"In Italia circa 4 minori su 10 che
praticano sport sono esposti a rischio di violenza. Per
prevenire la violenza servono azioni integrate: ascolto delle
vittime, formazione continua, codici di condotta, regolazione
dei carichi di lavoro, sicurezza delle strutture e vigilanza
adulta". Se ne è parlato all'incontro "Sensibilizzazione contro
la violenza di genere in ambito sportivo", organizzato a Roma
presso il Centro di Preparazione Olimpica Giulio Onesti alla
presenza dell'onorevole Sara Ferrari, capogruppo Pd nella
Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio e su ogni
forma di violenza di genere; Alfio Giomi, presidente Fiso,
Andrea Facci (presidente Fig) e Giuseppe Andreana (Cip Lazio).
L'incontro è stato promosso da Katiuscia Sibiglia, consigliera e
presidente della Commissione Atleti della Federazione Sport
Orientamento.
Durante l'incontro Sara Ferrari ha svolto una disamina del
quadro istituzionale, illustrando le normative di riferimento e
le linee guida legali, e ha rimarcato l'importanza dell'azione
istituzionale per tradurre le norme in prassi concrete. È stata
richiamata la legge 39 e il ruolo emergente del safeguarding
come presidio da implementare contro la violenza a tutti i suoi
livelli: economica, elettronica, sanitaria e nello sport, che —
al pari della scuola — può essere uno strumento privilegiato di
lotta.
"La violenza di genere è lo specchio della differenza di
potere tra uomini e donne nella nostra società. Il mondo dello
sport non ne è escluso, anzi - ha sottolineato Sara Ferrari -
Le organizzazioni collettive, come le società sportive che
lavorano con soggetti in età evolutiva devono assumersi la
responsabilità di essere motori positivi del cambiamento. Per
combattere la violenza sulle donne, che non è un fatto privato
ma una piaga sociale, serve il contributo di tutti e tutte".
"L'orienteering si conferma una vera e propria agenzia
educativa - ha aggiunto Alfio Giomi - Quella di oggi è
un'iniziativa che esce dai nostri confini e si sposa con il
nostro progetto Arrte, che ci vuole portare fuori dalla stretta
cerchia del nostro sport".
"Questo convegno nasce dalla volontà di affermare un'idea di
sport che non sia soltanto competizione, ma anche educazione,
prevenzione, protezione e costruzione di relazioni sane. Questo
progetto - ha rimarcato Katiuscia Sibiglia - è un dono, nato
dalla volontà di trasformare percorsi umani di sofferenza e
resilienza in senso, responsabilità e cura. Come orienteering
sentiamo questa responsabilità in modo particolare, perché il
nostro sport insegna a scegliere la direzione, non solo nei
percorsi di gara, ma anche nei percorsi di vita. Ed è proprio
questa la direzione che vogliamo indicare: rendere lo sport più
umano e le relazioni più sane".
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13 ore fa
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