A 8 anni fece già cambiare le regole: come guidava il piccolo Kimi Antonelli

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Piccolo, capelli lunghi, apparecchio ai denti e un talento rarissimo, unico: il ruolo del padre Marco, le performances sui kart, la determinazione nonostante l'incidente. Chi l'ha visto crescere racconta: "Via, e staccava i suoi di un abisso"

Giulia Toninelli

Giornalista

9 aprile - 09:19 - MILANO

Chiunque parli di lui, dell’Andrea Kimi Antonelli bambino che già lasciava intravedere l’ombra nitidissima di un talento raro, ripete sempre la stessa cosa: amava, più di tutto, stare in mezzo ai motori. Piccolo, con l’apparecchio ai denti e i capelli un po’ lunghi che gli ricadevano sul volto sempre sorridente, capace di trovare il suo posto in un ambiente di adulti che tra kart e monoposto vivevano ogni giorno. Dal South Garda Karting di Lonato al tracciato di Adria, in provincia di Rovigo, da Sarno a La Conca di Muro Leccese: luoghi che per il bolognese sono diventati presto la culla di una maestria destinata ad arrivare in Formula 1. Una realtà itinerante che si muove in tutta Italia, Paese leader mondiale dell’ambiente kartistico a cui ambiscono giovani promesse del motorsport da tutto il mondo. “Per Kimi crescere in questo contesto ha rappresentato un primo aiuto – ha confermato Dino Chiesa, guru dei kart che negli anni ha seguito la crescita di campioni come Lewis Hamilton e che ha anche accompagnato il percorso di Antonelli – a cui si è sicuramente aggiunto il ruolo del padre Marco, che da ex pilota e proprietario di un team sapeva bene come indirizzare il figlio”. 

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