Volkswagen e il taglio dei costi. Blume incontra i lavoratori

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L'amministratore delegato del gruppo in assemblea a Wolfsburg sullo stato dell'azienda e le misure che sarebbero necessarie 

Gianluigi Giannetti

25 agosto 2026 (modifica alle 18:36) - MILANO

"È il più grande programma di trasformazione nella nostra storia. Dobbiamo ridurre la complessità, snellire sistematicamente le strutture e abbassare i costi. Perché ciò accada è necessario che tutti collaborino". L’amministratore delegato del gruppo Volkswagen Oliver Blume, accompagnato dal responsabile del marchio Thomas Schäfer, chiama raccolta l’azienda nella prima di un ciclo di nove assemblee pubbliche (ma a porte chiuse a osservatori esterni) in altrettante fabbriche, destinate a spiegare ai dipendenti la strategia di rilancio, provando anche a giustificarne le conseguenze. Nello stabilimento simbolo di Wolfsburg, davanti a 10 mila lavoratori raccolti nello storico reparto Halle 1, Oliver Blume non ha avuto certo argomenti popolari da utilizzare. "Dazi, nuovi concorrenti e rischi geopolitici, ecco perché l'intero settore automobilistico è sottoposto a un'enorme pressione. Le nostre quote di mercato stanno crescendo, ma questo non basta ancora". La riflessione dell’amministratore delegato è la fotografia di un gruppo che non fatica ad ottenere risultati soddisfacenti in termini di vendite in Europa, ma che invece ha un problema strutturale globale. Blume ha ribadito che Volkswagen non è in grado di finanziare il proprio futuro con gli attuali margini, pari a circa il 3,8%, in un contesto caratterizzato dall’aggressiva concorrenza cinese, dall’eccesso di capacità produttiva in Germania e da miliardi di dollari di costi legati ai dazi statunitensi.

personale e fabbriche

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Come riportato dalla stampa tedesca, nel suo intervento davanti ai lavoratori Blume ha affermato che gli ulteriori 50.000 tagli occupazionali, che si aggiungerebbero ai 50.000 già concordati con i sindacati, si basano su un parametro teorico necessario per portare i costi di Volkswagen in linea con quelli dei concorrenti. Ha inoltre precisato che non è stata presa alcuna decisione sulla chiusura degli stabilimenti, definendola "l’ultima e più costosa soluzione". Sempre secondo la stampa tedesca, la dirigenza starebbe lavorando ad un piano per ridurre di 500.000 veicoli la capacità produttiva annua in Europa, anche se mancano conferme ufficiali. Mentre la produzione automobilistica nello stabilimento di Osnabrück dovrebbe terminare già dal 2027, per gli impianti di Emden, Zwickau, Neckarsulm e Hannover non esistono ad oggi programmi di produzione particolareggiati che vadano oltre il 2030.

le prossime mosse

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Alla prima assemblea che si è svolta a Wolfsburg ne seguiranno nei prossimi giorni altre otto, negli stabilimenti di Braunschweig, Emden, Zwickau, Chemnitz, Dresda, Kassel-Baunatal, Salzgitter e Hannover. Un lungo percorso di convincimento. Del resto, l’amministratore delegato Oliver Blume avrà solo una seconda occasione per ottenere il sostegno necessario alle sue misure di taglio dei costi, il 4 settembre prossimo, dopo non esserci riuscito nell’ultima riunione del Consiglio di Sorveglianza, tenutasi a luglio. Come noto, il gruppo Volkswagen ha bisogno del voto favorevole di quest’ultimo per l’approvazione delle decisioni straordinarie del Consiglio di Amministrazione, tra le quali la chiusura e il trasferimento di fabbriche, o ancora la riduzione della forza lavoro.

rappresentanze

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La particolare struttura di governo della casa automobilistica fa sì che Blume non possa semplicemente imporre i tagli, ma debba ottenere il sostegno dei rappresentanti dei lavoratori, che nel Consiglio di Sorveglianza occupano 10 seggi su 20, con un sostanziale diritto di veto, se è vero che la maggioranza richiesta su decisioni che riguardino la struttura dell’azienda è fissata a due terzi dei membri. Conquistare questo risultato non sarà facile. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa tedesca Dpa, la presidente del consiglio di fabbrica di Volkswagen, Daniela Cavallo, avrebbe criticato l’intervento di Blume a Wolfsburg in modo diretto e frontale: "Ha perso la sua occasione di dire come stanno le cose". A complicare i piani anche la posizione del governatore della Bassa Sassonia, Olaf Lies: la chiusura degli stabilimenti "non è una soluzione per il futuro", ha detto Lies alla emittente radiofonica Deutschlandfunk. "Le dimensioni del gruppo rappresentano un'opportunità e metterle in discussione sarebbe davvero fatale". Come noto, anche il Land della Bassa Sassonia detiene due seggi nel Consiglio di Sorveglianza, trasformando quella di Oliver Blume in una corsa ad ostacoli piuttosto alti.

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