Sinner e gli altri big non arretrano: nuova protesta a Wimbledon per premi e diritti

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Non è bastato l'incremento annunciato: i top player ridurranno a 15 minuti gli impegni con i media durante la prima settimana dei torneo sull'erba inglese

Marco Iaria

Giornalista

24 giugno - 21:13 - MILANO

La protesta dei giocatori contro gli organizzatori degli Slam proseguirà a Wimbledon. Lo hanno annunciato gli stessi top player, rappresentati da Larry Scott, ex manager di Atp e Wta. Gli impegni con i media nella prima settimana del torneo, che scatterà lunedì, saranno ridotti a 15 minuti, come già avvenuto al Roland Garros. Il numero 15 non è casuale: è la percentuale dei ricavi Slam che, mediamente, viene destinata ai montepremi. Sinner, Sabalenka e le altre stelle del tennis, nella battaglia avviata lo scorso anno, chiedono di portarla al 22% entro il 2030, allineandola a quella dei combined event Atp-Wta. Inoltre, sollecitano i Major a garantire maggiori tutele sul piano pensionistico e sanitario.

numeri

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Non è bastato, quindi, l'incremento annunciato dall'All England Club per quest'anno: +20% rispetto al 2025, per un montepremi salito a 64,2 milioni di sterline (poco meno di 75 milioni di euro), con i vincitori del singolare maschile e femminile che riceveranno 3,6 milioni di sterline (4,2 milioni di euro). Secondo i giocatori, tale prize money rappresenta il 14,4% del fatturato atteso nel 2026 a Wimbledon, stimabile in 515 milioni di euro. Gli stessi ricordano che nel lontano 2015 gli organizzatori del torneo londinese destinavano ai giocatori il 14,9% dei ricavi. Insomma, la crescita delle entrate non è stata accompagnata da un analogo aumento dei premi, anzi.

utili

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Va inoltre ricordato che l'anno scorso Wimbledon ha generato ricavi per 495 milioni di euro, destinandone soltanto il 12,5% al prize money, pari a 62 milioni di euro. L'ultima edizione dei Championships ha prodotto un utile di 62 milioni di euro: 56 milioni (il 90%) sono stati trasferiti alla Lta, la federazione britannica, che utilizza queste risorse per finanziare la propria struttura operativa e i progetti di sviluppo sul territorio; 6 milioni (il restante 10%) sono invece rimasti allo storico circolo, che reinveste la propria quota nelle strutture. Gli atleti, inoltre, lamentano la mancanza di risposte da parte dell'All England Club alla richiesta di contribuire a un "fondo per il welfare" e di istituire un consiglio con rappresentanti dei giocatori. Da qui l'annuncio di una "campagna di protesta con azioni dirette" a partire dalle conferenze stampa pre-torneo.

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