Una nave piena di speranze, uno stadio lager, un sogno che si fa incubo: 1991, l'estate più calda di Bari

1 ora fa 4
 DAL KOSOVO PREMIO A TURI, FOTOGRAFO DELL' ESODO.    "Grande esodo della popolazione albanese" e' il titolo dell' immagine scattata dal fotografo pugliese Luca Turi l' 8 agosto 1991, che ritrae lo storico sbarco a Bari di circa 20.000 profughi dalla motonave albanese "Vlora".  Alla foto, un' immagine drammatica diventata uno dei simboli della tragedia dell' immigrazione clandestina in Italia, e' andato il premio della seconda mostra fotografica internazionale di Pristina, in Kosovo. Il riconoscimento e' stato conseganto a Turi dal primo ministro kosovaro Bayram Rexheri. La rassegna di Pristina rimarra' aperta fino al 30 settembre con le immagini di circa 60 fotoreporter di diversi paesi.     LUCA TURI / ANSA / PAL

racconto

Contenuto premium

L'8 agosto di 35 anni fa migliaia di profughi partiti da Durazzo approdarono nel capoluogo a bordo della Vlora. Nel frattempo arrivava David Platt dall'Aston Villa, per una squadra che sognava l'Europa. Politica, calcio, caldo ed emergenza sociale finirono per diventare una spirale...

Massimiliano Ancona

Giornalista

8 agosto - 13:18 - MILANO

L'esodo del popolo albanese. Le speranze di una squadra e di una tifoseria. Due stadi, il Della Vittoria e il San Nicola. Una città, Bari: scena di una storia che coinvolge politica e calcio. Pur tenendole a distanza. Una storia di 35 anni fa. Una storia che si ripete, visti i recenti accadimenti nell'exclave spagnola di Ceuta. Ma che nell'agosto del 1991 non è prevista. Non in quelle dimensioni. O forse sì. Almeno da coloro i quali, pochissimi, osservano gli eventi verificatisi a Est dopo la caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989). Eventi che stanno cambiano l'Europa. In fretta. Forse troppo in fretta. Mettendo fine a oltre quarant'anni in cui il Vecchio continente è rimasto cristallizzato o quasi. Stretto e costretto tra due superpotenze che si guardavano in cagnesco sotto la minaccia atomica. Il cambiamento non ha risparmiato il calcio: "nuove" squadre raggiungono traguardi oggi impensabili. Il 29 maggio 1991 si è disputata la finale della penultima Coppa dei Campioni - due anni più tardi muterà il nome in Champions League - l'ultima con la formula dell'eliminazione diretta sin dal primo turno. Si è giocata nel nuovissimo stadio San Nicola, inaugurato poco meno di un anno prima per ospitare cinque partite del Mondiale italiano, compresa la finale per il terzo posto vinta (2-1) dagli azzurri di Azeglio Vicini sull'Inghilterra di David Platt. Di fronte, 35 anni fa, nell'"astronave" ideata da Renzo Piano, l'Olympique Marsiglia del miliardario socialista francese Bernard Tapie e i vincitori (ai rigori) della Crvena Zvezda Beograd, la Stella Rossa di Belgrado: la Juventus di una Jugoslavia già in fase di disgregazione politica (la Slovenia da qualche settimana è indipendente), che a giorni sfocerà in scontro armato. La finale tra francesi e slavi è stata una finale inedita in una sede inedita. A proposito di cambiamenti... 

Abbonati, puoi disdire quando vuoi.

Leggi l’intero articolo