'Istituire codice di esenzione per tutelare e quantificare pazienti'
10 marzo 2026 | 16.23
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"E' fondamentale creare dei percorsi" di sensibilizzazione "condivisi con tutti gli stakeholder del sistema salute - istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti - affinché chi è affetto" da steatosi epatica "possa contare, oltre che su una diagnosi precoce, su una corretta presa in carico, un follow-up costante e una cura specifica per il proprio problema di salute. Un altro aspetto cruciale è l'istituzione di un codice di esenzione o di un sub-codice identificativo per questa patologia. Questo passaggio è necessario non solo per tutelare i pazienti, ma anche per permettere, in futuro, una quantificazione precisa dei soggetti da curare”. Così Massimiliano Conforti, neo-presidente dell'Associazione EpaC - organizzazione italiana di pazienti dedicata all'informazione, al supporto e alla tutela dei diritti delle persone affette da epatite C e altre malattie del fegato - partecipando all'incontro 'Steatosi epatica: una sfida emergente per la sanità pubblica italiana', organizzato a Roma su iniziativa della senatrice Ylenia Zambito, segretario della X Commissione.
Per un paziente ricevere una diagnosi di steatosi epatica metabolica "rappresenta un peso enorme - spiega Conforti - trattandosi di una malattia asintomatica e silente. Una volta scoperta la patologia, ci si sveglia ogni mattina con un problema da affrontare che coinvolge non solo la sfera personale, ma anche l'ambiente familiare, il lavoro e il carico di stress quotidiano: fattori che possono influire ulteriormente sullo stato di salute". In questo scenario, la prospettiva di avere a disposizione "future terapie farmacologiche non potrà che migliorare l'aspetto umano, scientifico e personale di chi convive con questa malattia".
"Le richieste più urgenti della nostra associazione - aggiunge il presidente di EpaC - riguardano innanzitutto la necessità di avviare attività di sensibilizzazione su questa patologia emergente. Si tratta di una condizione su cui la popolazione generale e gli stessi pazienti hanno ancora troppe poche informazioni". Se non curata, la steatosi epatica può evolvere in quadri clinici severi ed è per questo che la disinformazione può essere pericolosa. "Analizzando quotidianamente la nostra community - conclude Conforti - notiamo una carenza di consapevolezza che spinge spesso le persone verso l'autocura, con l'utilizzo improprio di prodotti fitoterapici o antiossidanti".
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