dell’ospite RSA è sempre più complesso: età media di ingresso di 83,8 anni, permanenza media di 340 giorni e il 60% degli ospiti con disturbi cognitivi certificati o rilevati dal personale. Dati che raccontano quanto le strutture residenziali debbano oggi rispondere a bisogni sempre più articolati, richiedendo approcci professionali e organizzativi all’altezza.
Housing e tecnologia
A partire da questo scenario consolidato, il Rapporto sceglie di affiancare all’analisi del sistema italiano uno sguardo su 79 casi internazionali – selezionati tra le esperienze più mature e documentate in Europa – con l’obiettivo di identificare le leve di trasformazione che hanno permesso ad altri sistemi di rispondere in modo più efficace ai bisogni degli anziani. “Non si tratta di indicare un modello da replicare, ma di capire quali condizioni abilitano l’innovazione: normative, organizzative, culturali e di governance”, è l’osservazione. Come spiega Elisabetta Notarnicola, Coordinatrice Area di Ricerca Social Policy & Service Management del Cergas SDA Bocconi, «abbiamo scelto di esplorare non solo ciò che il sistema è oggi, ma anche le condizioni che rendono possibile il cambiamento. Le esperienze analizzate dimostrano che innovare nel settore Long Term Care è possibile: il punto di partenza non è necessariamente la disponibilità di risorse, ma la capacità di ripensare i modelli, costruire collaborazioni e mettere la persona al centro. In Italia esistono già energie e competenze per percorrere questa strada. Quello che serve ora è un contesto – normativo, organizzativo e culturale – che le sostenga e le valorizzi».
Due le traiettorie di analisi: da un lato i modelli abitativi; dall’altro l’integrazione delle tecnologie digitali. La prima riguarda i modelli abitativi per l’invecchiamento: dal senior housing con servizi integrati alle comunità multigenerazionali, dai modelli small-scale per persone con demenza agli spazi cooperativi di prossimità. Sul fronte delle tecnologie, sono state considerate soluzioni orientate alla gestione relazionale, alla salute proattiva e a servizi più flessibili e basati sui dati.
Nuovi modelli
Le evidenze del Rapporto offrono indicazioni chiare anche per il contesto italiano. I sistemi più innovativi - osservano ancora gli estensori del Rapporto - non si fondano su un semplice rapporto tra committente pubblico ed erogatore privato: si costruiscono attraverso forme di co-progettazione tra soggetti diversi, capaci di generare valore condiviso nel lungo periodo. Questo richiede lavorare su condizioni abilitanti ancora da consolidare in Italia, ma su cui si intravedono segnali incoraggianti: il crescente interesse degli operatori per soluzioni di senior housing, tecnologia assistiva e modelli di cura di prossimità testimonia una vitalità del settore che le politiche pubbliche potrebbero maggiormente sostenere. La parola-chiave è “riprogettazione” e il ripensamento dell’abitare così come l’integrazione delle tecnologie digitali rappresentano le due leve strategiche. Per Massimo Minaudo, Country Manager di Essity Italia, «il settore Long Term Care ha bisogno di innovazione reale – nei modelli di cura, nell’uso della tecnologia, nelle soluzioni abitative – e questa innovazione è possibile quando i diversi attori lavorano insieme verso obiettivi condivisi».





