Il greco in crisi: fuori dalla top 50 e a Montreal cade subito con Fonseca: "Quando guardo il padre di Shelton penso all'esempio perfetto di come un genitore dovrebbe comportarsi con un figlio che gioca a questo livello"
C’è stato un tempo, neanche così lontano, in cui Stefanos Tsitsipas era considerato l’erede dei grandi del tennis. Ma gli anni passano, le promesse diventano cenere, e il greco è ormai fuori dalla top 50 e per la prima volta dal 2018 è stato costretto a giocare le qualificazioni di un Masters 1000, quello di Montreal. Dove è stato eliminato al secondo turno per mano di Joao Fonseca, accendendo anche delle polemiche nei confronti del giudice di sedia per i cattivi rimbalzi del terreno di gioco (“questo è come un campo pubblico, e siamo in un Masters 1000. Che stiamo facendo? Il campo è irregolare”), ma dopo un mese di luglio tutt’altro che da buttare. Si vedono netti miglioramenti da parte del greco nell’ultimo periodo, in pratica da quando a fine giugno ha interrotto definitivamente, sembra, il rapporto con il padre-coach Apostolos: “Il capitolo con Thomas Perrin (attuale coach, ndr) avrebbe dovuto iniziare molto tempo fa”.
Cambiamento
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A parziale discolpa di Tsitsipas va anche detto che queste scelte non sono mai facili da prendere. Ma ad un certo punto, visto anche che il padre di Stefanos aveva una conoscenza quasi nulla del tennis professionistico prima che il figlio scalasse le classifiche, diventano necessarie. L’ex n.3 Atp era vicino ad uscire dalla top 100, e ci voleva un’aria nuova. Anzi, forse si è anche mosso troppo tardi. “Credo di essere stato molto paziente”, ha spiegato, “nonché accomodante nel modo in cui gestivo certe cose, ed ho finito per cambiare troppo tardi. Ma la vita funziona così, e certe cose arrivano in un determinato momento, ho un approccio molto buddista da questo punto di vista”. Alla fine, quasi portato dagli eventi ma non esattamente a malincuore, Tsitsipas ha deciso di dire addio al padre e affidarsi ad una nuova persona che gli stesse vicino e lo aiutasse a ritrovare il proprio miglior tennis. A Gstaad ha vinto il primo titolo da Dubai 2025, anche grazie alla guida di Thomas Perrin, francese che si è spesso distinto per l’abilità nell’allenare i junior. Al momento si sta però facendo notare, creandosi un’ottima fama, anche tra i professionisti. Stefanos ha speso parole al miele per lui (“voglio lavorare con un coach con cui sia felice”), mentre ha rincarato la dose su papà Apostolos. Mettendo in risalto le differenze del loro rapporto rispetto a quelli di Shelton o di Zverev con i padri.
Rapporto
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Ad altissimi livelli, gli altri due giocatori ad avere un papà coach sono infatti Ben Shelton e Alexander Zverev, nelle figure di Bryan Shelton e Alexander Zverev Sr. Entrambi hanno però un passato di livello nel tennis, con l’americano che è stato anche top 50, e sembrano fare bene ai figli. Una situazione che Tsitsipas quasi guarda con un pizzico di gelosia: “Il rapporto con un padre-coach può essere abbastanza pesante, ma in alcuni casi funziona, mi vengono in mente Zverev e Shelton. Quando osservo il padre di Ben, penso che sia l’esempio perfetto di come un padre dovrebbe comportarsi nei confronti del figlio che gioca a tennis al massimo livello”. Una persona pacata, che sa bene quando e come incitare, ben consapevole dei tasti da toccare per migliorare le cose. Una qualità che raramente si è vista in Apostolos Tsitsipas, spesso arrivato ai ferri corti con il figlio specie con il passare degli anni e l’aumento della fama del campione delle Atp Finals 2019. Forse il picco della carriera di Stefanos, crollata troppo presto. Anche perché prigioniero delle proprie frustrazioni e di problemi interni. Spesso anche oltre il tennis: “Ho sempre sperato che le cose andassero così (come per Shelton, ndr) anche per il sottoscritto, ma non siamo tutti uguali. Sono un grande estimatore di lui e di come gestisce il suo rapporto con il padre. Lo considero un ottimo esempio.” Nonostante sia più giovane, è grande l’ammirazione di Tsitsipas per il tennista americano, capace di giocare con la massima tranquillità e di riuscire a cavare solo il meglio dal proprio genitore. Una leggerezza che l’attuale n.53 al mondo raramente ha vissuto, pagando conseguenze amare. Tagliare il cordone ombelicale, anche se in ritardo, potrebbe essere l’ultima mossa, ma forse vincente, per agganciarsi di nuovo al treno dell’élite del tennis. Posto dove Tsitsipas ha più volte meritato di essere ospitato.



