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Stravolta la distribuzione dei posti, ma non cambiano i rapporti di forza: sette delle 16 squadre più forti le porta l'Europa. Per qualificarsi servono spareggi intercontinentali
E alla fine siamo al punto di partenza o quasi. Un Quarantotto con immediata Restaurazione. Sette europee, quattro sudamericane e due africane agli ottavi. Hanno cambiato, stravolto, le proporzioni d’ingresso al Mondiale gigante, premiando tutti i continenti tranne l’Europa, ma i rapporti di forza sono rimasti gli stessi e sarà meglio parlarne presto, prima che la Fifa ufficializzi i numeri del 2030. Lo scandalo sarebbe confermare i nove posti all’Asia, scomparsa dallo scenario senza tracce. Doveva contendere la supremazia di Europa e Sudamerica tra investimenti miliardari, tecnici stranieri, fasi finali ospitate con frequenza quasi sospetta (Corea-Giappone, Qatar, l’onnipresente Arabia Saudita nel 2034) e una cultura che sa migliorare i modelli originali. Invece non esiste: la Sud Corea ha fatto una figuraccia, il Giappone sfortunato a incrociare il Brasile, il resto zero, compresa l’Australia che è in Asia solo per politica sportiva ma non sa andare oltre una squadra di muscolari e un calcio difendi e scappa. I soldi non fanno gol, pensando al Qatar che ha sprecato l’eredità di un Mondiale finto e all’Arabia meno forte di quando non c’era un campionato con big strappati all’Europa del Fairplay.


