Stop tremori Parkinson senza bisturi, 10 pazienti curati con ultrasuoni a Napoli

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Policlinico Vanvitelli prima struttura del Sud a usare la tecnologia

Parkinson - (Fotogramma) Parkinson - (Fotogramma)

25 maggio 2026 | 19.26

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"Il Parkinson limitava quasi del tutto la mia autonomia, dopo la terapia a ultrasuoni il tremore dal lato destro è sparito. Oggi riesco di nuovo a guidare l'auto, farmi la barba, scrivere a mani libere, usare le posate per mangiare. Un risultato che mi ha restituito il futuro che sembrava compromesso dalla malattia". E' la testimonianza di Mauro Sellitto, 72 anni, ingegnere di Caserta, tra i primi 10 pazienti - 8 campani e 2 da fuori regione - trattati al Policlinico universitario Vanvitelli di Napoli con il nuovo sistema di terapia a ultrasuoni guidata da risonanza magnetica. La tecnologia consente di eliminare i tremori invalidanti dovuti al Parkinson resistente ai farmaci e a tremore essenziale, senza bisturi o procedure invasive come la stimolazione cerebrale profonda che comporta l’impianto di elettrodi nel cervello.

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I risultati confermano "il binomio vincente tra ricerca e assistenza", riguardo i "primi 10 pazienti, 4 con Parkinson e 6 con tremore essenziale, malattia fino ad oggi priva di farmaci realmente efficaci. Sottoposti al nuovo trattamento da fine novembre scorso ad oggi, hanno recuperato l'autonomia funzionale perduta con effetto immediato e una riduzione del tremore dall'80 fino al 100%, tranne in un caso in cui la risposta terapeutica è stata del 40-50%, ma comunque clinicamente rilevante", spiega Alessandro Tessitore, docente di Neurologia e presidente della Società italiana di Parkinson (Limpe-DisMov) . "Questa nuova tecnologia migliora radicalmente la qualità di vita dei pazienti con risultati non solo immediati, ma anche stabili nel tempo. E' accessibile però solo a soggetti selezionati attraverso un rigoroso processo di screening", evidenzia.

Il policlinico partenopeo - si legge in una nota - è il primo ospedale nel Sud a dotarsi di questa tecnologia in una versione aggiornata che, mediante un 'caschetto' indossato dal paziente dentro uno scanner per risonanza magnetica, permette di colpire, con estrema precisione, aree cerebrali millimetriche responsabili dei disturbi del movimento. "Questo nuovo approccio terapeutico rappresenta un significativo miglioramento sia in termini di sicurezza e appropriatezza clinica sia in termini di qualità della vita dei pazienti", afferma il rettore dell'ateneo Vanvitelli Gianfranco Nicoletti. "Parallelamente - aggiunge - l'adozione di questa tecnologia apre nuove e importanti prospettive di ricerca traslazionale e clinica, favorendo lo sviluppo di programmi scientifici avanzati nell'ambito delle patologie neurologiche e neurodegenerative, nonché percorsi formativi altamente qualificanti per studenti, specializzandi e giovani ricercatori".

Ma come funziona il 'caschetto anti-tremore'? "E' un casco - descrive Tessitore - con oltre mille sorgenti ultrasoniche che il paziente indossa dentro uno scanner per risonanza magnetica. Gli ultrasuoni sono diretti verso una parte molto piccola del cervello coinvolta nei disturbi del movimento, che viene 'bombardata' con una precisione straordinaria, necrotizzando l'area responsabile del tremore che così scompare, con un effetto che non è solo immediato, ma duraturo nel tempo". L’azione è "controlaterale, ciò significa che il 'bombardamento' sull'emisfero cerebrale destro risolve il tremore a sinistra e viceversa", sottolinea Manlio Barbarisi, del team multidisciplinare coinvolto nella procedura. L'intervento "dura in media dalle 3 alle 4 ore e durante il trattamento il paziente è sveglio e vengono eseguiti controlli in tempo reale che permettono di evidenziare un beneficio motorio immediato", precisa Barbarisi.

"I dati di follow-up indicano che, sia nei pazienti con Parkinson che con tremore essenziale, il controllo dei sintomi rimane significativo anche dopo 5 anni, pur con la possibilità di una parziale ricomparsa in relazione alla naturale progressione della malattia. In questi casi è possibile ripetere la procedura dopo un'accurata valutazione clinica e radiologica", riferisce Mario Cirillo, associato di Neuroradiologia, Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche avanzate. "Recenti evoluzioni della tecnica e la selezione di bersagli terapeutici differenziati stanno dimostrando benefici motori significativi anche in pazienti con forme di Parkinson prive di tremore, caratterizzate invece da rigidità e rallentamento motorio prevalenti da un lato del corpo. Questo ampliamento dello spazio clinico rappresenta una concreta opzione terapeutica nei casi in cui la terapia farmacologica non è più sufficiente. Opportunità che, come confermano i nostri risultati, si sta progressivamente consolidando nella pratica clinica", rimarca Tessitore.

Grazie all'acquisizione di questa apparecchiatura, "resa possibile dall'impiego di fondi regionali e dal lavoro di tutte le componenti aziendali coinvolte in sinergia con gli uffici regionali competenti, la Campania è unica Regione del Mezzogiorno, e tra le poche a livello nazionale, in grado di offrire il trattamento efficace in tutti i pazienti selezionati", dichiara Mario Iervolino, direttore generale dell'Aou Vanvitelli.

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