Proseguono le difficoltà del gruppo tedesco che tra aprile e giugno ha consegnato poco più di due milioni di veicoli, in flessione del 9%. Colpa soprattutto del crollo sul mercato cinese. Nei primi sei mesi del 2026, le vendite sono scese dell’8,4% e l’utile dell’11,6%. A rischio ci sono oltre 100 mila posti di lavoro
Emilio Deleidi
24 luglio 2026 (modifica alle 11:05) - MILANO
Il gruppo Volkswagen chiude il secondo trimestre dell’anno con numeri che rispecchiano la difficile situazione del mondo automotive europeo. Il periodo aprile-giugno ha fatto registrare, infatti, un utile netto di 1,54 miliardi di euro, con un calo del 32,9% rispetto a quello dello stesso periodo dell’anno precedente, quando il valore era stato di 2,29 miliardi; il fatturato è stato di 82,4 miliardi di euro, con una crescita del 2%. Il gruppo ha consegnato 2,08 milioni di veicoli, con una flessione del 9%, ma con una riduzione molto più importante (pari a oltre un terzo) in Cina, mercato in cui le vendite si sono arrestate a 424.300 veicoli. Nei primi sei mesi dell’anno, il gruppo Volkswagen ha venduto 4 milioni di veicoli, l’8,4% in meno rispetto al primo semestre del 2025 (quando erano stati circa 4,4 milioni); Sud America (+5,2%), Europa Occidentale (+1,3%), Europa Centrale e Orientale (+9,6%) e Nord America (+0,9%) hanno fatto registrare risultati positivi, senza però riuscire a compensare il tracollo sul mercato cinese (-32%). Anche la produzione complessiva è diminuita, passando dai 4,519 milioni di veicoli dei primi sei mesi del 2025 ai 4,171 milioni di quest’anno (-7,7%); in calo (dell’1,6%) pure il numero dei dipendenti del gruppo, ora attestatisi a 652.200 unità. Sempre nel primo semestre 2026 il fatturato è risultato pari a 158,1 miliardi di euro, sostanzialmente allineato a quello dello stesso periodo del 2025 (-0,2%), grazie anche a un incremento del 7,9% del comparto relativo ai servizi finanziari; l’utile operativo è stato di 5,9 miliardi di euro, in calo dell’11,6%, con un margine sulle vendite del 3,8%. La flessione del risultato operativo è attribuita da Volkswagen soprattutto ai costi della dismissione della produzione negli Stati Uniti della ID.4, cui si sono aggiunte le spese di ristrutturazione del gruppo e gli effetti del mercato dei cambi.
le previsioni per l'anno
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Le difficoltà registrate nel secondo trimestre hanno fatto rivedere al ribasso le previsioni del gruppo Volkswagen per l’intero 2026, anno in cui viene ora ipotizzato un fatturato che, nella migliore delle ipotesi, si attesterà sullo stesso livello di quello precedente, ma con un possibile flessione del 3% (quando le stime precedenti riguardavano invece una crescita potenziale sempre del 3%). Commentando questo quadro, Oliver Blume, amministratore delegato del gruppo, ha affermato che "il riallineamento dell’azienda attuato negli ultimi tre anni sta dando risultati: per l’intero 2026 prevediamo una solida performance, superiore a quella dell’anno precedente, in un contesto difficile, anche se il risultato operativo nel primo semestre è stato di circa il 12% inferiore". A livello globale, ha sottolineato il manager, il gruppo ha consegnato più auto che nel 2025, con l’esclusione del mercato cinese, dove il calo è stato del 20%; in Europa, invece, gli ordini di veicoli elettrici sono aumentati di oltre il 50%. "Grazie a una gestione disciplinata dei costi - ha proseguito Blume - siamo riusciti a compensare le continue e inevitabili difficoltà per decine di miliardi; allo stesso tempo, il contesto per l’industria automobilistica rimane estremamente difficile per le crisi geopolitiche, i conflitti commerciali, gli elevati requisiti normativi, la volatilità dei mercati e l’intensificazione della concorrenza". In questo quadro complesso, "il gruppo Volkswagen entra nella prossima fase di trasformazione da una posizione di forza e con una chiara comprensione delle opportunità future, con il programma più completo e ambizioso nella storia dell’azienda per prodotti, tecnologia, competitività, strutture e aree di crescita".
il piano di ristrutturazione
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Fin qui, l’amministratore delegato Blume che, nonostante la complessità oggettiva del settore, ostenta fiducia e ottimismo. Nelle ultime settimane, però, si sono rincorse voci di un piano di ristrutturazione doloroso, necessario per mettere in sicurezza i conti del colosso automobilistico tedesco. Già in marzo il gruppo aveva annunciato l’intenzione di mettere in atto una riduzione del proprio personale pari a 50 mila unità, da attuare entro il 2030; più recentemente l'ipotesi di volume del taglio di posti di lavoro è più che raddoppiato, arrivando a quota 100 mila, con lo scenario mai confermato di chiusura di quattro stabilimenti ad Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm (fabbrica Audi). Nonostante al termine della riunione del consiglio di sorveglianza del 9 luglio non siano stati fatti annunci ufficiali, la stampa tedesca ha ripreso con enfasi le indicazioni dei sindacati, che si oppongono fermamente a questi progetti di drastici ridimensionamenti delle attività produttive. La chiusura dei quattro siti, ipotizzata entro il 2034, comporterebbe infatti la perdita del posto di lavoro per 40-45 mila persone, che non potrebbero essere interamente ricollocate in altre realtà aziendali. Blume, del resto, ha recentemente ribadito la necessità di ridurre ulteriormente i costi del gruppo, a suo parere svantaggiati del 20% rispetto a quelli di aziende di pari livello: e il costo del lavoro è uno di quelli che incidono maggiormente sui conti globali del gruppo. L'amministratore delegato punta a definire il piano di risparmio per il gruppo entro quest’anno, facendo approvare le relative delibere al Consiglio di sorveglianza dell’azienda, presso il quale ha finora incontrato una forte opposizione da parte dei rappresentanti dei lavoratori e dello Stato della Bassa Sassonia, azionista della Volkswagen. Dalla sua parte c’è sicuramente il direttore finanziario dell’azienda, Arno Antlitz, per il quale "ciò che conta ora è un’attuazione rapida e coerente" del piano. Lo scontro, che proseguirà in settembre, si preannuncia pertanto durissimo. Restano, però, aperte altre soluzioni per trovare risparmi, lavorando su prodotti e gamme: Volkswagen, infatti, ha già annunciato una riduzione della capacità produttiva globale dai massimi livelli raggiunti prima del 2020, pari a 12 milioni di veicoli all’anno, fino a 9 milioni e una forte razionalizzazione dell’offerta di modelli che sarà dimezzata rispetto ai 150 attuali, insieme a un taglio del 75% di varianti e personalizzazioni.


