Alcaraz ci prova: gli allenamenti e la strategia per tornare allo Us Open

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Carlos in campo sul cemento di El Palmar Braccio destro fasciato, focus su servizio e ritmo. Attualmente si trova al 60-70% della condizione

Claudio Lenzi

Giornalista

12 agosto - 12:48 - MILANO

Riecco Alcaraz. Puntuale come le sue vittorie Slam – almeno una nelle ultime quattro stagioni, con due raddoppi – lo spagnolo unico, grande antagonista di Jannik Sinner, ieri è tornato ad allenarsi nel quartier generale della Real Sociedad Club de Campo, a El Palmar. La tempistica non è casuale: Carlitos ha scelto ancora una volta di mostrarsi in pubblico per fugare i crescenti dubbi sulla sua condizione, anche mentale, a 18 giorni dall’appuntamento degli Us Open. A colpire i numerosi presenti, giornalisti e tifosi assiepati intorno al campo in cemento cannoneggiato dal sole, stavolta è la novità di una fascia elastica nera sul braccio destro infortunato lo scorso 14 aprile nell’Atp 500 di Barcellona. Precauzione o pretattica? 

In crescita

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Per provare a capire come stia veramente l’ex numero 1 del tennis mondiale vengono in soccorso i filmati rintracciabili sulle piattaforme social. In particolare, da una parte si vede Alcaraz allenarsi sul servizio, con l’ausilio di una palla medica fatta rotolare al di là della rete come obiettivo da colpire o evitare, dall’altra aumentano le fasi di palleggio a ritmo crescente con il fedele sparring partner Carles Hernández, n. 786 del ranking Atp. Qualcosa del vero Carlitos si vede già, anche se il livello generale non sembra superare il 60-70% della condizione: la crescita dei carichi di lavoro è evidente, così come la fluidità dei movimenti e gli automatismi che lo proiettano in una fase di rodaggio avanzata, ma non ancora conclusa. Non c’è fretta, sembrano voler dire dall’entourage dello spagnolo, che punta a un rientro il più possibile sicuro e lontano da eventuali ricadute della tenosinovite al polso destro con coinvolgimento della fibrocartilagine triangolare patita in primavera, che potrebbero addirittura mettere a rischio la carriera. Significa che Alcaraz sarà agli Us Open se il suo stato di salute e il suo rendimento sarà almeno all’80-90% rispetto ai valori toccati a inizio anno a Melbourne, quando ha vinto gli Australian Open. 

Ultimi test

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Il fuoriclasse spagnolo nei prossimi giorni è atteso da una serie di test con sessioni di allenamento a intensità crescente che dovranno dare una risposta definitiva, in un senso o nell’altro. Al momento lo sbarco a New York è l’ipotesi più probabile, così come resta valida la possibilità che si rivolga al 250 di Winston Salem per un’ultima messa a punto nella settimana che precede lo Slam americano. Viceversa, dovesse prevalere la cautela, e quindi rinunciare in toto al cemento Usa, la decisione andrebbe comunque letta come una scelta di buon senso e necessaria a garantire lo spettacolo dei prossimi anni. Almeno da questo punto di vista, l’intesa con Jannik Sinner è totale, come dimostra il duplice forfait dal tabellone di Cincinnati, mentre l’ultima battaglia tra i due dominatori del circuito risale ormai allo scorso 12 aprile, cioè alla splendida vittoria dell’azzurro sullo spagnolo nella finale del Masters 1000 di Montecarlo col punteggio di 7-6(5) 6-3. 

Tabù

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Quello che aspetta entrambi, adesso, è in ogni caso un traguardo in salita, da scalatori puri: dal 1990, anno in cui è nato il circuito Masters 1000, nessun giocatore è riuscito infatti a conquistare gli Us Open dopo aver saltato sia il Canada sia Cincinnati. È vero che Sinner ci è già arrivato un mese fa a Wimbledon, assaggiando l’erba direttamente sui campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, ma tra i rivali non c’era Alcaraz. E siccome 10 degli ultimi 11 Slam se li sono spartiti loro due, il possibile duello newyorkese riaccende la più sentita delle rivalità, che tanto ci è mancata. Con un paio di variabili: l’eterno Novak Djokovic, che a Cincinnati torna a essere il favorito di un Masters 1000 e, come nel 2023, sogna un’incredibile doppietta con Flushing Meadows, e il redivivo Sascha Zverev, che da nuovo n.2 al mondo avrà ancora fame, dopo il trionfo di Parigi e la finale persa a Londra.

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