Tamberi: "Sì, sono tornato. La prossima Olimpiade? Ho capito che posso essere competitivo"

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Gimbo a Katowice ha vinto con 2.31 al terzo tentativo conquistando la finale di Diamond League

Andrea Buongiovanni

Giornalista

23 agosto - 12:10 - MILANO

Cose da pazzi, cose da Tamberi. Gimbo, otto giorni dopo il quarto oro europeo, vince con 2.31 la gara di alto della tappa polacca di Diamond League a Katowice. Conquistando, nel contempo, la finale a sei del circuito, a Bruxelles il 4 settembre. Per non smentirsi, ottiene entrambi gli obiettivi quando si ritrova con le spalle al muro, sull’orlo del precipizio. Prima di ieri, nella classifica di specialità, con i tre miseri punti di Montecarlo, era al 14° posto. Ora è sesto e ultimo degli ammessi, con lo stesso bottino del settimo, lo statunitense JuVaughn Harrison, ma davanti per una miglior misura negli appuntamenti 2026 (2.31 a 2.26). 

Gianmarco, è definitivamente tornato? 

“Non raccontavo frottole quando dicevo di star bene, di essere in condizione. Si trattava di risolvere una questione tecnica, di ritrovare certi automatismi”. 

A cosa si riferisce? 

“A piccoli accorgimenti apportati allo stacco, legati alla velocità della rincorsa”. 

Lo sta ben dimostrando... 

“Dopo Birmingham volevo una conferma. È arrivata, ma valgo di più. Per quello, a successo acquisito, ho fatto mettere l’asticella ai 2.35 della miglior prestazione mondiale stagionale”. 

Dopo Birmingham volevo una conferma. È arrivata, ma valgo di più

Cosa le è mancato? 

“I primi due tentativi non sono stati affatto male, prima del terzo ha cominciato a piovere. Traguardo rimandato, magari proprio in Belgio. Voglio arrivare sempre più in alto”. 

Quindi addirittura meglio in Polonia che in Inghilterra? 

“Qui abbiamo gareggiato nel prologo del meeting, in piazza, su una pedana che ha facilitato il compito. Là l’attivazione nervosa era chiaramente superiore”. 

Ha mai temuto di non riuscire a tornare a questi livelli? 

“Non nell’ultimo paio di mesi. Gli esiti di certi allenamenti parlano chiaro. E le immagini del mio Halfness, serie nella quale mostro quel che faccio, lo hanno ben documentato”. 

Non si trattava anche di un blocco psicologico? 

“L’atletica, come molti sport, è soprattutto una questione tecnica. Se subentrano aspetti di tipo mentale, spesso è perché non si è individuato il vero problema”. 

In sette a 2.26, solo lei e il giamaicano Romaine Beckford a 2.29 facendo ricorso al secondo e al terzo tentativo: non ha risentito delle fatiche inglesi? 

“Un po’, anche se in settimana, dopo due giorni di riposo, avevo fatto lavori leggeri. Ma in riscaldamento ho capito che si poteva arrivare in alto e...”. 

Sarò ai Giochi del Mediterraneo. Mi hanno scritto in tanti mi aspettano, non li deluderò

Beckford, a 2.31, commette tre errori e lei, che si gioca più della gara, supera la quota alla terza prova: dove trova certe risorse? 

“Dubito di tante cose, non del mio carattere. È il mio punto forte. Non mi arrendo mai”. 

Dal 2022, da quando il meeting polacco è in Diamond League, ha partecipato quattro volte su quattro: cos’ha di speciale? 

“Gli organizzatori curano i dettagli come pochi altri. La gente conosce l'atletica e si percepisce. E, a parte l’anno scorso, ho sempre fatto bene”. 

Per la prima volta, però, non ha saltato allo Slaski Stadium di Chorzow, sede tradizionale. 

“Ed è stato bellissimo. Il pubblico, in piazza, è ancora più vicino e l’ambiente caldo nonostante la giornata da non più di 20 gradi. In tali contesti mi gaso a mille”. 

Perché? 

“Perché ho bisogno di interagire con chi mi segue. Se il pubblico si diverte, io mi diverto. A patto di star bene: diversamente non salto nemmeno con l’ausilio di un trampolino”. 

Sapeva che per venir promosso in finale e avere ancora la possibilità di partecipare all’Ultimate Championship di Budapest, doveva vincere? 

“Sì, anche se poi purtroppo va tenuto conto dell’infortunio subito agli Europei da Matteo Sioli che, pur leader di classifica, immagino non potrà esserci. E del fatto che c’era voce di una possibile wild card pronta per me”. 

Conferma che tre giorni prima, martedì 1° settembre, sarà ai Giochi del Mediterraneo? 

“Manterrò la parola, in tanti mi hanno scritto: mi aspettano a Taranto. Non posso tradirli. Certo la data non è più ideale. Vedrò come affrontare la gara. Ma con la maglia azzurra addosso...”. 

Con la piccola Camilla a casa, come si preparerà ai prossimi impegni? 

“Poche ore dopo la gara ero già di ritorno in Italia con il mio team composto da coach Giulio Ciotti, dal fisioterapista Tiago Gamelas e dal videomaker Francesco Scaramucci. Resterò ad Ancona, allenandomi a bassa intensità, giusto per ricaricare le pile”. 

L’Olimpiade di Los Angeles 2028 è sempre più nel mirino? 

“Durante i primi mesi dell’anno mi sono chiesto se davvero il mio fisico avrebbe retto ancora così a lungo. In queste settimane ho capito che non solo è possibile, ma anche che potrò ancora essere molto competitivo”. 

Prevenzione a parte, quale sarà la cosa più importante da fare? 

“Non perdere nulla di quel che ho costruito: so già che durante il percorso ci saranno tanti alti e bassi. Ma in fondo mancano meno di due anni”.

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