Per i ricercatori, l'orario giusto potrebbe ridurre i rischi di malattie coronariche, diabete, obesità, colesterolo alto e ipertensione
Francesco Palma
12 aprile - 16:59 - MILANO
Esiste un orario migliore per allenarsi? Sì, secondo uno studio presentato alla sessione scientifica annuale dell'American College of Cardiology. Per i ricercatori, infatti, allenarsi la mattina presto può aiutare a migliorare la salute del cuore. Ciò potrebbe dipendere da diversi fattori: chi si allena presto può avere più energia durante le giornate, fare scelte alimentari più sane e in generale seguire delle abitudini più salutari, proprio perché comincia bene la giornata. Inoltre, lo studio considera anche fattori biologici come cambiamenti ormonali, ritmo del sonno e genetica, oltre a possibili fattori comportamentali e psicologici derivanti dagli allenamenti mattutini.
A che ora allenarsi e quali malattie previene?
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I ricercatori hanno identificato un orario di allenamento particolarmente utile per la salute del cuore: tra le 7 e le 8 del mattino. Analizzando i dati di oltre 14000 persone, i ricercatori hanno osservato che chi si allenava prevalentemente al mattino presto aveva il 31% di probabilità in meno di sviluppare malattie coronariche come la coronaropatia, il 30% di probabilità in meno di ammalarsi di diabete di tipo 2, il 35% di probabilità in meno di sviluppare obesità, oltre a ridurre del 21% le probabilità di avere colesterolo e trigliceridi alti e del 18% quelle di sviluppare ipertensione.
LO studio
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Tutti i partecipanti allo studio hanno indossato degli smartwatch che fornivano dati ai ricercatori, che li hanno registrati e analizzati minuto per minuto per un anno. Secondo i ricercatori questo studio potrebbe fornire ulteriori spunti sul modo migliore per allenarsi: "Qualsiasi attività fisica è meglio di nessuna, ma abbiamo cercato di individuare un'ulteriore dimensione relativa al momento in cui ci si allena. Sembra che l'esercizio fisico al mattino sia associato a una minore incidenza di malattie cardiometaboliche" ha spiegato Prem Patel dell’Università del Massachusetts e autore principale dello studio.



