L’ex attaccante danese, oggi nel Technical Study Group della Fifa, analizza i trend tattici del Mondiale. E poi parla anche del suo vecchio club
La vita di Jon Dahl Tomasson si gioca sulla capacità di far diventare un centimetro lungo 105 metri. JDT ha segnato il gol più famoso della sua vita da un centimetro: il tocco sul pallonetto di Pippo Inzaghi in Milan-Ajax 3-2, Champions League 2003. Ora che è un allenatore, deve guardare tutto il campo e ragionare di tattica su 105 metri. Fino a ottobre, lo ha fatto per la nazionale svedese… e non è andata bene. In attesa di una nuova proposta, Tomasson gioca per la Fifa: fa parte del Technical Study Group, il gruppo di allenatori che analizza tatticamente le partite e prova a spiegare al mondo che cosa sta succedendo al Mondiale.
Dovessimo scegliere, qual è il grande trend tattico?
"L’uso del blocco basso da parte delle squadre piccole. Quindi, dall’altro punto di vista, l’attacco alle difese schierate".
Come si gioca contro una squadra così chiusa?
"Devi giocare rapido e hai bisogno di giocatori in grado di trovare passaggi verticali. Nell’ultimo terzo di campo ormai si entra dalle fasce, con una corsa premiata da un passaggio, con un dribbling o una combinazione nello stretto. Se invece giochi la palla in orizzontale, come a pallamano, non vai da nessuna parte e le partite diventano noiose".
Altre qualità mostrate dalle squadre più forti?
"È ancora presto, ma le squadre dominanti sicuramente voglio recuperare palla subito, aggredendo dopo una palla persa. E le europee stanno facendo bene sui calci piazzati".
Quali sono le favorite?
"Francia, Spagna, Argentina, Inghilterra. Anche il Brasile è una delle favorite. Per me la sorpresa può essere l’Olanda".
Il numero 10 vecchio stile non c'è più. Chi gioca tra le linee ha altre caratteristiche
John Dahl TomassonMembro del technical Study Group della Fifa
Singole particolarità di singole nazionali?
"Gli Stati Uniti mi hanno colpito per come vanno in verticale: usano molto la rapidità e sono divertenti da vedere. E la Germania, quando attacca, è molto corta, compatta. Lascia tre uomini dietro per non correre rischi, ma la difesa è molto alta. Poi tutte le nazionali attaccano nei mezzi spazi, quella zona compresa tra il centro e le fasce: da lì si cerca il filtrante o la palla scucchiaiata verso la punta".
Il vecchio numero 10 ha fatto una brutta fine?
"Beh, è chiaro che il numero 10 vecchio stile non c’è più. Ora chi gioca tra le linee deve avere piedi buoni e capacità di correre alle spalle della linea avversaria. Fa cose che i vecchi 10 non facevano. In compenso, esistono 10 particolari: il vero numero 10 dell’Inghilterra è Harry Kane… e anche ad Havertz piace molto giocare con la squadra".
Parliamo di Milan?
"Certo, anche se è triste non vederlo in Champions. Ripenso ai miei tempi, con Maldini, Nesta, Stam, Cafu, il 'professore' Costacurta, Pirlo, Gattuso, Ambro, Seedorf, Kakà, Rui Costa, Rivaldo, Sheva, Crespo, Inzaghi… Avevamo anche carattere, lottavamo. Eravamo i migliori al mondo e non è più così".
La prima cosa che viene in mente pensando al vecchio Milan?
"La mentalità da miglior club al mondo. L’idea di essere i migliori al mondo. Una famiglia".
Il miglior attaccante del Milan di sempre è Van Basten
John Dahl TomassonMembro del technical Study Group della Fifa
Quando è stata l’ultima volta a San Siro?
"Un anno e mezzo fa, contro il Feyenoord. Quell’espulsione di Theo Hernandez ha deciso tutto…".
E ora, quali sono i problemi?
"Non lo so con precisione, seguendo tutto da lontano, ma di sicuro il Milan deve tornare al posto a cui appartiene. Amorim ha fatto molto bene in Portogallo ma c’è un problema: nel calcio, nessuno ha pazienza".
Domanda secca: chi è stato il miglior attaccante di sempre del Milan?
"Marco van Basten, nessun dubbio. Poi Ibrahimovic e George Weah".



