Il campione argentino, oggi amministratore delegato del club, parla dei contatti con il fondo proprietario del Milan: "Sappiamo che vogliono investire nello sport in Lombardia"
Chiusa nel 2021 a Varese una carriera unica da giocatore, da quando si è ritirato Luis Scola ne è diventato l’amministratore delegato. E da qui guarda al modello Nba. Nella gestione del club, che sta vivendo un momento di espansione. Ma anche per un futuro in cui non è un mistero che Varese guardi a Nba Europe, grande favorita - secondo quanto risulta - per la licenza per la franchigia milanese della nuova lega. Insieme a RedBird. Con l'idea di restare a Varese per il campionato e giocare la coppa a Milano. Scola non conferma - ed è cronaca ricordare che ci sono degli accordi di riservatezza - ma dice molto, sulla sua visione e sul futuro.
Luis Scola, cosa l'ha conquistata di Varese? Perché era il posto giusto per iniziare questa seconda vita, ormai cinque anni fa?
“Varese mi è piaciuta da subito come città, ci siamo trovati molto bene come famiglia: un posto molto bello, molto vicino a Milano e alla Svizzera, con connessioni per tutto il mondo. Avevamo deciso di vivere in Italia a prescindere, poi è arrivata questa opportunità”.
A che punto è nella sua testa il progetto Varese? Ottanta per cento? Trenta?
“Difficile dare una percentuale, perché qualunque numero vorrebbe dire che c’è un finale chiaro. In realtà il progetto non ha un termine, non sappiamo qual è il 100 per cento, anche noi pensiamo a un progetto che non finisce mai: non è il progetto di Scola, di Bulgheroni o di qualcun altro, è la Pallacanestro Varese che ha 81 anni di storia. Oggi ci siamo noi, ieri altri e domani altri ancora: il nostro obiettivo è assicurarsi che si vada avanti per sempre. Siamo all’anno 81 del progetto”.
Tra le linee guida, il progetto per lo sviluppo dei giovani e la centralità dell’analisi dei dati.
“Prima di iniziare a Varese avevo cercato di individuare alcune aree su cui poter lavorare e in cui possiamo ridurre le distanze con altre realtà, tra queste player development e data analytics. C’è anche una terza gamba del tavolo più sul lungo termine, la sport science, ma cinque anni fa non era una priorità perché era molto costoso. Le altre si possono fare a un livello più accessibile, con l’idea - non sempre compresa - di creare valore che duri nel tempo e che vada oltre il risultato della domenica”.
Avete preso a riferimento il modello Nba per la gestione del budget: come avete provato a replicarlo?
“L’obiettivo a cui sogniamo di arrivare è il modello della Nba in cui si spendono più o meno metà delle risorse sulla squadra e il resto su strutture, investimenti, marketing, ufficio. Prima era impossibile perché questa ripartizione non ci avrebbe permesso di competere: in Nba se arrivi ultimo non succede niente, anzi scegli bene al Draft, qui retrocedi. Abbiamo cercato di far crescere le risorse per avvicinarci a quel modello, ma siamo ancora lontani dalla realtà ideale. Ma crediamo anche che sia un momento chiave della pallacanestro europea, un momento particolare in cui spingere un po’ di più, poi la nostra proiezione è arrivare prima o poi a un punto di sostenibilità totale che oggi ovviamente non c’è”.
Che ruolo può avere Varese in questo momento di grandi cambiamenti per il basket europeo?
“Varese ha un ruolo importante, credo che riusciremo a essere protagonisti di questo futuro. Varese è sempre stata protagonista, una delle realtà più importanti del basket europeo, tranne se guardiamo i risultati sportivi gli ultimi 20-25 anni. Quando guardiamo la nostra realtà oggi, siamo contenti perché siamo in una buona posizione: non siamo ancora protagonisti ma immaginiamo di poterlo essere a tutti i livelli in un futuro medio o anche lungo”.
Non è un mistero che guardate con interesse a Nba Europe.
“Non è un mistero che tutto il mondo guardi con interesse Nba Europe. Come realtà di pallacanestro noi rientriamo in questo gruppo di persone che guarda con interesse a Nba Europe. Quando sono arrivato, Varese cercava il modo per tornare protagonista: 50 anni fa si chiamava Coppa dei Campioni, oggi Eurolega, domani si chiamerà Nba Europe. Noi vogliamo essere protagonisti. Come società ambiziosa guardiamo al punto più alto, quando riusciremo ad arrivarci è difficile capirlo: forse tra 50 anni, forse l’anno prossimo”.
