Vergara, tacco e talento: è già l’arma in più di Allegri

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Il Napoli lo ha blindato, Max stravede per lui. E a Genova in 23' ha girato la gara

E daje de tacco e daje de collo e così ne è venuto fuori un mezzo capolavoro: fa caldo, Antò, fra i caruggi d’una notte (poi) insonne, a pensare che gli è venuta veramente bene quella mescolanza tra sé e Insigne, scugnizzi di una Napoli genialoide che sta al di là delle favole. "Io sono felice di essere qua e voglio solo migliorarmi".

un anno magico

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Non è stato facile diventare, seriamente, Antonio Vergara, nonostante tutto, nonostante quella veronica con il Chelsea, nonostante nulla potesse indurre a pensare che un bel giorno, fra Anguissa, Lobotka, McTominay e De Bruyne - però volendo anche Elmas, e sarebbe giusto - s’aprisse uno spiraglio per infilarsi dentro tra Fofana e la lucida follia per iscriversi al club dei giganti. In realtà, fu un attimo e, fatalmente, anche il destino, che ad un certo punto spalancò la trequarti, la svuotò di quel ben di Dio a disposizione del Napoli, e costrinse a dare un’occhiata in panchina: Vergara c’era stato bene, talmente comodo da rinunciare a provarci altrove, perché «tra questi campioni s’impara», e quando con il Sassuolo (il 17 gennaio), si scoprì titolare con appena 16’ alle spalle, decise di non perdere tempo, di candidarsi poi per la Juventus e, senza indugiare, pure per la sfida decisiva con il Chelsea, una ferita sanguinosa però cicatrizzata da quel gol fantastico eppure inutile.

presente

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Vergara si diventa, prendendo a spallate ogni forma di timidezza, sistemando quella (tenera) faccia da scugnizzo in ogni angolo del campo, facendo un po’ come nei 23' a Marassi, uno-due di tacco per De Bruyne e contropiede sempre con Kdb (e finta di Lucca), per chiuderla. Però prima, tra le pieghe d’una evoluzione, c’è il senso autentico del sacrificio tra la Pro Vercelli in C (34 partite e 3 gol) e la Reggina in B (39 partite e 6 reti), la scalinata da scalare per accedere alle porte del Paradiso, ch’è Napoli. «Io cerco semplicemente di fare passi in avanti rispetto alle mie stagioni precedenti». E silenziosamente, spingersi oltre le ragionevoli abitudini d’un calcio talvolta paleolitico: Napoli, ch’è casa, può rimanere il focolare domestico dei propri sogni per un bel po’, perché in quel contratto appena rinnovato (scadenza 2031) è inclusa la clausola di rinnovo annuale sino al 2034. E la matematica, che non è un’opzione, suggerisce che - dovesse succedere - tra otto anni, quando ne avrà 31, si potrebbe seriamente parlare di bandiera. Ma questa è una storia lunga e ancora complicata da scrivere, perché la cronaca che separa da qualsiasi riflessione sottolinea altro, ribadisce il desiderio di Vergara di starsene tra i profumi della propria infanzia, l’umiltà di mettersi in discussione evitando le comfort zone che gli avrebbero praticamente garantito un posto semi-sicuro, e osare in questa squadra che lo lusinga e l’ispira, perché ogni santo giorno c’è qualcosa di nuovo da sottrarre a De Bruyne e a Lobotka, ad Anguissa e a McTominay, ai Fab Four verso i quali s’è avvicinato con rispetto e con i quali sembra lecito poter guardar lontano. "È chiaro che sono felice, lo sono per me e per i tre punti che abbiamo portato a casa. E lo sono perché sto in una squadra forte, consapevole di esserlo". I giovani di oggi vedono lungo.

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