Quella contro la Norvegia è l'ultima della serie di sconfitte contro le europee: a partire dal 2006 la Seleção è uscita dal Mondiale contro Francia, Olanda, Germania, Belgio e Croazia. Nel 2030 saranno 28 anni senza titolo: un record
6 luglio 2026 (modifica alle 04:57) - EAST RUTHERFORD (USA) 
La delusione è enorme. Il Brasile che sognava l’Hexa, la sesta stella pur non avendone i mezzi tecnici è uscito negli ottavi di finale, una cosa che non gli succedeva da Italia 90. È stata fatale ancora la quinta partita, come in 4 delle precedenti 5 edizioni. Erano i quarti, ora con la Coppa extralarge sono gli ottavi. Resta il tabù Norvegia, mai battuta in 5 sfide, ma soprattutto si conferma il buco che si è scavato con le nazionali europee: dopo il Mondiale del 2002 vinto in finale contro la Germania siamo arrivati a 6 tornei con eliminazione provocata da un’avversaria del vecchio continente: la Francia nel 2006, l’Olanda nel 2010, la Germania del 7-1 in casa nel 2014, il Belgio nel 2018, la Croazia nel 2022 e ora la Norvegia. Sono 6 avversare diverse, non c’è una bestia nera: il Brasile è diventato evidentemente allergico al calcio europeo.
LA SCELTA
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Per esorcizzare questa cosa la Cbf, la federazione di Rio, un anno fa aveva chiamato Carlo Ancelotti, l’unico con 5 Champions, l’unico capace di mostrare grandi doti di camaleonte per vincere in 5 grandi campionati europei differenti. Il Brasile si è afferrato a Carlo, salvagente di una nave che imbarca acqua da tempo e di una nazione incapace di produrre talento come una volta. L’ultima volta che il Brasile ha vinto in attacco aveva Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho. Oggi Rayan, Mateus Cunha e Martinelli. Oltre a Vinicius ovviamente, unico giocatore di grande livello dalla cintola in su di una formazione mediocre che in Brasile volevano campione per discendenza.
SOTTO TIRO
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La Seleção arriverà a un minimo di 28 anni senza Mondiale, record storico. Prima di questo torneo Ancelotti ha allungato il suo contratto fino al 2030, ovvero il prossimo appuntamento. Ora dovrà far digerire al ‘povo’ brasiliano questa sconfitta. Ieri notte i social ardevano contro Ancelotti per le sue scelte, Danilo e Casemiro in campo fino alla fine, Bruno Guimaraes sostituito, zero minuti a Luiz Henrique. Tutto lecito, ma la lettura dei 26 convocati del ct italiano sinceramente non alimentava sogni di gloria in chi avesse un minimo di senso comune. Questo è un Brasile minore, con o senza Ancelotti. Che infatti è il quarto occupante della panchina verdeoro da quando Tite si è dimesso dopo Qatar 22. Tite aveva fallito, Menezes, Diniz e Dorival non hanno fatto meglio. Il Brasile ha bisogno di tempo per tornare in alto. E per questo ha scelto Carlo fino al 2030.



