Nel diritto tedesco riguardante le acquisizioni il possesso del 30% del capitale è considerato una posizione di controllo. Superata questa soglia, l'offerente è obbligato a lanciare un’offerta pubblica sulle restanti azioni, ma a un premio inferiore potrebbe corrispondere un'adesione minore
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16 marzo 2026 | 19.59
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Unicredit prova la scalata a Commerzbank, ma attenzione. Nel diritto tedesco riguardante le acquisizioni il possesso del 30% del capitale è considerato una posizione di controllo. Superata questa soglia, l'offerente è obbligato a lanciare un’offerta pubblica sulle restanti azioni. "L'offerta annunciata sembra avere un premio molto limitato, circa il 4%. Con un premio così contenuto, potrebbe non esserci un’adesione massiccia. Giocando su questo equilibrio, Unicredit potrebbe rimanere un’azionista dominante sopra il 30%, esercitando un’influenza strategica molto forte senza dover necessariamente assumere il controllo totale e immediato" spiega all'Adnkronos la professoressa Marta Degl'Innocenti, economista esperta di mercati finanziari dell'Università Statale di Milano.
Nonostante la logica finanziaria, la leadership germanica ha reagito definendo l'operazione come "ostile". "Lo Stato tedesco possiede ancora una quota della banca, eredità del salvataggio pubblico durante la crisi del 2007-2008. Berlino vuole mantenere l'indipendenza di un istituto ritenuto sistemico e strategico per l'erogazione del credito alle imprese tedesche". Emergono, evidenzia la professoressa, preoccupazioni anche dal mondo del lavoro e del territorio: "Management e sindacati temono tagli occupazionali in nome dell’efficientamento. C’è il forte timore che la perdita del controllo nazionale vada a discapito del ruolo della banca come finanziatore del tessuto industriale tedesco".
Nonostante le reazioni dei vertici tedeschi, l'interesse di Unicredit non sarebbe distruttivo. Commerzbank è una banca radicata: "Non credo che l'interesse di Unicredit sia di snaturare gli asset dell'istituto o il suo rapporto con il territorio". Al contrario, in un’ottica di competizione internazionale, "il consolidamento bancario europeo è l'unico modo per competere con i colossi americani, di più grandi dimensioni". Il vero ostacolo, però, resta la frammentazione politica: "Questa visione si scontra con la resistenza politica: gli Stati europei tendono ancora a difendere le proprie banche sistemiche, rallentando i processi di fusione. La politica nazionale dei singoli stati rappresenta, di fatto, l'ultimo grande ostacolo all'integrazione finanziaria europea".
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