Riconoscere la lesione in fase iniziale è estremamente difficile. Solo in circa un caso su cinque si ottiene questo risultato.
3 febbraio 2026

Arrivare presto. E' questa la regola aurea quando si debbono affrontare le patologie oncologiche. Una diagnosi precoce permette di ottimizzare i trattamenti, favorire la guarigione, migliorare comunque la prognosi a distanza. Il problema è che per alcune forme di tumore giungere presto a riconoscerle è davvero difficile. I segni e i sintomi che presentano in fase iniziale sono spesso troppo sfumati e complessi da interpretare, e soprattutto non ci sono test di screening che consentano di andare a ricerca l'eventuale malattia nei soggetti a rischio. E' su questo fronte che arriva ora una buona notizia. Un “poker” di test sul sangue potrebbe offrire infatti l'opportunità di identificare precocemente l'adenocarcinoma duttale del pancreas, la forma di gran lunga più diffusa di questa patologia. A dirlo è una ricerca sostenuta dai National Institutes of Health (NIH) degli USA, che ha coinvolto scienziati della University of Pennsylvania Perelman School of Medicine di Philadelphia e della Mayo Clinic di Rochester, pubblicata su Clinical Cancer Research (primo nome Brianna M. Krusen). Il test “combinato”, anticipando la diagnosi, potrebbe diventare un'opportunità fondamentale per influire sui tassi di sopravvivevenza, pur se è ovviamente ancora troppo presto per parlare di possibili screening mirati, anche per soggetti a rischio.
Come nasce il quadri-test
L'analisi dei ricercatori d'oltre Oceano è stata concepita per studiare specifici biomarcatori nel sangue di soggetti con tumore pancreatico, confrontandoli con una popolazione di controllo senza il tumore. Inizialmente sono stati individuati due biomarcatori ematici precedentemente esplorati per questo utilizzo, l'antigene carcinoembrionario19-9 (CA19-9), utilizzato per monitorare la risposta al trattamento nei malati con tumore al pancreas (purtroppo però non si tratta di un test specifico preciso, visto che i valori possono innalzarsi anche in presenza di altre patologie del pancreas e delle vie biliari), e la trombospondina 2 (THBS2), una glicoproteina impiegata come marcatore diagnostico per questa forma tumorale ma non solo, visto che rappresenta anche un potenziale indicatore di fibrosi epatica. Ed è a questo punto che nasce il quadri-test. Studiando campioni ematici, si sono individuati due nuovi potenziali biomarcatori. Si tratta di proteine che presentano valori elevati nei soggetti con tumore pancreatico in fase iniziale, in confronto a volontari sani. I loro nomi? Aminopeptidasi N o ANPEP (esercita diverse funzioni nell'organismo e sul fronte oncologico può risultare in diverse forme tumorali, con azione sulla migrazione cellulare e quindi la diffusione delle cellule neoplastiche oltre che sulla formazione di nuovi casi sanguigni, ovvero l'angiogenesi) e un'altra proteina, definita con la sigla PIGr che sta per recettore delle immunoglobuline polimeriche.
Il valore dei quattro marcatori
L'indagine degli studiosi americani, coordinata da Kenneth Zaret, mostra come combinando assieme in un unico pannello questi quattro valori si è riusciti a riconoscere il tumore del pancreas rispetto agli organi sani in oltre nove casi su dieci (91,9% dei casi per tutti gli stadi combinati), con il 5% di falsi positivi nei soggetti che non avevano la malattia. Non solo. Nel riconoscimento del tumore in fase iniziale, l'esame combinato ha identificato la patologia nell'87,5% dei casi. Insomma: c'è la speranza di arrivare prima con una diagnosi corretta, considerando anche che con il “quadritest” si sono distinti correttamente i pazienti oncologici sia dagli individui sani che da quelli con patologie pancreatiche non cancerose, come la pancreatite. Il commento di Zaret, nella nota degli NIH, è chiaro: non siamo ancora arrivati alla soluzione, ma si è fatto un passo avanti. “I risultati del nostro studio retrospettivo giustificano ulteriori test su popolazioni più ampie, in particolare su persone prima che mostrino sintomi – è il parere dell'esperto. Tali studi ‘prediagnostici' aiuterebbero a stabilire se il test potrebbe essere utilizzato come strumento di screening per le persone ad alto rischio di sviluppare la malattia in base alla storia familiare, ai risultati dello screening genetico o alla storia personale di cisti pancreatiche o pancreatite”.
La sfida del tumore al pancreas
Pur se in Italia aumentano le persone vive dopo la diagnosi di tumore del pancreas, questa patologia rimane una delle più complesse da affrontare. Ed anche se la ricerca va avanti, non si registra ancora una diminuzione dei casi, pari a 13.585 (6.873 sono uomini e 6.712 donne) nel nostro Paese nel 2024. Soprattutto, solo in circa il 20% dei pazienti la patologia viene individuata quando è ancora localizzata ed è possibile procedere con l'asportazione chirurgica, con maggiori possibilità di sopravvivenza. L'adenocarcinoma duttale del pancreas è la forma più comune e aggressiva della patologia. Colpisce soprattutto (ma non solo) persone anziane e tende purtroppo a recidivare localmente e a dare localizzazioni a distanza.




