Star, investimenti, territorio: il Como hollywoodiano degli Hartono. Zambrotta: "Hanno messo radici"

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Il progetto funziona in campo e fuori: "La proprietà indonesiana ha investito non soltanto sulla squadra, ma pure sulla città, e non in termini esclusivamente economici", dice un comasco doc come Gianluca Zambrotta. Intanto i tifosi ci vanno cauti: “Che bella la Champions, ma per cominciare forse è meglio l’Europa League”

Fabrizio Salvio

Giornalista

28 marzo - 00:05 - MILANO

La differenza con la C? “La gente che vedi in tribuna. Prima, la celebrità era il macellaio del quartiere. Adesso, qualche metro sopra di me, ci sono le star di Hollywood. Manca Lady Gaga, il resto è passato di qui. Pure le hostess della società sembrano attrici”. È il segno dei tempi. Il segno degli Hartono, che sette anni fa hanno prelevato il Como dai sardi Nicastro e Felleca (“Vedrete che stavolta siete finiti in buone mani, ci dicevano i vecchi proprietari per rassicurarci”) trasformandolo in una piccola potenza calcistica e in un formidabile veicolo commerciale e di marketing. Perciò, perdonerete il tifoso medio, quello un po’ avanti negli anni, insomma il signor Marco del club Matt da Villa di Albavilla, paesino a venti minuti dal capoluogo, uno che come tantissimi altri è passato dai derby con Scanzorosciate e Tritium a quelli con Inter e Milan, lo perdonerete, dicevamo, se sposta lo sguardo dal campo agli spalti, da Nico Paz e Baturina ai vip che oggi affollano il Sinigaglia. Lo perdonerete e capirete se la sua attenzione è catturata non solo dalle giocate di Nico Paz, ma anche dalla sfilata di ospiti illustri che attraversano l’Oceano per godersi la bellezza di Como e del Como. Perché proprio qui sta il segreto dell’investimento, e del relativo successo, della famiglia Hartono: rilanciare non soltanto la società di calcio, ma una città intera. Ne dà conferma un comasco eccellente come Gianluca Zambrotta, tornato a vivere qui dopo che proprio da qui era partito a 18 anni per iniziare il viaggio (vincente) nel grande calcio, tra Juve, Barcellona e Milan. “Dopo la trafila nelle Giovanili esordii nel ’94 e rimasi fino al ’97. Subito una retrocessione dalla B, ma anche la vittoria della Coppa Italia di C. Con me c’era gente come Galia, De Ascentis, Vignaroli. Furono tre anni intensi e formativi”.

calcio e non solo

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“La nuova proprietà indonesiana si è calata con intelligenza nella nostra realtà”, spiega Zambrotta, seduto al tavolino all’aperto di un bar di un centro storico che pullula di turisti e di giovani sotto un bel sole primaverile, a rendere ancora più frizzante l’aria di una città che, si percepisce a vista, è viva e consapevole di esserlo. “Non sono rimasti un corpo separato dal tessuto sociale, ma hanno cercato di capire, studiare, conoscere. Il risultato è che gli Hartono stanno coinvolgendo quante più aziende possibile nel loro progetto, offrono lavoro alla gente e si impegnano tanto anche a livello benefico. Stanno insomma investendo sul territorio in termini non soltanto economici. Hanno messo radici”, favoriti anche dalla sicura attrattiva che rappresentano Como e il suo lago: “Negli ultimi cinque o sei anni, ma facciamo anche dieci, questa è diventata una città davvero turistica”, aggiunge Zambrotta. “Da Pasqua fino a ottobre si riempie di stranieri, mentre in passato era una città chiusa in se stessa, settoriale, che risentiva della vicinanza con la Svizzera. Oggi molte catene del lusso stanno investendo in un centro di poco più di 80 mila abitanti, lo dimostra il numero di hotel 5 stelle che hanno aperto in zona. Ben vengano perciò imprenditori stranieri come gli Hartono e le stelle di Hollywood allo stadio, se questo significa far conoscere e parlare della città, del suo lago”. 

