Sanzioni europee contro il ministro israeliano della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, che ha "superato la linea rossa" con "inaccettabili atti compiuti contro la Flotilla, prelevando gli attivisti in acque internazionali e sottoponendoli a vessazioni e umiliazioni, violando i più elementari diritti umani", come si vede nel video che ha fatto il giro del mondo e suscitato l'indignazione internazionale. Ad annunciare la mossa del governo, nelle ore in cui gli attivisti italiani della Flotilla stanno facendo rientro e raccontando gli abusi subiti, è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in serata in Svezia ne parlerà anche con il suo omologo tedesco Johann Wadephul.
Roma e Berlino finora sono state allineate sul no a sanzioni generalizzate a Israele da parte di Bruxelles. Ma con la richiesta ufficiale dell'Italia contro il ministro israeliano ora questi equilibri potrebbero cambiare. La questione potrebbe già essere affrontata a livello comunitario la prossima settimana alla ministeriale esteri in programma a Cipro (informale però, quindi un contesto in cui non possono essere prese decisioni). Si tratta della "soluzione più rapida e incisiva che si può fare", ha spiegato Tajani, sottolineando che nonostante la presa di distanza del ministro degli esteri Gideon Sa'ar, con cui il titolare della Farnesina fa sapere di avere parlato, e dello stesso Benjamin Netanyahu ancora non sono state "ufficialmente" delle scuse che "continuiamo a chiedere". Non è detto, ha precisato ancora Tajani, "che sia l'ultima proposta del governo italiano, dopo la convocazione alla Farnesina dell'ambasciatore di Israele, adesso abbiamo deciso di intervenire a Bruxelles". E sarà da vedere come reagiranno gli altri Paesi europei, visto che finora la stessa richiesta di agire contro Ben Gvir è stata avanzata dal solo primo ministro spagnolo. Pedro Sanchez, peraltro, sarà a Roma la prossima settimana per incontrare papa Leone XIV e si sta lavorando anche a un incontro con Giorgia Meloni, incrocio delle agende permettendo. Sanzioni al solo Ben Gvir non sarebbero impossibili da imporre se ci fosse "l'intesa", fanno intanto sapere fonti vicine all'altro rappresentante Ue Kaja Kallas. Ma la misura richiede in ogni caso l'unanimità dei 27.
La reazione del governo, che pure "va bene", non è però sufficiente per le opposizioni, che non hanno ancora formalizzato la richiesta al governo di riferire in Aula. La premier "è in ritardo", bisogna passare "dalle parole ai fatti", insiste la segretaria del Pd Elly Schlein. E "servono paesi che dicano chiaramente che i nazionalismi che stanno violando il diritto internazionale sono fuori legge", aggiunge il presidente dei senatori dem Francesco Boccia spiegando che per questo "noi vogliamo che l'Italia sospenda i rapporti con Israele finché Netanyahu è al governo". Ben Gvir, puntualizzano anche dal Movimento 5 Stelle, "non è un caso isolato", come dice il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi, o "un ultras impazzito", come ironizza la vicepresidente del Movimento Vittoria Baldino, ma "un ministro di Netanyahu", anch'esso, dunque, responsabile. Mentre Avs chiede anche all'esecutivo di rendere "pubblica" la lettera di sospensione del memorandum Italia-Israele.
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