Bella partita tra la squadre di Montella, già eliminata, e gli americani, che vedono la strada in discesa verso gli ottavi
26 giugno - 06:30 - SANTA CLARA (USA)
L’1 luglio a Santa Clara gli Stati Uniti misureranno l’infinito orgoglio bosniaco, ma soprattutto le proprie ambizioni di vera gloria nei sedicesimi di questo entusiasta Mondiale casalingo. Era prevedibile un passetto indietro nella terza gara del girone, persa all’ultimo tuffo contro la già eliminata Turchia, anche perché il turnover versione maxi di Pochettino ha fatto pensare subito già alla fase calda del torneo. Al netto del risultato, in tutta questa prima parte del viaggio gli Usa hanno, comunque, impressionato tutti: fame e voglia a volontà, mostrate anche stavolta, quando c’era da acciuffare il 2-2 e, magari, provare a raccogliere un 3-2 sfiorato più volte prima della beffa finale. Il girone era vinto già prima dell’inizio di questa sfida all’orgoglio di Montella che, invece, ha avuto il merito di resistere all’assalto finale dei rivali nella ripresa, in cui ha rischiato davvero di perdere di nuovo. Più in generale, soprattutto nel primo tempo, i suoi si sono finalmente riconciliati con la Coppa del Mondo e hanno trovato un po’ della fortuna smarrita in precedenza. Ora l’Aeroplanino penserà con rimpianto a cosa sarebbe potuto accadere se, anche nelle prime due gare maledette, certi tiri fossero entrati con la stessa facilità. Intanto, volerà con altro umore verso Istanbul, dove lo attende il giudizio degli alti vertici dello sport turco e un plotone popolare, forse, meno inferocito: le prossime settimane diranno se il suo progetto è finito o se questo scatto di orgoglio nell’ultimo match lo aiuterà a restare in sella.
ORGOGLIO TURCO
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In partenza, gli Stati Uniti ne cambiano dieci rispetto alla squadra dei giorni migliori: conservano solo lo juventino McKennie, evidentemente l’unico vero insostituibile. Da quest’astronave chiamata SoFi Stadium l’energia iniziale, sull’onda dei precedenti successi, è tale che gli americani sembrano surfare sulle coste della California. Gio Reyna e Tim Weah, due dei ripescati in un nuovo 4-3-3 un po’ arrangiato, aizzano furiosamente il pubblico già dall’inizio, ma il più ispirato è Trusty, terzino di riserva che in due minuti tira due volte: alla seconda, la mette dentro e poi festeggia come neanche Tardelli al Bernabeu. Sembrerebbe che nell’aria ci sia la stessa magia finora vista in ogni partita in casa dello zio Sam e, invece, il caso vuole che la squadra di Pochettino per la prima volta si spenga e diminuisca la propria elettricità, un po’ perché le riserve non sono minimamente all’altezza dei titolari e un po’ perché la Turchia, annichilita, ripesca chissà da dove l’orgoglio perduto.
PARATA E RISPOSTA
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Da parte sua, anche Montella ha rimescolato il mazzo, lasciando in panchina uno stanco Calhanoglu, ma conservando i propri talenti migliori: ci sono sia Yildiz che un ispiratissimo Arda Guler, con Yilmaz nel ruolo di punta. Il calcio deve essere davvero bizzarro se la Turchia aveva tirato 62 volte in porta tra Australia e Paraguay senza raccogliere neanche le briciole e, in una partita che non le può regalare nulla in classifica, sfonda all’occasione numero uno al 10’. La prima rete del torneo la segna Guler, su bella giocata di Yilmaz. Sembra quasi che i ragazzi di Montella, finalmente senza pressione, possano giocare liberi e felici e lo specchio di questo nuovo stato dell’anima è l’azione, molto bella, dell’1-2: c’è ancora il mancino di Guler, che vede un corridoio geniale per Elmali, nuovo terzino sinistro dell’Aeroplanino, con cross dal fondo che Kokcu appoggia in porta per il sorpasso al 31’. Al contrario, il sorriso sul volto di Pochettino un po’ alla volta rientra perché finora i suoi Yankees non avevano mai faticato così: il movimentismo di McKennie porta solo a un tiro dalla distanza, i cross non sono mai pericolosi e i lanci per Weah sembrano sempre velleitari. Non bastasse, Berhalter, il figlio dell’ex ct messo in mezzo nel rimescolamento di questa giornata, rischia il rosso per un fallo assassino su Ozcan.
TRA LE STELLE
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La collina di Hollywood dista una ventina di miglia, ma quando gioca la nazionale il SoFi è una passerella da Oscar: a vedere Pochettino ci sono, in ordine sparso, Paris Hilton, Edward Norton, Brad Pitt, Leonardo DiCaprio, Colin Farrell, Jessica Alba, ma anche campioni di altri sport, come l’eterna Nadia Comaneci, le leggende NBA Scottie Pippen e Dwyane Wade, più Blake Snell, uno dei pitcher migliori dei super Dodgers di questa era. Alla voce politici, poi, spicca Kamala Harris, la sfidante democratica battuta da Trump. Tutti sanno che per gli Usa conterà solo la prossima contro Dzeko e che questa, in fondo, è solo un modo per far sentire tutti vivi nel gruppo, ma di certo avranno apprezzato il modo in cui gli States hanno rimesso lo stesso entusiasmo iniziale in tutta la ripresa. Le palle inattive sono le armi migliori con cui si può fare male ai “montelliani”, spesso un po’ distratti nelle marcature: stavolta, su una respinta corta, quel mastino di Berhalter si fa perdonare trovando l’angolo giusto per il pareggio già al 49’. L’eccitazione torna, però, ai livelli massimi solo quando Pochettino rimanda in campo Pulisic per l’ultima mezz’ora, anche per testare il milanista dopo il recupero dell’infortunio.
LA BEFFA
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Basta aver rimesso Christian nell’ingranaggio per far volare di nuovo questi Usa, perché il numero 10, per gli amici Capitan America, è enormemente più efficace dell’effimero Weah di cui ha preso il posto. Sfonda partendo da sinistra e si fa murare solo da Cakir una prima volta, poi colpisce male dopo un cross steccando pure il palo (sullo sviluppo dell’azione McKennie si fa deviare il tap-in) e, con un altro sinistro da fuori, sfiora la magia del sorpasso. In mezzo all’onda americana, con lo stadio che trepida, c’è spazio per l’unico vero lampo mondiale di Yildiz, che va vicino a un super gol: come prima Coppa del Mondo, anche dallo juventino ci si poteva aspettare molto di più. Alla fine, però, corre pure Kenan ad abbracciare Ayhan, difensore ex Sassuolo entrato dalla panchina, che da due passi spinge la palla in porta al minuto ’98. Il SoFi, beffato, non perde però né la voce né la speranza: alla fine canta come in un concerto l’immancabile “Country Roads”, la canzone che continua a spingerli verso il sogno mondiale.

