Dallo stipendio da 600 euro ai no dei top club: ora la punta di origine curda si prende la rivincita
Non sono tanti i giocatori che fanno dire al proprio ct "è stata una mia stupidaggine, mi scuso". Il perdono, su consiglio della moglie, è stato chiesto a Deniz Undav, lo scorso marzo, dopo che Julian Nagelsmann lo aveva pubblicamente criticato alla fine di un’amichevole con il Ghana, scambiando una sua qualità per un difetto: "Non mi è piaciuto, avrà toccato un pallone, prima di segnare". Era il gol decisivo (2-1) di una riserva, all’88’, quasi come l’altro giorno a Toronto, quando al 94’ ha timbrato la sua doppietta. Undav capocannoniere del Mondiale, a tre come Messi e David fino a ieri sera. Ma con anche due assist, nella prima partita con Curaçao sempre da subentrato, quindi davanti. "Lui è un decider" ha detto Nagelsmann in tedesco-americano. La Germania è ai sedicesimi in anticipo e sicuramente al primo posto, Undav ha salvato la pelle dell’allenatore, che non meritava di battere la Costa d’Avorio. È diventato l’eroe della nazione non solo perché abbonda in kebab, facendolo mangiare anche ai compagni, o perché deve essere difeso dalle accuse razzistiche di alcuni fanatici turchi, visto che è di origine curdo-yazida (il nonno si rifugiò in Germania dopo il colpo di Stato del 1980) e siriana (da parte di madre). Deniz è rimasto alla larga dalla nazionale di Istanbul per "non essere insultato dopo ogni partita", ma in Germania è visto come l’uomo comune che ce l’ha fatta, tardi, e non si toglie mai i vestiti della normalità: "Il segreto dei miei gol? Non lo so. Sto lì, arriva la palla e tiro". Semplice, no?
la crescita
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Ma Deniz, che compirà 30 anni il giorno della finale, è anche la dimostrazione che si può arrivare a livello mondiale senza essere stato creato dai famosi centri di formazione tedeschi, nei quali modernità ed educazione sportiva iper-scientifica nella crescita dei talenti sono comportamenti ammirati ovunque, molto anche in Italia. Undav è noto per essere stato scartato dall’accademia del Werder a 15 anni perché era "piccolo e grasso", per aver girovagato per i club dilettanti fin oltre i 20 anni, fino quasi a 24 era al Meppen in terza serie, prima di trovare la via attraverso la B belga (Union Saint-Gilloise) e la Premier (riserva nel Brighton). Ma nei campi minori, come si chiamavano una volta, era stato adocchiato da Sebastian Hoeness, che allenava la seconda squadra del Bayern, e lui l’ha voluto a Stoccarda dove ha vinto (una coppa nazionale), assaggiato la Champions, conquistato la nazionale. Però l’atteggiamento non è cambiato, ricordando sempre quando lavorava in fabbrica dopo il diploma di "operatore di macchina", guadagnava 600 euro al mese "mangiando toast e insalata perché non avevo soldi". Adesso ha un contratto di 5,5 milioni annui.
il tredici
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Il più famoso "piccolo e grasso" del calcio tedesco era Gerd Müller, diventò il "Bomber della nazione". Aveva il numero 13 in nazionale e più avanti nella storia se lo era preso per onorarlo l’altro Müller, Thomas. Entrambi sono diventati campioni del mondo e quando Thomas dopo l’Euro 24 si è ritirato, il numero pesante è stato dato a Undav, che proprio non ne ha patito la responsabilità, due gol subito alla Bosnia, senza però farne diventare il suo marchio, perché come Müller "non ce ne sono", quindi qui ha il 26. Un dato per far capire il suo peso, non quello fisico che con il professionismo è diminuito di sette chili: 11 presenze in nazionale, a 29 anni, 9 gol. "Che bello, anche a Toronto hanno cantato il mio nome, non solo a Stoccarda".


