L'ex allenatore del Genoa: "Da calciatore dissi no a Florentino, mi sono pentito. Io duro in campo e calmo fuori, mia suocera diceva che avevo la doppia personalità"
Luca Bianchin e Gregorio Spigno
22 maggio - 08:45 - MILANO
Provate voi, a guardare Florentino Perez e dirgli: "Guardi Presidente, grazie ma no, grazie. Al Real Madrid non vengo". Patrick Vieira lo ha fatto e, se non bastasse, ha detto no al Real altre tre volte, in un poker di due di picche francamente clamoroso. L’uomo è così: parla piano, serafico, ma ha idee solide. Vieira pensa che il suo futuro sia in Serie A, che Milan e Roma andranno in Champions, che un’africana giocherà la semifinale al Mondiale. Facciamolo parlare.
Partiamo dai sorrisi: l’Arsenal campione.
"Quando abbiamo vinto, 22 anni fa, mai avrei pensato di aspettare tanto. E vi dico che Declan Rice mi somiglia: gioca per la squadra, non per sé".
Da ex bambino che tifava Psg, come finirà la finale di Champions?
"Credo che ci saranno gol, niente 1-0. Se il Psg giocherà aperto come contro il Bayern, rischierà. E io sono cambiato: tiferò Arsenal".
In Italia invece due domande in sospeso. È vero che l’Inter l’ha cercata prima di prendere Chivu?
"Non voglio dire il nome della squadra ma vi confermo: ho avuto dialoghi con alcuni club italiani importanti. Ho scelto di restare al Genoa".
È andata male, con l’addio a novembre a fondo classifica. Credeva che il Genoa si sarebbe salvato?
"Sì, senza dubbio. Ne ero convinto. Questo non toglie nulla a De Rossi, che ha fatto un ottimo lavoro. Lo ringrazio per le belle parole nei miei confronti, sono contento che il Genoa si sia salvato".
Patrick Vieira
allenatore
Vieira, 49 anni, ex Arsenal, Juve, Inter e Man City. Ha vinto un Mondiale e un Euro con la Francia. Dal 2024 al 2025 tecnico del Genoa
E adesso? Il futuro è in Italia o altrove?
"Senza dubbio mi piacerebbe allenare ancora in A. Non ho dato tutto, ho lasciato un lavoro in sospeso. Questa volta porterei la famiglia, anche mia figlia che a 14 anni è alta 1.79 e gioca a pallavolo in un centro di formazione della federazione francese".
A proposito, come finirà questo campionato? Chi andrà in Champions?
"Per Milan e Roma, avere 2 punti di vantaggio può essere ideale, ma non escludo la sorpresa-Como. Il derby di Torino invece per me può essere un ostacolo per la Juve".
Con Mourinho non sono sempre andato d'accordo ma aveva ragione lui. E per il Real è l'uomo giusto
Patrick Vieiraallenatore
Da ex compagno di Chivu e Fabregas, perché hanno successo?
"Chivu ha vinto perché è intelligente, lo si vedeva già da giocatore. Sembrava introverso ma aveva personalità. A Cesc l’ho sempre detto, scherzando: 'Se sono andato via dall’Arsenal, è colpa tua'. A 17 anni, quando ha cominciato con noi, non aveva fisico ma compensava con la comprensione del gioco. Allora me ne sono andato: non potevo accettare di stare in panchina".
Il Vieira allenatore invece com’è? Raccontiamolo in tre concetti.
"Dalla mia squadra voglio che sia proattiva, aggressiva. Alleno un calcio verticale, ammiro il Liverpool di Klopp. E dico sempre la verità ai giocatori, come faceva Mourinho con noi".
A proposito, Mou funzionerà al Real?
"Sì, può essere l’uomo giusto, sa gestire i campioni. Io e lui non siamo sempre andati d’accordo ma col tempo ho capito che aveva ragione lui".
Che è successo?
"Mi diceva quello che non volevo sentire. Vi racconto un episodio. Marzo 2009, Man United-Inter. Io rientro da un infortunio e Mourinho mi dice: 'Mi servi titolare, giocherai 60 minuti'. Io dopo 4 minuti perdo la marcatura di Vidic, che fa gol, e all’intervallo vedo i cambi sulla lavagna: fuori io, dentro Muntari. Il giorno dopo sono andato nel suo ufficio, non aveva rispettato la promessa dei 60 minuti. E lui: 'Non hai giocato bene, devo fare il bene della squadra”' Oggi, da allenatore, dico che aveva ragione".
Pentito di aver lasciato quell’Inter a gennaio 2010, cinque mesi prima del triplete?
"No, volevo fare il Mondiale 2010 con la Francia e con Mou giocavo poco. Al Mondiale non sono andato comunque ma dovevo provare, non me lo sarei perdonato".
Ha un rimpianto nel calcio?
"Uno solo. Non essere andato al Real Madrid. Mi ha cercato per quattro anni di fila, quando ero all’Arsenal. L’ultimo anno ho detto sì, c’erano tutti gli accordi ma ci ho ripensato. Amavo troppo l’Arsenal".
Come l’ha presa Florentino Perez?
"Quando sono andato a Madrid da ambasciatore del Manchester City, mi ha portato una prima pagina di Marca sulla trattativa. Mi ha detto: 'Sei stato l’unico giocatore che ha rifiutato il Real'".
Questione di carattere. Il Vieira calciatore era tosto, anche cattivo in quei duelli con Roy Keane o Dacourt...
"Ehi, Dacourt è un amico. Quella volta, lui mi ha fatto un’entrataccia e io ho finito per mettergli un piede in faccia".
Apposta?
"Nooo" (e ride)
Ecco, un Vieira tranquillo fuori e duro in campo.
"Mia suocera, la prima volta che mi ha visto giocare, ha detto a mia moglie: 'Ma Patrick ha una doppia personalità'. La verità è che bisogna sapere da dove sono venuto. Quando sono andato al Cannes, c’erano 40 giocatori e io ero nella terza squadra, quella dei più scarsi. Mi sono guadagnato tutto con lo spirito competitivo".
E da allenatore?
"Voglio essere me stesso e controllare le emozioni. Non è urlando di più che convincerò gli altri".
Quanti dirigenti neri ci sono in Italia? Quanti giornalisti? C’è un problema
Patrick Vieiral razzismo
In passato, senza urlare, ha parlato della discriminazione nel calcio. Controllando quanti allenatori neri ci saranno al Mondiale, il tema ritorna: sono solo 2 su 48.
"Sì, e quanti dirigenti neri ci sono in Italia? Quanti giornalisti? C’è un problema e il punto è capire come risolverlo: dobbiamo avere preparazione e credibilità. Se ci fossero più allenatori neri solo per dare una quota a una minoranza, non sarebbe giusto".
Chiaro. Il pronostico, a chiudere, è obbligatorio. Chi arriva in semifinale al Mondiale?
"La Francia, che è la più forte. Ho avuto Olise al Crystal Palace: è un futuro Pallone d’oro. La Spagna. Il Portogallo, che può vincere anche giocando male. E il Senegal: è la mia sorpresa".


