Il deludente 0-0 contro Capo Verde fa accelerare il rientro dal 1' del fuoriclasse del Barcellona
Non è successo niente, ma qualcosa è successo. Il pareggio contro Capo Verde non se l’aspettava nessuno e questo, ben più della situazione del girone, ha generato una patina di delusione su un gruppo che sembrava molto allegro. Una partita storta non può modificare in modo sensibile lo stato d’animo, però è suonato un campanello d’allarme. D’altronde perfino Andres Iniesta, il campione che regalò alla Spagna il titolo mondiale nel 2010, è stato abbastanza duro: "Sono molto deluso. Non voglio mancare di rispetto a Capo Verde, che ha lottato e difeso con tutto quello che aveva. Ma la Spagna ha qualità sufficienti per vincere. Colpisce la mancanza di lucidità nei momenti decisivi. In partite come questa non hai bisogno di cinquanta occasioni: devi sfruttare le poche che capitano. E la Spagna non l’ha fatto. Puoi dominare il possesso finché vuoi, ma se non segni nascono frustrazione e pressione. Non c’è stato l’istinto del killer e per me è la cosa più preoccupante perché in un Mondiale queste sono esattamente le partite che definiscono il tuo torneo".
Attesa per Yamal
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In effetti Iniesta ha centrato un punto fondamentale. La Spagna ha continuato a giocare seguendo il suo stile, ma da un possesso palla del 74,2% ha estratto solo due o tre grandi occasioni. Capo Verde non ha sofferto così tanto e la dimostrazione più lampante arriva da un dato quasi incredibile: la formazione africana ha commesso solo un fallo in tutta la partita. Uno. Significa che il dribbling non funzionava, che la difesa di Capo Verde ha letto in anticipo molte azioni e che nemmeno l’ingresso di Lamine Yamal ha cambiato la partita. Già, Yamal. E adesso? Il piano di recupero prevedeva per lui una porzione di gara di una ventina di minuti al debutto (e infatti è entrato al 71’), una frazione intera (probabilmente la seconda) contro l’Arabia Saudita e una gara da titolare contro l’Uruguay nel match che chiuderà il girone. Luis De la Fuente, però, potrebbe cambiare qualcosa. Nei ventiquattro minuti in cui è rimasto in campo (recupero compreso) Yamal ha toccato 36 palloni, appena sei in meno di Gavi (71 minuti giocati), nove in più di Oyarzabal (che ha disputato l’intera gara ed era addirittura a quota zero tocchi al 30’). È stato cercato dai compagni che, vista la difficoltà a penetrare nel bunker di Capo Verde, si sono affidati allo scassinatore più bravo. Lamine ha fatto cinque cross, numero più alto tra gli spagnoli, e ha tentato cinque dribbling: due riusciti e tre falliti, a dimostrazione di una brillantezza da ritrovare. Le palle perse sono state dodici: il campione del Barcellona ha forzato spesso la giocata, perché il tempo scorreva e si avvertiva la sensazione che la Spagna non riuscisse a segnare.
La condizione
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In generale, dal punto di vista atletico, Yamal è più o meno al 50%: scattante e reattivo sul breve, ma fatica a proporsi con continuità ai ritmi che gli sono congeniali. Tutto normale dopo una lunga inattività. In conferenza Mikel Merino ha parlato del suo compagno: "Lamine è un giocatore speciale, che incide anche sul modo in cui si muovono gli avversari. Lui attira su di sé due o tre marcatori e questo crea più tempo e spazio per noi in altre zone del campo. Con il suo livello, Yamal può decidere qualsiasi partita in ogni momento". Dal punto di vista mentale, comunque, Lamine è già al 100%. Quando è entrato non ha mai dato l’impressione di portarsi dentro le scorie dell’infortunio. Sicuramente gli dà grande motivazione l’amore della gente. Quando ha cominciato a riscaldarsi, il pubblico è impazzito e il boato al momento del suo ingresso è stato simile a quello che di solito accompagna i gol. Uscendo dallo stadio, a chi gli chiedeva notizie sulla sua condizione fisica, Lamine ha risposto di sentirsi molto bene. Adesso vuole solo dimostrarlo in campo.

