Dopo i test col suo fisiatra, la preparazione di Jannik sta procedendo come da programma. Domenica vola a Cincinnati, poi Us Open
Jannik Sinner ieri macinava colpi in allenamento al Country Club di Montecarlo, oggi dovrebbe concludere il periodo di preparazione e organizzarsi per partire direzione Ohio domenica, come programmato già dopo Wimbledon insieme al team. Chi ha visto il numero 1 al mondo al lavoro riferisce di una seduta intensa, a pieno ritmo, segno che i fastidi al ginocchio destro non destano preoccupazioni. Venerdì scorso Jannik aveva fatto una capatina al J|Medical, per un controllo dell’articolazione infiammata e martedì, insieme allo staff, era arrivato a Milano per incontrare il fisiatra di fiducia alla Physioclinic. Il dottor Gianluca Melegati, che ha fatto parte dello staff medico del Milan di Massimiliano Allegri nell’anno dello scudetto 2010/2011, gli ha prescritto un ciclo di cure fisioterapiche tranquillizzando il giocatore, ripartito subito per Montecarlo con il cuore leggero. Potrebbe essere stato proprio Allegri, amico e tifoso di Jannik, ad aver indirizzato lo staff dallo specialista che si è preso cura dell’illustre ginocchio. Salvo peggioramenti improvvisi, dunque, la partecipazione di Sinner al Masters 1000 di Cincinnati, dove lo scorso anno aveva raggiunto la finale contro Alcaraz ritirandosi dopo un set per un colpo di calore, non è in bilico. Chi lo ha incrociato ieri al club monegasco parla di un Sinner sorridente e sereno, pronto ad affrontare lo swing americano che si concluderà il 13 settembre con la finale dello Us Open. Dal problema di Parigi, che aveva stroncato le sue velleità di completare lo Slam di carriera, Sinner si è dedicato con grande attenzione alla cura del corpo. Ha modificato la routine degli allenamenti, concentrandoli nelle ore più calde proprio per abituare il fisico alle alte temperature che più di una volta gli hanno teso un tranello. Quest’anno era successo prima in Australia, con la crisi nei 40° di Melbourne contro Spizzirri, da cui si è ripreso dopo la chiusura del tetto. Una situazione che ha lasciato strascichi nell’organismo del campione altoatesino, poi battuto da Novak Djokovic in semifinale al quinto set dopo oltre quattro ore di battaglia. Fuori anche ai quarti di finale di Doha, Sinner si è preparato a lungo volando in anticipo a Indian Wells per abituarsi alle condizioni climatiche del deserto californiano.
Routine
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È proprio lì, con quegli allenamenti sfiancanti, che il numero 1 al mondo ha costruito la cavalcata vincente che lo ha portato a conquistare prima il Sunshine Double e poi tutti i Masters 1000 sulla terra rossa, a partire dalla prima volta a Montecarlo, battendo in finale Alcaraz, passando per Madrid e trionfando al Foro Italico, dove ha regalato all’Italia il titolo di casa 50 anni esatti di distanza da Adriano Panatta. Già a Roma, però, nella semifinale contro Medvedev si erano visti i primi segnali di nuove difficoltà fisiche, poi deflagrate al Roland Garros. La crisi al secondo turno dello Slam contro Juan Manuel Cerundolo che lo piega in rimonta. La delusione e la decisione di rimettersi a lavorare sodo fisicamente. Ancora di più. Prima a Montecarlo, con le sedute atletiche coordinate da Umberto Ferrara, poi l’arrivo a Londra con un buon anticipo per abituarsi all’ondata di calore che ha colpito la città. Un lavoro che lo ha portato a bissare il titolo di Wimbledon come solo altri nove fenomeni erano riusciti a fare nell’Era open. Ora l’ultima fatica direzione sesto Slam. Con o senza Alcaraz.



