Dopo la conferma della squalifica di 13 mesi da parte del Collegio di Garanzia dello Sport, l'ormai ex presidente dell'Aia affida alla Gazzetta il suo ultimo messaggio: "Porterò con me ricordi indelebili: idee diventate realtà, primi obiettivi raggiunti, momenti condivisi intensamente. Ma anche l'amarezza per un percorso interrotto prematuramente, a causa di vicende oscure e difficili da comprendere fino in fondo"
28 aprile 2026 (modifica alle 20:29) - ROMA
È tanta l'amarezza di Antonio Zappi, che questo pomeriggio si è visto confermare la squalifica di 13 mesi dal Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni, circostanza che da regolamento prevede l'automatica decadenza dal ruolo di presidente dell'Aia. Zappi ha deciso di affidare in esclusiva alla Gazzetta la sua lettera d'addio.
Cari Amici, scrivo queste righe con un peso nel cuore difficile da esprimere. Lascio il mio incarico con malinconia, ma anche con profondo rispetto per ciò che questa esperienza ha rappresentato nella mia vita, e con sincera gratitudine.
Un pensiero va anche ai giudici: a coloro che, nella ricerca della verità e della giustizia, purtroppo non sono riusciti a trovarle. Evidentemente, parafrasando ironicamente un passaggio evangelico, la giustizia non è di questo mondo. Le decisioni giudiziarie però si rispettano, e scelgo di affidarmi ai numerosi attestati di stima e solidarietà ricevuti in questi mesi e in queste ore, che per me rappresentano una chiara assoluzione sul piano umano e morale.
Perché chi conosce davvero questa vicenda sa bene cosa è realmente accaduto e comprende quanto essa sia inserita in un contesto ben più ampio e complesso. Lascio il mio ruolo con la consapevolezza di aver contribuito, per quanto possibile, alla crescita dell’Aia.
Rivendico con orgoglio:
• la nomina di Organi Tecnici di altissimo profilo, dotati di competenze e credibilità riconosciute anche a livello internazionale;
• il rafforzamento della tutela normativa di contrasto alla violenza a favore dei giovani arbitri, frutto di un impegno istituzionale che ha portato alla modifica del Codice Penale, con l’auspicio che tale norma trovi sempre più concreta applicazione;
• uno storico e significativo contenimento dei costi di gestione delle designazioni arbitrali riconosciuto nei giorni scorsi dallo stesso Consiglio federale Figc ed il rispetto di un budget 2025 Aia assegnato e fortemente ridotto, ottenuto attraverso una gestione attenta, responsabile ed efficiente, nonostante le ingiuste e infondate accuse mediatiche e, purtroppo, anche istituzionali.
Non sono invece riuscito a portare a compimento una riforma tecnica e associativa ampia e strutturata, orientata alla progressiva professionalizzazione degli arbitri di vertice e alla ridefinizione dei percorsi per quelli di base. Non per mancanza di progetti e volontà, ma perché ogni cambiamento che si pretendeva di imporre non rispettava la storia e i valori dell’Associazione. Una riforma autentica, in particolare per il livello di vertice, può nascere solo nel rispetto dell’autonomia tecnica dell’Aia e mai contro gli arbitri.
Purtroppo, il contesto in cui ho operato ha finito per confondere il medico con la malattia: chi cercava di difendere la meritocrazia tecnica dall’ingerenza politica è stato invece interpretato come parte di quelle stesse logiche che intendeva contrastare. Solo allora chi non conosce ciò di cui sta parlando può aver confuso avvicendamenti dirigenziali di esclusiva qualità tecnica con spoil system da mero scambio politico.
Porterò con me ricordi indelebili: idee diventate realtà, primi obiettivi raggiunti, momenti condivisi intensamente. Ma anche l’amarezza per un percorso interrotto prematuramente, a causa di vicende oscure e difficili da comprendere fino in fondo. Si chiude così un capitolo importante della mia vita, uno di quelli che lasciano un segno profondo. Ora si apre una nuova fase. Mi metterò alla prova in contesti diversi, guidato dal desiderio di continuare a crescere. Un passo necessario verso nuove sfide che affronterò con curiosità e determinazione.
Desidero ringraziare sinceramente tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo percorso: il mio Comitato Nazionale, tutti i colleghi, e chiunque abbia condiviso con me responsabilità, sacrifici e soddisfazioni. Senza di loro, nulla sarebbe stato lo stesso. Insieme abbiamo vissuto momenti intensi, fatto scelte difficili, affrontato sfide complesse e costruito anche qualcosa che resterà. Ringrazio i tanti giovani, che ho sempre amato e che ho posto da sempre al centro della mia azione dirigenziale, e che in questi lunghi mesi mi hanno sostenuto nell’affrontare l’ingiustizia con messaggi commoventi di chi si preoccupava anche del mio morale e della mia salute. Ho imparato che, nei momenti in cui si spegne la luce, un “come stai” vale molto più di qualsiasi retribuzione. E non potrò mai dimenticare anche i “meno giovani”, i “saggi” dell’Aia, alcuni dei quali per difendermi hanno sfidato anche reprimende e avversità.
In questo periodo ho imparato molto: la resilienza nelle difficoltà e l’importanza delle relazioni autentiche. Perché, alla fine, sono sempre le persone a fare la differenza. Porterò con me ogni gesto di fiducia, ogni opportunità di crescita. Rimetto a Francesco (il vicepresidente vicario Massini, ndr), timoniere sicuro nella tempesta, ogni giorno al mio fianco e sostegno incrollabile di un’Aia in difficoltà, a Michele (Affinito, l'altro vicepresidente, ndr), insieme a lui un faro nel mare agitato e al mio straordinario Comitato Nazionale - dolce nei gesti e roccioso nell’anima - il compito di prendere atto della definitività del giudicato sportivo che mi riguarda e, come qualcuno in passato ha già saputo dire con eleganza, non escludo un ritorno.
Con stima e riconoscenza,
Grazie - Antonio Zappi
La Gazzetta dello Sport
© RIPRODUZIONE RISERVATA