Quali sono i prossimi sviluppi che attendete?
“La prossima fase del progetto è questa spinta che abbiamo dato per questa stagione, non solo l’arrivo di giocatori più ambiziosi che è quello che le persone vedono di più. Ma abbiamo investito nella facility per gli allenamenti, nel marketing, nel palazzetto, nel settore giovanile: crediamo che è il momento per spingere e stabilire la squadra a livello più alto a tutti i livelli: strutturale, di progetto, di promozione, a livello sportivo, a livello giovanile. Questo è il nostro prossimo passo, poi cosa succederà in 6 o 12 mesi o in due anni non è completamente chiaro, anche perché non è chiaro neanche come evolverà il basket europeo”.
La partecipazione alla Champions League e il mercato che avete fatto confermano il desiderio di tornare protagonisti. Quali sono gli obiettivi ragionevoli?
“Noi non ragioniamo mai dando un numero agli obiettivi: quinti, primi, sesti, terzi… Sentiamo di aver fatto bene nella costruzione della squadra, siamo contenti e crediamo possa fare un basket di grande livello, il nostro staff è molto maturo e in una sintonia molto forte con front office e proprietà. Di solito sono elementi vincenti, poi nel basket tutto può succedere, ma ci avviciniamo alla stagione con tranquillità, fiducia ed emozione perché siamo in un momento entusiasmante: non so il risultato finale, ma se riusciamo a incrociare tutti i pezzi faremo grandi cose”.
Avete più che raddoppiato il monte stipendi. È frutto della partnership a cui state lavorando con RedBird?
“Dal primo giorno in cui siamo arrivati a Varese stiamo lavorando per coinvolgere imprenditori, fondi, investitori italiani e dell’altro lato del mondo, siamo in costante evoluzione. Non è un segreto che abbiamo un rapporto molto forte con RedBird, abbiamo parlato con loro tante volte: ammiriamo il lavoro che fanno a livello imprenditoriale e sportivo col Milan e non solo. Noi siamo sempre aperti a parlare con fondi di questo tipo. Sappiamo che RedBird è molto entusiasta di investire in Italia, nello sport e in Lombardia: noi facciamo sport in Lombardia e vogliamo crescere, queste sono le premesse per una partnership vincente, poi quello che si dice nelle riunioni resta nelle riunioni, sono cose private”.
Pallacanestro Varese resterà Varese o diventerà qualcos’altro?
“Noi oggi siamo a Varese e abbiamo un palazzetto dello sport a cui cerchiamo di aggiungere posti, e ne ha già 5700. Abbiamo avviato un investimento da 4 milioni di euro per una facility di allenamento. Abbiamo una foresteria da 25 stanze a 200 metri dal palazzetto. Il nostro impegno con Varese è sempre al massimo livello e continuiamo a investire a Varese e continuiamo a lavorare per far crescere questa piazza che crediamo sia molto importante”.
Che ne pensa delle possibilità di un accordo tra Nba ed Eurolega?
“È difficile per me commentare, non ho informazioni specifiche e non so cosa succederà. Penso che il fatto che la Nba arriva in Europa è una notizia incredibile per la pallacanestro europea: quello che la Nba fa è unico, nettamente superiore ad altre realtà, Eurolega compresa. L’esperienza di pallacanestro che offre la Nba ai tifosi, ai giocatori, agli sponsor non ha nessun paragone al mondo: se hanno voglia di arrivare e investire i soldi che hanno annunciato, per noi amanti della pallacanestro in Europa è una novità incredibilmente buona e di cui approfittare al 100 per cento. Come fanno basket loro non lo fa nessuno, e sono molto contento che abbiano deciso di venire qui”.
Il vostro progetto si inserisce in un momento di aumento degli investimenti nel basket italiano. Dipende dalla Nba o da cosa?
“Sicuramente qualcosa si è accelerato e lo farà ancora di più in futuro. Ovviamente, siamo molto tifosi di Nba Europe e ci auguriamo che possa succedere perché crediamo che farà fare un salto di qualità incredibile al movimento: questa è un’opinione personale. Ma il nostro impegno con Varese e con la pallacanestro italiana rimane al di là di Nba Europe. Siamo qui da prima che la Nba annunciasse di voler venire: abbiamo investito prima, lo dicono i fatti, e lo abbiamo fatto dopo. Quindi è chiaro che la nostra presenza qui a Varese non è legata solo alla Nba: siamo entusiasti per questo, ma come c’eravamo prima ci saremo dopo anche se questo non andasse a buon fine, non siamo qui solamente per questo”.


