Un caso clinico appena descritto su una rivista scientifica è un invito, per chi si occupa di terapia genica, a mantenere attivo il monitoraggio dei pazienti sottoposti a questo tipo di cure per anni, dopo la prima infusione. Per la prima volta, infatti, è stato segnalato un caso di cancro associato a un virus comunemente usato per la terapia genica in vivo, cioè una terapia che prevede di fornire, direttamente nell'organismo del paziente, un gene terapeutico, in sostituzione di quello difettoso.
Studi di questo tipo vanno interpretati con attenzione. La terapia genica è - per usare un'espressione di AIRC - "una delle frontiere più promettenti della medicina moderna", perché permette di correggere i difetti genetici alla base di malattie genetiche rare e incurabili.
L'episodio, presentato al congresso annuale dell'American Society of Gene & Cell Therapy, è dunque da leggere come un invito a una forma di tutela in più dei pazienti che vi si sottopongono, che andranno monitorati per molti anni dopo il trattamento. Come dire, i rischi sono presenti ma - spiegano gli autori - restano rari.
Dalla cura della sindrome di Hurler a un imprevisto rimosso con successo
Il bambino aveva ricevuto la terapia genica sperimentale per curare la sindrome di Hurler, una malattia genetica rara che interessa i lisosomi, organelli cellulari. Questa patologia comporta la mancanza di un enzima, l'alfa-L-iduronidasi, che degrada un tipo di zuccheri, che finiscono quindi per accumularsi nelle cellule di tutto il corpo a danno di molti organi (cuore, cervello, scheletro).
La terapia genica, effettuata quando il bambino aveva 13 mesi, comportò l'infusione, nella parte posteriore del cranio, di miliardi di copie di vettori virali adeno-associati (AAV), virus innocui usati per trasportare, nelle cellule del paziente, una copia del gene che codifica per l'enzima mancante.
La terapia ha funzionato e il bambino ha avuto uno sviluppo cognitivo regolare. All'età di 5 anni però una TAC ha evidenziato la presenza di un tumore cerebrale, che è poi stato totalmente rimosso. L'azienda che stava conducendo la sperimentazione, la Regenexbio, ha comunicato il fatto alla FDA, l'ente che vigila sulla sicurezza dei farmaci negli Stati Uniti, a gennaio e il trial è stato sospeso. Il bambino ora sta bene e ha uno sviluppo cognitivo normale per la sua età.
Perché il virus "trasportatore" ha agito in modo insolito: i fattori chiave
Gli scienziati che hanno effettuato analisi di laboratorio sul tumore rimosso hanno ora pubblicato le loro conclusioni sul New England Journal of Medicine: a causare il tumore sarebbe stato proprio il vettore virale, che si è inserito nel DNA in posizione errata e che avrebbe attivato un gene oncogeno, noto cioè per favorire lo sviluppo di tumori se mutato.
Di solito i virus adeno-associati impiegati per la terapia genica in vivo, quella effettuata direttamente nel corpo dei pazienti, non si integrano nel genoma delle cellule dell'ospite e non pregiudicano l'integrità dei cromosomi. Sono, per questo, considerati più sicuri, perché il rischio di attivare geni oncogeni è estremamente basso.
Nel caso descritto, qualcosa con il virus navetta è andato storto, per un insieme di fattori. Il vettore virale specifico aveva affinità con le cellule che rivestono i ventricoli cerebrali (le 4 cavità comunicanti nel cervello che producono il liquor, il liquido che lo irrora), e lì infatti si è sviluppato il tumore. Il sistema immunitario del paziente era indebolito da un precedente trapianto di midollo e non è riuscito a rimuovere le cellule "impazzite" sul nascere. Essendo il bambino molto giovane, le cellule colpite si stavano ancora dividendo a ritmi serrati.
Protocolli più severi e monitoraggio: così la terapia genica diventa ancora più sicura
Il rischio di cancro come effetto collaterale della terapia genica è noto ai pazienti e ai loro familiari. La sindrome di Hurler avrebbe condotto a danni cognitivi ugualmente, se non curata. Tuttavia, il caso clinico servirà da monito a chi segue i pazienti sottoposti a terapia genica, anche già approvata e non solo in forma sperimentale: è importante seguire clinicamente queste persone per molti anni, indagando sull'eventuale insorgenza di vari tipi di tumori. Anche tumori solidi, e non solo i tumori del sangue come le leucemie, quelli che storicamente erano stati più spesso indicati come possibile rischio della terapia genica.




