Strisce blu: tolleranza e multa, come funziona nel 2026

1 settimana fa 3

Multe più severe ma tolleranza calcolata in percentuale: come cambia la sanzione sulle strisce blu con la riforma del Codice della strada nel 2026

Laerte Salvini

25 agosto - 11:50 - MILANO

Alle 18.04 si torna alla propria auto. Sul cruscotto è esposto un tagliando per la sosta sulle strisce blu, ma indica come orario di scadenza le 18. Sono passati soltanto quattro minuti. Ma cosa si rischia in un caso del genere? Basta un ritardo di pochi minuti per ricevere una multa? Il dato sulle sanzioni mostra quanto i controlli sulla sosta a pagamento siano diventati più frequenti. Tra gennaio e aprile 2026, gli ausiliari della sosta di Roma hanno elevato circa 135mila multe, contro le 89mila registrate nello stesso periodo del 2025: quasi 46mila sanzioni in più, con un aumento di oltre il 50% in un solo anno. L'incremento si inserisce nel piano del Campidoglio per ampliare progressivamente il numero degli stalli a pagamento, con l'obiettivo di arrivare a 100mila posti sulle strisce blu in città. Anche altri Comuni, da Torino a Piacenza, stanno modificando tariffe e modalità dei controlli alla luce delle nuove disposizioni sulla sosta introdotte dalla riforma del Codice della strada, entrata in vigore nel dicembre 2024.

Come funziona la tolleranza

—  

La riforma ha eliminato la precedente tolleranza fissa di 15 minuti, introducendo un sistema proporzionato alla durata della sosta effettivamente pagata. In altre parole, il margine concesso cambia in base al tempo acquistato. Se, per esempio, il tagliando è valido per due ore, la tolleranza senza sanzione è pari al 10% del tempo pagato, quindi 12 minuti. Entro questo limite non viene applicata alcuna multa. La situazione cambia quando il ritardo supera il 10%. Se si va oltre il 10% ma non si supera il 50% del tempo pagato, la sanzione prevista viene ridotta della metà, ma a questa si aggiunge comunque il pagamento della tariffa corrispondente all'intera giornata di sosta. Quando invece il ritardo supera il 50%, il conducente viene considerato, ai fini della sanzione, alla stregua di chi non ha pagato la sosta: si applica quindi la sanzione piena, oltre alla tariffa giornaliera. Nel caso di una sosta di due ore pagata 2 euro l'ora, quindi, un ritardo superiore a 60 minuti porta a un esborso equivalente a quello previsto per chi non ha pagato la sosta. A confermare la possibilità di applicare sia la sanzione sia il pagamento della tariffa non corrisposta sono intervenute anche alcune pronunce della Corte di Cassazione, tra cui le sentenze 3273/2026, 4187/2024 e 7839/2022. I due importi hanno infatti una funzione diversa: la sanzione serve a punire la violazione delle regole sulla sosta, mentre la tariffa serve a recuperare il costo dell'occupazione dello spazio pubblico.

Dove si applica

—  

Le strisce blu indicano gli spazi in cui la sosta è consentita pagando una tariffa stabilita dal Comune, attraverso parcometro, voucher, app o abbonamento. La disciplina è prevista dall'articolo 7 del Codice della strada, che stabilisce anche la presenza di aree di sosta gratuita nelle vicinanze. La tolleranza sul ritardo vale però solo per chi ha regolarmente pagato la sosta e supera l'orario indicato sul ticket. Non si applica, invece, a chi lascia l'auto sulle strisce blu senza pagare. Sono inoltre escluse le altre violazioni, come la sosta vietata, il mancato rispetto del disco orario e l'occupazione di spazi con vincoli specifici, tra cui quelli riservati alle persone con disabilità o al carico e scarico. Le regole possono comunque variare tra i diversi Comuni.

cosa dice la legge

—  

A livello normativo, tutto ruota attorno all'articolo 7 del Codice della strada (decreto legislativo 285/1992), riscritto dalla legge 25 novembre 2024, n. 177. La sanzione di base, fissata al comma 14, oscilla tra 42 e 173 euro; le tre soglie di tolleranza appena illustrate, comprese le maggiorazioni per i casi b e c, sono disciplinate dal comma 15, lettere a, b e c. Resta in piedi, grazie all'articolo 202 del Codice, lo sconto del 30% per chi paga entro cinque giorni dalla notifica. Un elemento da non trascurare per l'estate in corso: il decreto Milleproroghe (dl 200/2025, legge 26/2026, in vigore dal 1° marzo) ha bloccato per l'intero 2026 l'adeguamento biennale degli importi all'inflazione, normalmente previsto dall'articolo 195 del Codice ogni due anni. Le cifre indicate restano quindi valide fino al 31 dicembre, con il primo ritocco atteso dal 1° gennaio 2027.

Leggi l’intero articolo