Wimbledon era un tabù, poi... Dal 2019 tredici italiani negli ottavi, come nei 142 anni precedenti

2 giorni fa 5

Anche in questa edizione siamo riusciti a portare due azzurri (Sinner e Cobolli) nella fase finale del singolare maschile. L'ennesima conferma dell'età dell'oro del nostro tennis

Marco Iaria

Giornalista

5 luglio - 10:39 - MILANO

Una volta l’erba era indigesta agli italiani. Se il Roland Garros era lo Slam più redditizio, sulla prediletta terra battuta, Wimbledon era quello più ostico. Poi è iniziata l’età dell’oro e anche il tabù dell’All England Club è crollato. Certo, nel frattempo i prati londinesi, che erano il palcoscenico ideale dei bombardieri al servizio e dei prestigiatori a rete, sono stati trasformati per adattarli alla pressante richiesta di una maggiore uniformità tra le superfici. Correva l’anno 2001: l’erba dei campi di Church Road, che fino ad allora era un mix di loietto e festuca perenne, venne rifatta per la prima volta utilizzando il 100% di loietto perenne. Terreno sottostante più asciutto e compatto, con ciuffi dritti verso l’alto e, di conseguenza, un rimbalzo della palla più alto, regolare e rallentato. Detto questo, gli azzurri ci hanno messo del loro. E comunque, anche dopo quelle modifiche tecniche, c’è voluto un ventennio perché l’Italia diventasse protagonista a Wimbledon. 

excursus

—  

I due italiani qualificati agli ottavi del singolare maschile – Jannik Sinner e Flavio Cobolli, più Jasmine Paolini tra le donne – confermano la tendenza degli ultimi anni. A partire dal 2019 (nel 2020 Wimbledon è saltato per il Covid), gli azzurri hanno raggiunto complessivamente 13 volte gli ottavi di finale: Matteo Berrettini, che in quell’edizione venne sconfitto da Federer, due anni dopo portò per la prima volta l’Italia in finale a Londra (con Lorenzo Sonego agli ottavi). Sinner è stato il più presente: quarti nel 2022, semifinale nel 2023 (con Berrettini negli ottavi), quarti nel 2024 e lo storico trionfo dell’anno scorso, quando siamo riusciti a piazzare addirittura un tris nella seconda settimana (Cobolli nei quarti, Sonego ancora negli ottavi). A parte Jannik e Matteo, l’italiano che si è spinto più avanti è stato Lorenzo Musetti, semifinalista nel 2024. In totale fanno 13. E sapete quanti ne abbiamo avuti in tutta la precedente storia del torneo, cioè dal 1877 al 2018? Tredici. Il primo risultato di rilievo fu ottenuto da Uberto De Morpurgo nel 1928: quarti. Poi De Stefani, Del Bello, Cucelli, Gardini, Merlo, Sirola e Pietrangeli, colui che prima di Berrettini vantava il miglior risultato: la semifinale nel 1960. Quindi un lungo periodo di vuoto fino a Panatta (quarti nel 1979), un altro ventennio di digiuno fino a Sanguinetti (quarti nel 1998), e poi gli exploit di Pozzi (ottavi nel 2000) e Seppi (ottavi nel 2013). Lampi di gioia, prima di questa generazione di successo.

Leggi l’intero articolo