Le opere incompiute in Italia sono a
quota 246 a fine anno e gli oneri per il completamento si
attestano a 1,1 miliardi. E' quanto emerge dall'analisi del
Centro Studi Enti Locali che legge positivamente i dati riferiti
al 2024, che calano rispetto agli anni precedenti, segnando un
nuovo minimo storico. La riduzione, calcola lo studio è del 7,5%
rispetto alle 266 registrate l'anno precedente e il valore
complessivo degli interventi si attesta a 1,6 miliardi di euro,
in leggero calo rispetto al 2023. Anche la spesa per finirle
segna una flessione del 3,4%.
Il fenomeno resta concentrato soprattutto al Sud e nelle
Isole, dove si trovano 157 cantieri non ancora chiusi, pari al
63,8% del totale nazionale, con un fabbisogno stimato di 578
milioni. Nel Centro Italia le incompiute sono 44, mentre al Nord
se ne contano 40. Particolare il caso delle amministrazioni
centrali: solo cinque opere sospese ma con un impatto economico
enorme, oltre 407 milioni, il 38,1% del fabbisogno complessivo.
A livello regionale, Sicilia e Puglia guidano la classifica
con 35 incompiute ciascuna. Seguono Sardegna e Lazio (30) e la
Lombardia (17). La Sicilia detiene il primato per oneri di
ultimazione, 143,7 milioni, mentre la Puglia è al primo posto
per valore complessivo degli interventi, 204,7 milioni.
Nonostante la flessione generale, in nove regioni i cantieri
fermi sono aumentati: succede, tra le altre, in Lazio,
Lombardia, Abruzzo, Basilicata ed Emilia-Romagna. Restano
irrisolte le cause tipiche delle opere incompiute: mancanza di
fondi, problemi tecnici, fallimenti delle imprese appaltatrici e
scarsa volontà di completamento da parte delle stazioni
appaltanti. La 'Città dello Sport' di Tor Vergata, emblema del
fenomeno, continua a essere l'opera incompiuta più costosa
d'Italia.
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