Il ct dell'Italia femminile in conferenza stampa alla vigilia del match contro la Danimarca, valido per le qualificazioni al Mondiale del 2027
"Siamo qui per cambiare le gerarchie ancora, anche domani quando avremo un’altra grande opportunità per rimettere tutto in gioco fino all’ultima partita del girone". Dopo i 6 gol alla Serbia, l’Italia di Andrea Soncin deve voltare pagina, di nuovo in trasferta, al Parken Stadium di Copenhagen. La Danimarca al momento guida il gruppo A ma l’avversaria di domani non ridimensiona il successo precedente che ha lanciato l’Italia a 4 punti, gli stessi della Svezia, riaprendo qualsiasi discorso legato al pass diretto per il Brasile. "Le gerarchie cambiano da partita a partita in un girone così corto. Prima di queste partite c’era rispetto per il nostro percorso da parte delle avversarie, lo stesso che c’è ancora adesso" ha spiegato il ct alla vigilia della quarta sfida della fase a gironi di queste qualificazioni al Mondiale del 2027.
REGALI E NUMERi
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La squadra è unita, il gruppo compatto, e uno dei simboli di questo legame è un braccialetto rosso che Soncin ha regalato a tutte le ragazze. "Voleva essere un messaggio di forza, di energia, di coraggio, di intensità, quella che ci sta accompagnando in questo raduno. E un messaggio di protezione: ognuna di loro sa che al suo fianco c’è qualcuno che l’aiuta" ha spiegato. Poi è tornato sul campo e un dato spicca su tutti dopo i tre impegni archiviati nell’ultimo mese: 7 gol, 7 marcatrici diverse. "È un numero in linea con l’identità che stiamo costruendo da tempo. Abbiamo tante giocatrici con spiccate attitudini offensive ma il calcio si sta evolvendo con un dinamismo che rende difficile catalogare tutto in sistemi chiusi. L’identità che stiamo creando vuole portarci a essere una squadra con tante opzioni per andare a segno. Su questo lavoriamo da tanto tempo ormai".
L’EQUILIBRIO
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"Domani è una tappa importante del nostro percorso – ha ribadito Soncin prima di affrontare la Danimarca, capolista del gruppo a quota 7 punti –. In ogni partita sentiamo pressioni e opportunità, è sempre un doversi mettere alla prova, un dare valore estremo a quello che facciamo. I rimpianti non ci sono perché c’è attenzione totale soltanto sulle prossime gare. C’è voglia di dimostrare quanto stiamo crescendo". Ma occhio a non dare nulla per scontato, soprattutto dopo una vittoria così rotonda: "Io devo fare sempre l’equilibrista tra l’esigenza nella vittoria e la tolleranza nei momenti difficili. Sono stato tanti anni in una realtà, ad Ascoli, e lì ha allenato Boskov che un giorno disse "Gli ascolani o sono con la testa tra le nuvole o sotto terra", per dire quanto i risultati vadano a condizionare in maniera eccessiva le emozioni e i giudizi. Ecco perché dico che sono un equilibrista tra l’euforia di un grande risultato e l’analisi lucida che un allenatore deve fare. Mi aiuta la maturità della squadra. È sembrata facile la partita con la Serbia, e quel 6-0, perché l’hanno fatta diventare facile le ragazze".
GLI INTENDITORI
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Si parla troppo poco di questa Nazionale? Il tema è stato sollevato in sala stampa e Soncin l’ha affrontato allargandolo a questione ben più complessa e culturale: "Noi dobbiamo pensare ad alzare il nostro livello sempre di più. Sarebbe un discorso molto lungo, un aspetto culturale sul quale ci stiamo battendo da tempo. Ma quello che dico alle ragazze è di migliorare continuamente il gesto, in una nazione in cui la maggior parte della gente vede il calcio come uno sport soltanto maschile. Proviamo a convincere questi intenditori del contrario. Noi stiamo facendo il nostro, vogliamo permettere a sempre più bambine di avvicinarsi a questo sport perché non ha genere. È un passaggio culturale che il nostro paese sta facendo ma è richiesta costanza e perseveranza da parte di tutti nel portare messaggi positivi. Noi possiamo solo alzare il livello qualitativo della nostra proposta e del nostro prodotto". Cecilia Salvai, in conferenza insieme al ct, concorda e poi è tornata ai discorsi di campo così: "Domani sarà un avversario diverso ma non diamo per scontato quel 6-0 con la Serbia. Sono contenta che si percepisca la nostra crescita. Il mister in questi anni ci ha dato tanta fiducia e continua a credere in noi. C’è una bella sinergia. Le ragazze giovani mi mantengono giovane e io cerco di portare a loro un po’ della mia esperienza. Gioco sempre in una difesa a tre, qui come alla Juventus, e questo aiuta ma bisogna essere brave ad adattarci alle richieste del club o della Nazionale. L’esperienza in questo aiuta ma dobbiamo essere noi in grado di creare i giusti rapporti in campo. L’altro giorno, contro la Serbia, con Soffia mi è sembrato di giocare con lei da sempre. La pressione? C’è sempre ma meno male perché significa che ci stiamo andando a giocare qualcosa che vale tanto".

