Il papà del campione: "Ora Halle, l’erba non sarà un problema. Il momento chiave al Roland Garros? Le prime tre partite giocate"
Stefano Cobolli è padre e allenatore. Un doppio ruolo difficile da sostenere, ma in cui si trova sempre più a proprio agio. Lui e Flavio, finalista del Roland Garros, hanno sempre avuto un rapporto “friccicarello”, ma ora hanno trovato il giusto equilibrio e si vede. Una finale Slam e la Top 10 con vista Wimbledon, dove lo scorso anno stupì raggiungendo i quarti. Cobolli jr è già a Halle, primo impegno sui prati, papà Stefano lo raggiungerà a Londra.
Stefano, si è reso conto di queste due settimane fantastiche che hanno fatto sognare tutta l’Italia oppure sembra ancora tutto lontano?
"Le abbiamo vissute giorno per giorno. C’era sicuramente un po’ più di confusione, ma le partite vinte oggi si vivono con più consapevolezza e meno stupore, e questo alleggerisce. Prima magari arrivava tanto entusiasmo dopo un turno passato e questo poteva portare a un calo di concentrazione. Adesso questa cosa non c’è più e diventa più facile competere anche nei turni successivi".
Qual è stato il momento chiave del Roland Garros in cui ha pensato: "Stavolta ci divertiamo" ?
"Credo che le prime tre partite, vinte tutte in tre set, siano state decisive. Ha dimostrato una grandissima concentrazione e la capacità di competere sempre al massimo senza cedere. Questo gli ha permesso di arrivare agli ottavi fresco. Negli Slam è fondamentale. In passato era arrivato più volte al terzo turno dopo battaglie al quinto set e poi diventava difficile affrontare i match più tosti, nella seconda settimana".
Vittorio Magnelli, tra i primi allenatori di Flavio, raccontava che da ragazzino aveva la tendenza a complicarsi le partite perché gli piaceva la lotta. Vuol dire che non è più così?
"Quella è una caratteristica che ha sempre avuto e probabilmente avrà sempre. Oggi però riesce a controllarla molto meglio. A volte capita ancora che perda un po’ la rotta quando è molto avanti nel punteggio ma accade molto meno rispetto a prima, quando era una costante".
Adesso la stagione sull’erba. È complicato ritrovare subito i meccanismi?
"Fa parte dell’esperienza. Lo abbiamo già fatto un paio di volte e quindi sarà più semplice adattarsi. Flavio è sempre stato molto bravo nei cambi di superficie e ha bisogno di pochi giorni per trovare il modo di giocare. Bisogna soltanto fare attenzione ai carichi di lavoro e agli allenamenti, perché arriviamo da due settimane molto impegnative".
È riuscito a staccare un po’?
"Due o tre giorni sì. Però era giusto giocare Halle, altrimenti sarebbe arrivato a Wimbledon senza partite sull’erba. Oggi non è ancora pronto per essere competitivo senza passare dai match di preparazione. Magari il prossimo anno, se dovesse andare ancora bene a Parigi, potrà prendersi più tempo per riposare e allenarsi direttamente sull’erba".
L’obiettivo a lungo termine sono le Finals, Flavio se l’è lasciato sfuggire a Parigi...
"Noi abbiamo sempre fatto così: quando c’è qualcosa di difficile ma raggiungibile ce lo poniamo come obiettivo. Ce lo siamo detti e oggi siamo messi bene, siamo numero quattro nella Race. Dobbiamo crederci ancora di più. È ancora lunga, e serviranno ancora tanti risultati, ma è un traguardo che si può raggiungere".
Cambierete qualcosa nella preparazione o negli obiettivi?
"Il cambiamento principale riguarda la programmazione. Se continua a salire in classifica e a fare bene negli Slam e nei Masters 1000, dovrà giocare qualche torneo in meno, riposarsi di più e allenarsi meglio. Quando si entra stabilmente tra i primi dieci si disputano meno tornei".
Se Flavio continua a salire in classifica dovrà giocare qualche torneo in meno. Quando si entra stabilmente tra i primi dieci si disputano meno tornei
Ora suo figlio è un rivale pericoloso, ma è amatissimo da tutti i colleghi.
"Tutto è nato in Laver Cup il primo anno, quando abbiamo avuto la possibilità di conoscere da vicino questi grandi giocatori. Con molti di loro è nato un rapporto di rispetto e simpatia, con qualcuno anche amicizia. Per me e per Flavio il confronto con questi campioni e con i loro team è fondamentale per acquisire competenze. Oltre alla simpatia, c’è la volontà di imparare il più possibile. Ogni parola, ogni gesto può diventare utile per tutto il nostro team".
Sui social ha colpito molto la lettera che il fratello Guglielmo ha scritto a Flavio...
"Guglielmo è sensibile come Flavio. È stato molto bravo ad accettare il nostro rapporto, perché alla fine, negli anni, siamo stati molto spesso io e Flavio in giro per il mondo. Ho sempre cercato di coinvolgerlo quando possibile, portandolo ai tornei e facendolo stare con noi. Credo che abbiamo trovato un buon equilibrio".
Anche sua moglie Francesca ha avuto un ruolo fondamentale.
"Assolutamente. Senza il lavoro fatto da lei negli anni con i ragazzi tutto sarebbe stato molto più difficile. Siamo una vera squadra".

