Un dolorino e via da Coverciano? Non più: nell'Italia di Rino gli infortunati stanno in gruppo e tifano

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Vicario che si è operato di ernia, Gabbia, Di Lorenzo e Zaccagni non possono essere in campo ma hanno chiesto di essere insieme agli altri

Roberto Maida

Giornalista

27 marzo - 19:23 - FIRENZE

Il concetto di unità è molto vago e si declina in tanti modi, quasi tutti soggettivi. Sull’idea di gruppo scelta dall’Italia invece si avverte qualcosa di vero, sincero, incontestabile, al di là delle parole del ct Gattuso che sin dal primo giorno di ritiro a Coverciano ha elogiato il comportamento dei giocatori infortunati (Scamacca) o acciaccati (Bastoni, Mancini, Politano, Calafiori) che hanno preferito partecipare all’avventura premondiale anche senza avere la certezza di poter aiutare la Nazionale sul campo. Fatti, non chiacchiere.

insieme

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Chiesa no, non ce l’ha fatta. Ma questa è una storia che non c’entra molto con i muscoli o le articolazioni. In altre condizioni sarebbe rimasto anche lui a Firenze, dove peraltro è nato calcisticamente. Perché alla maglia azzurra tiene tantissimo. Così come ci tengono i 10 milioni di italiani che dalla tv hanno applaudito con fiducia e speranza la vittoria sull’Irlanda del Nord a Bergamo. A Zenica martedì sarà molto più difficile, ma sapere che il commissario tecnico può contare sull’attenzione di coloro che non possono essere protagonisti della finale è un ottimo rinforzo psicologico: alla comitiva azzurra si sono aggiunti o si stanno aggiungendo anche Vicario, che pochi giorni fa si è operato di ernia e non ha potuto sedere in panchina come secondo portiere, più Di Lorenzo, Gabbia e Zaccagni, che hanno chiesto e ottenuto di essere coinvolti nelle ore che accompagneranno la squadra in Bosnia.

l'esempio

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Un tempo, neppure molto lontano, bastava un dolorino a convincere i giocatori a disertare Coverciano, a volte senza neppure scomodarsi per la visita dello staff medico federale. Adesso invece l’esempio di totem come Gattuso, Buffon e Bonucci è diventato fondamentale per trasmettere il sentiment contrario: i club sono importanti, devono essere rispettati soprattutto nei momenti decisivi di una stagione, ma la Nazionale vale molto di più quando in ballo c’è un risultato irrinunciabile. Un esempio? Mancini, che anche con la Roma ha giocato spesso con una lesione muscolare, non si sarebbe mai tirato indietro dalla partita con l’Irlanda del Nord per i capricci di un polpaccio, a costo di tornare un po’ ammaccato a disposizione di Gasperini. Il primo Mondiale è una svolta obbligata per la carriera di tutti.

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