Il Ct dell'Italvolley femminile: "Per De Gennaro ci sarà un posto nel mio staff quando vorrà. Servirebbe campionato a 12 squadre, ora si gioca troppo. Dopo i Giochi di Los Angeles lascerò spazio a qualcun altro"
In due anni alla guida della Nazionale femminile ha conosciuto solo vittorie. L’oro olimpico nel 2024, quello mondiale nel 2025 oltre a due Nations League. Ora il maestro Julio Velasco è pronto per la terza estate ricca di sfida e novità. "Sono stato tutto l’inverno senza allenare, quindi ho molta voglia di ricominciare. Ho bisogno di caricare le batterie, di studiare. Mi serve tempo, però quando arriva marzo ho voglia di iniziare il lavoro".
Dallo studio invernale che idee sono maturate?
"L’ho detto alle ragazze: 'per continuare a vincere bisogna pensare che l’estate prima si è perso. E si deve impostare il lavoro pensando a cosa avremmo dovuto fare per vincere'. Così mi sono focalizzato sulle cose da migliorare. Tra queste c’è l’idea di far giocare Antropova nel ruolo di schiacciatrice".
Ci spiega qualcosa in più rispetto a questo progetto?
"Voglio provarla per tutta la Nations League in questo ruolo. Dobbiamo valutare diverse cose, dalla sua ricezione alla sua posizione in difesa e come usarla in fase di contrattacco. La sua battuta merita di essere sfruttata di più, il suo muro contro opposti molto fisiche come Haak, Boskovic e Vargas ci può dare qualcosa in più quando le avversarie saranno in prima linea. E poi Ekaterina ha ottimi colpi da posto-4. Tutto questo però è da verificare e provare. Poi prima dell’Europeo valuteremo i risultati e capiremo se vale la pena andare avanti col progetto".
Quanto riposo è stato concesso a Orro, Danesi, Sylla ed Egonu?
"Lascerò loro 4 settimane di stop dall’ultima partita che giocheranno nel club. Presumibilmente torneranno dopo la Nations League ma se qualcuna finisse prima i playoff e gli impegni nelle coppe europee potrebbe aggregarsi al gruppo prima delle finali di Vnl in programma in Cina".
Sarà l’estate del dopo De Gennaro. Non sarà facile sostituirla.
"Monica è straordinaria. A lei ho detto che quando vorrà la prenderemo nello staff della Nazionale o se preferisce in quello delle giovanili. Quando smetterà di giocare è un patrimonio della pallavolo italiana che non va disperso. Ma non sono per niente preoccupato per il futuro. Fersino sta giocando molto bene e come lei Spirito e Moro".
Con Antropova schierata da schiacciatrice va trovata una seconda interprete del ruolo più d’equilibrio. Ha pensato a questo?
"Quando nel 2024 ho iniziato a lavorare con questo gruppo c’era chi mi proponeva di far giocare insieme Antropova ed Egonu. Allora dissi di no, Sylla in quel momento aveva qualche problema in ricezione. In questi due anni è migliorata, si è applicata con successo. Quindi non è escluso che possa giocare lei insieme a Kate e Paola. Ci sono anche Nervini e Giovannini, molto importanti nella passata stagione. Stella è un punto di riferimento a Chieri, Gaia è il nostro jolly in difesa".
Nello staff c’è l’ingresso come assistente di Valerio Lionetti, coach di Macerata. Come l’ha scelto?
"Barbolini sarà presente solo per le partite e per qualche periodo di preparazione quindi avevo bisogno di un tecnico in più. Il metodo utilizzato per la scelta è semplice: la meritocrazia. Lionetti non lo conoscevo ma ha portato Macerata in A1 e quest’anno ha raggiunto la salvezza. Dopo che gli ho offerto questo ruolo sono andato a conoscerlo".
I giovani in Italia non piacciono. Yamal a 16 anni non avrebbe mai fatto il titolare in Serie A
Julio Velasco
Il ciclo verso Los Angeles sarà l’ultimo con la Nazionale?
"Penso di sì. Poi spazio a qualcun altro".
Poi pensa a un futuro da dirigente?
"No, lo escludo in modo assoluto. Amo fare quello che mi piace. Le racconto una cosa che mi disse il mio amico Gianni Mura quando gli chiesero di ricoprire un ruolo di responsabilità nel suo giornale: 'Ho rifiutato perché mi piace scrivere'. Ecco, io amo allenare".
Il campionato cosa le sta suggerendo?
"Uno dei problemi della pallavolo lo è anche del Paese. I giovani non piacciono. Se sbagliano non ricevono una critica ma vengono giudicati. Faccio sempre questo esempio: Yamal a 16 anni non avrebbe mai fatto il titolare in una squadra di calcio italiana. Nel Barcellona sì".
C’è anche la crescita di Egonu…
"Questo processo l’avevo notato già dal mio arrivo in Nazionale. Certo il ruolo di capitana nel club l’ha fatta crescere ancora di più. Il suo ruolo non è facile perché è sempre sotto gli occhi di tutti, è sempre giudicata".
Giocatrici e giocatori si lamentano del calendario e dell’elevato numero di partite. Cosa ne pensa?
"Che si gioca troppo è vero. Penso che un campionato come quello femminile a 14 squadre è troppo. Ne basterebbero 12".
Si sta facendo spazio anche l’idea di calendarizzare i Mondiali in un periodo dell’anno diverso: a gennaio. Cosa ne pensa?
"Sarebbe un disastro. Se c’è una cosa che funziona rispetto ad altri sport è che le stagioni di club e nazionali sono separate e non generano polemiche come invece capita ad esempio nel calcio".
Sento spesso Quesada, ero certo che avrebbe fatto bene: noi argentini siamo abituati a essere creativi
Julio Velasco
L’anno scorso alcune atlete hanno rifiutato la chiamata in azzurro preferendo curare acciacchi fisici e lei disse: “Per loro le porte della Nazionale non si riapriranno più”. Ha cambiato idea?
"Porto avanti questa cosa dal 1989 ed è sempre risultata vincente. Non sono i giocatori o le giocatrici a poter scegliere se andare o meno in Nazionale. Da sempre chiedo una disponibilità incondizionata alla maglia azzurra. Non si può decidere autonomamente di curarsi e poi tornare l’anno dopo. Siamo noi a deciderlo, con lo staff medico della Nazionale insieme a quello del club. Quindi no, non cambio idea".
Ha seguito le Olimpiadi invernali?
"Sarò banale ma quello che ha fatto Brignone è storico. Impressionante. La sua decisione di rischiare è stata straordinaria. Certo, questo però non deve spingerci a far giocare atlete infortunate. Questa Olimpiade insieme a quello estiva di Parigi dimostra ancora una volta che l’Italia è un grande Paese. Dobbiamo smettere di guardare l’erba del vicino e pensare che sia più verde".
Ci racconta la sua amicizia con Quesada, ct dell’Italrugby?
"Ci sentiamo e scriviamo spesso. Ero certo che un tecnico argentino avrebbe fatto bene. Quando si sceglie un tecnico proveniente da un paese di grande tradizione non è abituato a remare nelle difficoltà. Gli argentini sono abituati a fare con poco e siamo abituati a essere creativi".



