Vi siete mai chiesti qual è l'età più fisicamente stancante? Secondo Michelle Spear, professoressa di Anatomia all'Università di Bristol, è la decade che va dai 40 ai 50 anni: sono finiti i tempi in cui si poteva lavorare, uscire con gli amici, ballare fino a tardi e la mattina dopo ricominciare da capo, freschi come rose.
A quarant'anni «sembra più difficile scrollarsi di dosso la stanchezza, non perché siamo vecchi, ma perché diversi piccoli cambiamenti biologici convergono esattamente nello stesso momento in cui le richieste della vita spesso raggiungono il loro picco», spiega Spear in un articolo su The Conversation.
Quindi dopo i 40 inizia il declino? Non è proprio così.
La forza dei 20. Nella prima età adulta il corpo è al massimo della propria forza: la forza muscolare è al top anche se non facciamo attività fisica – e quando si hanno più muscoli tutto costa meno energia; i mitocondri sono più numerosi ed efficienti, e producono meno rifiuti metabolici e meno sottoprodotti infiammatori; dormiamo in modo più profondo, i ritmi ormonali sono più stabili. «In poche parole, a vent'anni l'energia è abbondante e indulgente», riassume Spear.
La stanchezza dei 40. Verso i quarant'anni la massa muscolare inizia a diminuire, a meno che non ci si alleni per mantenerla (fatelo!). Anche il sonno cambia ed è meno profondo; le donne, in particolare, hanno sbalzi ormonali, e questo influisce sull'energia e il sonno.
Il cervello è al massimo del suo carico cognitivo ed emotivo: in questa fase della vita normalmente abbiamo più responsabilità, dobbiamo occuparci di figli, genitori, casa, lavoro. «Il multitasking mentale prosciuga l'energia esattamente come il lavoro fisico», spiega Spear.
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Il relax dei 60. Con queste premesse, dovremmo arrivare ai sessant'anni privi di energia: tuttavia non sempre è così e, anzi, in molti affermano il contrario. Questo perché con l'età le fluttuazioni ormonali spesso si stabilizzano, le responsabilità della vita diminuiscono, il carico mentale si riduce e l'esperienza rimpiazza le continue indecisioni. Quello che accade dopo i cinquanta, insomma, è che aumenta la prevedibilità della vita, e questo ci permette di vivere meno al limite delle nostre riserve energetiche.
Cambio di passo. La stanchezza della mezza età è dovuta a «uno squilibrio tra biologia e richieste»: proprio nel momento in cui i carichi emotivi, mentali e pratici sono al massimo, il nostro sistema diventa leggermente meno efficiente.
Insomma, se avete quarant'anni e vi sentite costantemente esausti, non disperate: «non è un avvertimento di un declino inevitabile: è un segnale che le regole sono cambiate», conclude Spear.
Fotogallery L'età giusta per tutto secondo la scienza




