La chiesa parrocchiale di San
Michele a Stroppiana (Vercelli) non è riuscita a contenere la
folla che voluto rendere omaggio a Livio Berruti, oro olimpico
dei 200 metri piani a Roma 1960, morto domenica scorsa in una
clinica torinese, dopo una malattia, a 87 anni. Il funerale, in
forma riservata, si è svolto nel paese d'origine della sua
famiglia, dove Berruti era cittadino onorario.
"Un uomo che ha saputo vivere nella vita la realtà che ha
incarnato nello sport", ha detto nell'omelia monsignor Stefano
Bedello, vicario generale dell'Arcidiocesi di Vercelli. "Livio
ha combattuto una buona battaglia e terminato la corsa. Dobbiamo
correre per un motivo grande e conservare la fede. Livio ci ha
insegnato la lealtà e il rispetto per l'avversario", ha
aggiunto.
Due le corone deposte sul sagrato della chiesa: una di rose e
girasoli, con la firma del presidente della Fidal, Stefano Mei,
e l'altra delle Fiamme oro.
Per l'ultimo saluto c'erano anche protagonisti dello sport
come i fratelli Damilano, l'ex mezzofondista Franco Arese e il
due volte Maglia Rosa Franco Balmamion. A stringersi attorno
alla moglie, Silvia Balma, anche il mondo delle istituzioni: il
consigliere regionale Carlo Riva Vercellotti, il vicepresidente
della Provincia di Vercelli, Alessandro Montella, e il
vicesindaco di Vercelli, Domenico Sabatino.
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