Como March 2026 - Gianluca Zambrotta, a former footballer who made his debut with Como 1907, a World Cup winner with Italy in 2006. Originally from Como, he lives in Como.

cambiamento silenzioso

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È un pensiero condiviso anche dal tifoso comune: “Gli Hartono hanno cambiato il concetto di fare calcio a Como”, dice Alessandro Giummo, presidente del club Pesi Massimi. “Non si sono presentati, come hanno fatto altri, con promesse roboanti tipo quella del nuovo stadio, una roba che sentiamo dire dal ’72. Sono arrivati in silenzio e hanno capito subito con chi avevano a che fare”. Con i comaschi, appunto, “che reputano Como la città più bella del mondo e se stessi i più intelligenti di tutti. Siamo chiusi e diffidenti, ma anche supponenti. Perciò, memori anche dei fallimenti del 2004 e del 2017, di avventure nate male e finite peggio come quella della moglie di Essien, l’ex Chelsea e Milan, li abbiamo accolti con sospetto. E loro, che fanno? Devolvono subito migliaia di euro all’ospedale Sant’Anna, in pieno periodo Covid. Poi hanno pensato al marketing, che non esisteva. Hanno coinvolto le persone convincendole a vendere le maglie della squadra con un ragionamento di questo tipo: io, società, produco le magliette e tutto il resto griffato Como. I costi sono interamente a carico mio; tu - barista, negoziante - trattieni il 20% del guadagno della vendita. È finita che tutti, compresi farmacisti e gommisti, hanno un angolo del loro negozio targato Como”.

squadra spaziale

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È chiaro che il core business del progetto degli Hartono riguarda lo stadio che, in caso di qualificazione alla Champions, sarà sottoposto a una robusta ristrutturazione soprattutto nel settore della Curva Ovest, quella degli ultras, che andrà praticamente ricostruita eliminando i tubolari in ferro e cemento. Andrà poi ampliata la tribuna stampa e trovato un centinaio di posti auto all’esterno per i vip. “L’élite comasca non vede di buon occhio lo stadio davanti al lago e in pieno centro, è una battaglia che portano avanti da sempre”, rivela Leonardo Palmisano, presidente del club Passione Azzurra. “Ma è chiaro che lo stadio deve rendere dal punto di vista commerciale, è un punto cruciale nel progetto a medio e lungo termine della proprietà. In caso contrario, temo che gli Hartono possano stancarsi”. “Ma il loro business è sul lago, sulle ville, sul brand Como inteso come città, non sul calcio”, ribatte Giummo. “Loro vendono spettacolo, vendono diritti televisivi in Giappone, e se il Como vince senza giocare bene, ai giapponesi non sta bene. Per questo hanno messo Fabregas in panchina. Per le sue idee di gioco. E non speculano sui tifosi: quelli di noi, un migliaio scarso, che c’erano nel 2019 in C, oggi pagano l’abbonamento allo stesso prezzo di allora, ma il progetto è quello di farci entrare gratis allo stadio”. Così è più facile, per i tifosi veri, sopportare la vicinanza degli ‘occasionali’, turisti che nel pacchetto ‘vacanza sul lago’ inseriscono anche la partita del Como. Anche perché è un bel vedere.

LIbertà e personalità

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“Il Como sta facendo bene anche perché la proprietà non ha messo fretta a Fabregas”, riprende Zambrotta. “Non gli ha mai imposto di vincere. Gli ha invece dato il tempo di crescere, e lo stesso fa coi giocatori. La squadra ha un’età media poco superiore ai 22 anni, i giovani sono messi nelle condizioni di giocare senza pressioni. È un modello replicabile nei grandi club? Sicuramente, giocare, ed essere eventualmente fischiati, a San Siro, non è come farlo al Sinigaglia. Ma i giovani del Como hanno tutti personalità. Paz sarebbe Paz anche all’Inter o al Milan”. Non è solo questo, ovviamente. “Il Como ha un signor direttore sportivo in Carlalberto Ludi e un Ceo giovanissimo come Francesco Terrazzani. Ha insomma gente che sa far bene il proprio mestiere, come dimostrano gli investimenti sul mercato, dove sono stati spesi 200 milioni in due anni di A, ma per acquistare tanti giocatori che potrà rivendere a un prezzo 3 o 4 volte superiore a quello pagato. Chi mi fa brillare gli occhi? Da Cunha. È quello che oggi fa la differenza. Fabregas gli ha trovato il posto giusto davanti alla difesa”. Ma il Como è attrezzato per vincere? Se non oggi, in un futuro prossimo? “Diciamo che già adesso è attrezzato per dar fastidio alle grandi, come dimostrano i risultati”, risponde Zambrotta. “Ah, io ho scommesso 30 euro sullo scudetto”, replica Marco. “Se vinco, ne prendo 1.200”. E il giocatore preferito dai tifosi? Nico Paz è lassù, ma Baturina guadagna posizioni. “Ma i nostri idoli restano i Borgonovo, i Simone”, chiude Gabriella Rastelli, a capo dei Matt da Villa. “Sono i ragazzi del vivaio, quelli cresciuti nel club. Quelli che ci facevano sognare quando l’erba del Sinigaglia era gialla e non di un bel verde come adesso. La Champions? Sogno trasferte a Londra e Barcellona, ma se poi in campo prendi una batosta? Forse è meglio partire dall’Europa League”.

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