Stefanelli ne "Il Diavolo veste Prada 2": sue le torte e i dolci nel film

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Il pasticcere milanese ha realizzato i dessert che appaiono nella seconda puntata dell'iconico film sulla moda

29 aprile - 19:13 - MILANO

Per le riprese de Il diavolo veste Prada 2, diretto da David Frankel, con la partecipazione di Meryl Streep, ancora una volta nel ruolo di Miranda, Anne Hathaway ed Emily Blunt, a occuparsi della pasticceria è stato Adolfo Stefanelli, selezionato tra le eccellenze della pasticceria milanese. La collaborazione è nata in modo inaspettato, attraverso food stylist incaricate di trovare a Milano, dove sono state girate diverse scene del sequel, artigiani capaci di realizzare dolci sorprendenti. Ad attirare l’attenzione sul pasticcere è stata una delle sue iconiche creazioni la torta “Vela”: una base di frolla alle mandorle, pralinato di nocciole piemontesi, ganache al cioccolato fondente e sottili lamine di cioccolato che si innalzano come strutture leggere, evocando il movimento di una vela spiegata. Un gesto elegante, essenziale, nato da un’intuizione personale maturata durante un’esperienza su un veliero.

la visione

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Accanto alla torta Vela, Stefanelli ha sviluppato una serie di dessert pensati specificamente per il film che esprimono la sua visione tecnica e creativa. Sono nate così una monoporzione con cuore al mango e una bavarese alla vaniglia di colore violetto che è stata scelta da Meryl Streep, una sfera di lamponi con una base sofficissima, crema pasEccera e finitura. A queste si aggiungono cioccolatini realizzati per il set e particolarmente apprezzati anche da Lady Gaga, al punto da essere richiesti in grandi quantità anche fuori scena. “Il lavoro per il cinema ha imposto regole completamente diverse rispetto alla pasticceria tradizionale. Solo pochi dolci erano destinati all’assaggio: la maggior parte doveva resistere per ore sotto i riflettori, mantenendo una perfezione estetica assoluta. Questo ha significato progettare dessert “di scena”, costruiti con consistenze più rigide e strutture pensate per durare nel tempo, anche a costo di rinunciare al gusto. Un’altra sfida inattesa è stata quella di “rompere” i dolci: scavare con il cucchiaio, simulare l’assaggio, destrutturare ciò che normalmente viene preservato nella sua integrità perfetta. Un gesto controintuitivo per un pasticcere, ma necessario per la costruzione narrativa della scena”, racconta Adolfo Stefanelli.

La Gazzetta dello Sport

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