L’ex giornalista e moglie di Leonardo: "Ora vedo le partite dei miei figli e divento maestra di yoga. Mi piacciono lo Yamal di due anni fa, oggi è più costruito, Pio Esposito e Nico Paz. Magari farò l'insegnante di yoga"
Tre anni fa, più o meno di questi tempi. “La convinzione di lasciare Sky prendeva sempre più forza dentro di me: si trasformò in certezza prima delle semifinali di Champions fra Inter e Milan”. Così Anna Billò si disse che sì, 19 anni di video erano stati abbastanza. “A Sky erano sicuri che volessi passare a un’altra tv”. E invece: non ha cambiato idea, per ora.
Una seconda vita: esagerato?
“Seconda perché dettata da altri ritmi. Ho scoperto il privilegio del tempo pieno: quello che da giovane usi per raggiungere un sogno, e da moglie e madre per la tua famiglia. Tempo, spazio, desideri: tutto un po’ rosicchiato. Ritrovarmi a gestirli è stata quasi una sfida”.
E cosa ha fatto in questi tre anni?
“Sono anche stata più attenta a me, mi sono ascoltata di più. Non più full immersion divano-partite, ma ciò che facevo da studentessa di sociologia a Roma: tanto cinema, teatro, più tempo per leggere. E più sport: yoga, pilates e allenamento funzionale”.
Non concepisco che i miei due figli, italo-brasiliani, finora a un Mondiale abbiamo potuto tifare solo Brasile
Lasciò dicendo: “Un ciclo era volto al termine”. Si è mai detta: ho sbagliato?
“Nessun rimpianto: con una sensazione così netta, rinviare poteva significare rovinare le emozioni vissute. Lo dico ancora oggi: non poteva essere diversamente”.
Si guardi alle spalle: avrebbe voluto essere diversa in cosa?
“Un po’ meno intransigente con me stessa: una richiesta così alta e costante alza il livello di stress anche nel vivere le cose belle e a volte ti fa incanalare le energie in modo sbagliato”.
Ma il vero sogno non era fare la telecronista?
“Grazie a colleghi bravissimi ho capito che davvero non era il mio. Servono caratteristiche uniche per farlo: l’ha confermato anche la cerimonia d’apertura dell’Olimpiade”.
Quanto calcio vede adesso?
“Di più live, avendo due figli che giocano. In tv scelgo le partite che penso possano piacermi, ma oggi sono meno quelle che ti incollano alla tv per 90’”.
Cosa riesce ancora a emozionarla?
“L’individualità, i gesti semplici. I bambini sugli spalti con lo sguardo incantato. Un nome? Direi lo Yamal di due anni fa: oggi è già più costruito, meno spontaneo. In Italia, Pio Esposito: lo vedo come un gigante buono, con una certa genuinità. E poi Nico Paz, ma qui il discorso si allarga perché Fabregas è un allenatore intrigante: la sua comunicazione 'arriva'”.
Dire giochisti e risultatisti ha senso?
“È un discorso che mi annoia. Rischia di far ruotare tutto attorno ad una questione filosofica. La vittoria resta l’obiettivo, ma chi gioca bene fa appassionare chi guarda a prescindere dal risultato: fatecelo stare un bambino per 90’ davanti alla tv se si annoia”.
E la noia di dover parlare ogni santa domenica di arbitri e Var?
“Atmosfera pesante e oggi l’arbitro è il mio eroe indiscusso: cammina fra gli ostacoli e anche il Var che avrebbe dovuto essere un supporto è diventato invece un elemento in più di discussione”.
A chi lo scudetto e la Champions?
“All’Inter: è la più forte. E da vecchia lettrice di “Febbre a 90’” sarei felice se fosse l’Arsenal a vincere la Champions, nel segno di Arteta”.
Paura che l’Italia non vada al Mondiale?
“Non concepisco che i miei due figli, italo-brasiliani, finora a un Mondiale abbiamo potuto tifare solo Brasile e ammetto di avere un po’ di timore: come può il rendimento dei club italiani non riguardare la Nazionale? Per questo tifo tantissimo per l’Italia di Gattuso”.
Anche se non era stato tenero con Leonardo...
“Questione risolta. Rino è uno vero: ha sempre messo davanti a tutto i suoi valori e ci ha sempre messo la faccia. Sono in pochi a farlo”.
Della proposta di matrimonio di Leonardo in diretta tv si è detto tutto, tranne una cosa: a lui cosa disse quando vi siete rivisti, a casa?
“Non so se ricordo esattamente, e comunque passarono tante ore prima di sentirci: io in studio a Milano e lui in volo da Nyon a Parigi... Esperienza surreale: le telefonate dei suoi figli, mia mamma che mi fa 'Mi ha chiamato la zia, ma cosa ha detto Leo?'. Nessuno credeva che potesse aver fatto una cosa simile. Io per prima. Di sicuro mi venne da dirgli: 'Ma come ti è saltato in mente?'. Ma lui sapeva l’origine dell’idea: dopo la morte di un amico che aveva lasciato la compagna improvvisamente me l’aveva già proposto due volte, ma io ci vedevo solo la sua voglia di risolvere un problema, con la sua amata anima razionale e logica. Dunque, mi disse, 'Ci voleva una cosa più romantica: così eri obbligata a darmi una risposta'”.
È mai arrossita così tanto nella sua vita?
“No, così tanto impossibile”.
Come l’ha cambiata il Brasile di Leonardo?
“Io sono brianzola: “br” è l’unica cosa in comune... Il Brasile mi ha insegnato a vivere con più leggerezza: apprezzare i momenti, soffermarsi di più sul qui e ora. E mi ha fatto essere più attenta al prossimo, confrontandomi con situazioni molto meno “protette” rispetto alle nostre in Europa”.
La sua più grande felicità, oggi?
“Poter vivere ogni momento dei miei figli è un privilegio enorme: c’è stato un tempo, io a Milano e loro a Parigi, in cui avevano bisogno di me e non ci potevo essere. Una molla che fece scattare l’altra, due percezioni insieme: la fine di un ciclo e la voglia di non sentire più sensi di colpa”.
Spettatrice per sempre, dunque?
“Per sempre... non lo direi mai. Ho avuto proposte: alcune non le ho neanche ascoltate, ad altre ho detto 'No, grazie'. Finora la scintilla non è riscoccata e a quasi 50 anni la scintilla è fondamentale: o è, o non è. Ma visto che sto facendo formazione, posso anche provare a fare la maestra di yoga...”.



