Ament, stella del Draft con passaporto italiano: la madre salvata a Pisa dal genocidio in Ruanda

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Scelto dai Bucks, è reduce da un’unica stagione collegiale a Tennessee University. La sua storia sembra uscire da un romanzo che potrebbe essere coronata da una chiamata della nazionale...

Riccardo Pratesi

Collaboratore

24 giugno - 20:59 - MILANO

Una storia da romanzo, da film americano a lieto fine. Con l’Italia sullo sfondo. Il Draft Nba 2026 ci ha regalato un momento speciale con la chiamata numero 13, quella acquisita da Milwaukee nello scambio con Miami incentrato sulla cessione di Giannis Antetokoumpo. I Bucks hanno scelto Nate Ament, 19 anni, 208 centimetri, ragazzone statunitense reduce da un’unica stagione collegiale a Tennessee University. Segni particolari? Un talento abbagliante per potenziale, considerando che si è vista solo la punta dell’iceberg sinora, che ha (anche) il passaporto italiano. Perché la madre Godelive Mukankuranga, originaria del Ruanda, da ragazza è stata adottata da una coppia di Pisa per permetterle di sfuggire alla persecuzione della etnia Tutsi nel suo Paese e da italiana ha vissuto per anni in Toscana. Poi s’è sposata con Albert Ament, americano, bianco, famiglia di origini irlandesi, ex giocatore di basket collegiale, conosciuto nella visita di lui in Africa per portare aiuti umanitari e la coppia ha cresciuto i quattro figli negli Stati Uniti. L’ultimo, Nate, appunto, è speciale come giocatore di basket. E chissà, forse un giorno potrebbe diventare un regalo della Provvidenza alla Nazionale che di un lungo così avrebbe tanto bisogno. Dopo essersi scottati con Paolo Banchero serve calma e sangue freddo, ma una storia così imprevedibile, da libro di Carlos Ruiz Zafon, sembra destino debba concludersi con tutti che vissero felici e contenti. E con una maglia azzurra indosso, magari. 

IL PROSPETTO

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 Ament, 16.7 punti e 6.3 rimbalzi per partita in maglia Volunteers al college, è un’ala elegante ed enigmatica. Braccia lunghe, la duttilità da giocatore moderno senza posizione predefinita che gli consente di marcare quasi chiunque in difesa e in attacco di giostrare in più ruoli, dentro/fuori. Ala grande, ala piccola. Ala forte. Nel senso che può diventarlo, parecchio. Però è ancora inefficiente, 39.9% al tiro, 33% da 3 punti. Ma l’impatto all’università è stato rilevante, ha lasciato il segno. Ha imparato a difendere forte, Coach Barnes ha dato quella impronta a Tennessee, l’ateneo statale. E i Volunteers sono arrivati sino alle Elite 8 del Torneo Ncaa, tra le prime otto squadre d’America.  

la STORIA

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La nonna di Ament era la vicina di casa in Ruanda di Patrizia Paoletti, che in Africa ha lavorato per Unicef, Fao, Unesco e che così conobbe la madre di Nate, Godelive. Allora sedicenne, era la prima della classe, ma non avrebbe potuto continuare gli studi perché la sua etnia, Tutsi, era discriminata da quella Hutu. Così la signora Paoletti la fece studiare in Italia con indirizzo infermieristico e lei e il marito Marco Tangheroni, professore universitario, alla fine degli anni Ottanta adottarono la ragazza che divenne dunque cittadina italiana. Proprio mentre Godelive era nel nostro Paese, nel 1994, l’assassinio dell’allora presidente del Ruanda Juvenal Habyarimana fu il preludio del genocidio dei Tutsi in patria. La famiglia della ragazza non riuscì a scampare al massacro: madre, fratello e sorelle furono uccisi. Godelive nel 1995 tornò in Ruanda a portare aiuto a chi era sopravvissuto a quei tragici eventi. E nel 1998 conobbe il signor Ament, un passato da cestista a Wayne State University, nel 2001 inserito nella Hall of Fame dell’ateneo. Albert, che con il Corpo di Pace aveva già visitato alcuni paesi africani, nel 1998 in Ruanda, dove era accorso via Catholic Relief Program per aiutare a lenire le ferite ancora aperte del genocidio, incrociò il cammino di Godelive e se ne innamorò. I due si sposarono e transitarono dall’Italia prima di stabilirsi poi in Virginia, negli Stati Uniti, e diventare genitori di quattro figli maschi. Il primogenito, Immanuel, è nato a Pisa. Nate ha invece visitato il Ruanda con la famiglia nel 2016 e nel 2020 quando era già un promettente prospetto di basket. Per tirare su quei ragazzoni mamma Godelive ha fatto anche tre lavori in contemporanea. Nate racconta: “Tornava a casa stanca, ma non si lamentava mai. Il suo esempio mi ha fatto capire che se lavori duramente puoi ottenere qualsiasi cosa”. Nate, il figlio più piccolo (d’età, mica di statura) ha cominciato a fare sport giocando a calcio, poi è diventato alto, altissimo e il basket è divenuto non solo la disciplina di riferimento, ma la professione agognata. Nel 2024 ha visto la medaglia d’oro con l’Under 18 statunitense ai Giochi Americani davanti ad Argentina e Canada. Poi il college ad alto livello. Adesso l’Nba da scelta di Lotteria. Nate “ha sfondato”. 

BANCHERO E DONTE

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Il watusso Ament potrà scegliere se giocare ancora per Team Usa, è nato e cresciuto in America, oppure se farlo per il Ruanda o per l’Italia. Quella azzurra per ora è una suggestione, ma il passaporto c’è già, servirebbe solo l’eventuale volontà delle parti…Banchero, lungo di Seattle d’origine ligure, scelta n. 1 del Draft 2022, ha prima illuso federazione e tifosi italiani e poi detto no. Donte DiVincenzo, guardia di Minnesota, ha ricevuto la documentazione ad hoc, ma non ha ancora debuttato in Nazionale. E non ci sono stati sviluppi di naturalizzazione per Donovan Clingan, centro di Portland con origini italiane materne. Quella di Ament, italiano d’America, diventa un’altra possibilità, un altro sogno. Sarà la volta buona? 

PAROLA DI MAMMA

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 Mamma Godelive e papà Albert erano a Barclays Center al Draft, si sono goduti la notte in cui il figlio è diventato milionario. Ma per la signora Ament la scala dei valori è rimasta immutata: “La cosa importante è che Nate sia un bravo ragazzo. Fa quello che gli chiedo di fare, quel che gli chiediamo di fare”, dice guardando il marito. Al suo ragazzo, abitualmente composto, sempre educato, trema la voce parlando della storia drammatica di Godelive. Lei non si scompone. Ripete: “Nate è un bravo ragazzo, è tutto quel che una mamma può chiedere”.

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