Splendori, conti e misteri del mercato turco: perché non è tutto oro quello che luccica

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 Victor Osimhen of Galatasaray reacts to a missed chance during the UEFA Europa League 2024/25 League Phase MD7 match between Galatasaray A.S. and FC Dynamo Kyiv at Ali Sami Yen Spor Kompleksi on January 21, 2025 in Istanbul, Turkey. (Photo by Ahmad Mora/Getty Images)

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Sovvenzioni istituzionali, appoggi statali, azionisti-tifosi, la politica del consenso: su Sportweek vi raccontiamo come fanno i grandi club della Turchia a spendere cifre enormi sul mercato. E perché potrebbe essere una bolla che prima o poi...

Marco Iaria

Giornalista

8 agosto - 15:18 - MILANO

Il 18 giugno 2007, al calar della sera, l’aeroporto Ataturk venne preso d’assalto da oltre tremila tifosi del Fenerbahce, in estasi per l’arrivo di Roberto Carlos. A 34 anni, dopo aver vinto tutto con il Real Madrid, il brasiliano si trasferì a Istanbul e lì rimase per due stagioni e mezza. Fu il terzino dal sinistro mortifero a inaugurare l’era delle stelle emigrate sul Bosforo nella parabola discendente della loro carriera. Seguirono Drogba, Sneijder, Van Persie: la Super Lig come buen retiro di chi era a caccia degli ultimi contratti lucrosi, grazie anche a una tassazione agevolata al 20%. Oggi, però, la storia è cambiata. Oggi in Turchia ci vanno giocatori di alto livello ancora nel pieno dell’attività, molti dei quali provenienti dalla nostra Serie A.

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