Zola deve inventarsi un'altra magia in stile Wembley

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 Gianfranco Zola, former professional footballer looks on prior to the Premier League match between West Ham United and Chelsea FC at London Stadium on February 11, 2023 in London, England. (Photo by Julian Finney/Getty Images)

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Da calciatore e da dirigente ha saputo farsi apprezzare. Potrà farlo anche in azzurro

Stefano Agresti

Giornalista

6 agosto - 08:06 - MILANO

Gianfranco Zola ha avuto una fantastica ma strana carriera da calciatore. A vent’anni giocava ancora in Interregionale, all’epoca la quinta serie del calcio italiano, e a ventitré – quando chi ha un talento straordinario come il suo spopola ai vertici del calcio mondiale – ancora cercava di salvare le caviglie in C1. Fu Luciano Moggi a prenderlo dalla Torres e a portarlo a Napoli per farne la riserva di un campione ineguagliabile, Maradona. Un’idea bislacca, in apparenza: come può questo ragazzo che ha trascorso troppi anni in quei campionati raccogliere l’eredità del più grande calciatore della storia? Ma con la classe che gli aveva donato la natura e l’umiltà di chi ha dovuto lottare per emergere, Zola seppe essere fondamentale nel Napoli del post-Diego: non è diventato certo come lui, nessuno ci è mai riuscito, ma ha sopportato il peso della maglia e ha saputo entusiasmare, divertire, lasciare il segno. 

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