Animali domestici: perché la prevenzione veterinaria è una questione di salute pubblica

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L'86% dei cani e gatti italiani ha visto un veterinario almeno una volta nel 2024, ma solo il 21% viene controllato con regolarità e meno della metà è vaccinato

Daniele Particelli

4 giugno - 17:15 - MILANO

L'Italia è un Paese di amanti degli animali, e questa non è una novità. Secondo il Rapporto Assalco-Zoomark 2025, nelle case italiane vivono quasi 65 milioni di pet, di cui oltre 20 milioni tra cani e gatti. Eppure, dietro questo affetto diffuso e benefico per la nostra salute si nasconde una lacuna importante che riguarda non soltanto il benessere degli animali stessi, ma anche il nostro e quello della collettività: meno della metà degli animali domestici presenti nelle case italiane è vaccinata regolarmente, secondo i dati diffusi dall'Associazione delle Imprese per la Salute Animale di Federchimica (AISA).

Un Paese sotto la soglia di sicurezza

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I dati parlano chiaro. L'Osservatorio Sanità UniSalute-Nomisma 2025 ha verificato che, sebbene l'86% di cani e gatti sia stato sottoposto a visita veterinaria almeno una volta nel 2024, solo il 21% viene controllato con regolarità e meno del 50% risulta correttamente vaccinato. Un dato che ci colloca ben al di sotto del target del 70% raccomandato dalle Linee Guida 2024 del Vaccination Guidelines Group della World Small Animal Veterinary Association (WSAVA), il riferimento internazionale in materia.

Il problema, secondo l'AISA, non è solo la percentuale in sé, ma l'approccio culturale che la sottende: una gestione della salute animale "più legata all'emergenza che alla continuità preventiva", con controlli episodici invece di programmi vaccinali strutturati e periodici.

Salute animale e salute umana: un legame non più scindibile

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La questione non riguarda soltanto i nostri animali. Secondo il concetto, sempre più supportato da medici e professionisti in ambito sanitario, One Health (salute unica), l'interconnessione tra il benessere degli esseri umani e quello degli altri animali con cui condividono spazi e ambienti è profonda. 

Alcune delle malattie che colpiscono cani e gatti possono avere implicazioni per la salute pubblica, rendendo la prevenzione veterinaria un tema che travalica i confini della medicina animale per diventare una questione collettiva. A questo si aggiunge una considerazione economica tutt'altro che secondaria: secondo l'analisi dell'AISA, una gestione più strutturata della salute animale potrebbe generare un risparmio stimato fino a 4 miliardi di euro all'anno, riducendo il ricorso a interventi d'urgenza e la gestione di patologie evitabili.

Quali vaccini sono necessari per cani e gatti?

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Le vaccinazioni per gli animali domestici nel nostro Paese si dividono in due categorie: quelle "core", essenziali e raccomandate per tutti gli animali indipendentemente dallo stile di vita, e quelle "non core", facoltative e calibrate sulle abitudini e sul contesto di vita del singolo animale. Per i cani, ad esempio, i vaccini core comprendono la protezione contro cimurro, parvovirosi ed epatite infettiva, con la leptospirosi considerata essenziale o comunque fortemente raccomandata nella maggior parte dei contesti. Tra le vaccinazioni non core rientrano invece quelle contro leishmaniosi, tosse dei canili (Bordetella bronchiseptica), parainfluenza, herpesvirus canino e rabbia, quest'ultima obbligatoria in caso di espatrio.

Per i gatti, invece, le vaccinazioni core riguardano la panleucopenia (Parvovirus felino), l'herpesvirus (rinotracheite) e il calicivirus, mentre quelle non core includono il vaccino contro il Virus della Leucemia Felina (FeLV), il Chlamydia felis e la Bordetella bronchiseptica. Il consiglio degli esperti è quello di affidarsi al proprio veterinario per definire un piano vaccinale personalizzato, basato sulle caratteristiche e sullo stile di vita dell'animale, e di mantenerlo nel tempo con controlli regolari: non solo per il bene del proprio compagno a quattro zampe, ma per quello di tutti noi.

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