Se il referto di biopsia è in ritardo: quanto tempo deve aspettare un paziente?

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CITTADINANZATTIVA RISPONDE

L'associazione per la partecipazione e tutela dei cittadini risponde alle domande sui diritti e l'accesso ai servizi sanitari.

29 aprile 2026

Operatore sanitario che esegue una biopsia della schiena, con ago sottile  (Alamy Stock Photo)

Operatore sanitario che esegue una biopsia della schiena, con ago sottile (Alamy Stock Photo)

Oltre un mese fa mi sono sottoposta a una biopsia per un sospetto nodulo, un esame fondamentale per decidere se procedere con un intervento o una terapia specifica. Nonostante le rassicurazioni iniziali, il referto istologico non è ancora pronto. Dalla segreteria dell'anatomia patologica rispondono che sono «indietro con le letture» per carenza di personale. È ammissibile che un cittadino debba vivere nell'angoscia per settimane, sapendo che in caso di patologia maligna ogni giorno è prezioso? Esistono tempi massimi stabiliti per legge? Maria C., Lazio

Questa è una delle questioni più dolorose che riceviamo nella nostra rubrica, perché unisce due fragilità che andrebbero invece tenute separate: l'attesa di una diagnosi che può cambiare la vita e la carenza strutturale di personale nei servizi di anatomia patologica. Il principio da cui partire è chiaro: il diritto alla tempestività della diagnosi è un pilastro del diritto alla salute, e un ritardo nella refertazione equivale, di fatto, a un ritardo nella terapia.

Mentre per le prenotazioni di visite ed esami strumentali il riferimento sono i codici di priorità (U, B, D, P) del Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa, per la consegna dei referti di anatomia patologica — biopsie, esami citologici, pezzi operatori — gli standard sono definiti dalle Linee Guida Nazionali e dalle Carte dei Servizi delle singole aziende sanitarie. Per un esame istologico a sospetto oncologico, lo standard di riferimento per una risposta esaustiva si attesta mediamente tra i 7 e i 15 giorni lavorativi. Superare il mese di attesa, soprattutto quando il sospetto clinico richiede un inizio immediato delle cure, è un tempo che non può essere considerato fisiologico.

La carenza di personale medico nelle anatomie patologiche italiane è una realtà nota e documentata, ma le inefficienze organizzative del sistema non possono ricadere sul paziente. Le strutture sanitarie hanno il dovere di garantire percorsi prioritari per i casi segnalati come urgenti dal chirurgo o dall'oncologo, e di comunicare con trasparenza eventuali ritardi, indicando una data certa di consegna. Il silenzio non è un'opzione ammissibile.

Quando i tempi tecnici diventano insostenibili, il cittadino non è inerme. Il primo passo è formalizzare un sollecito scritto alla Direzione Sanitaria della struttura, descrivendo la natura dell'esame, la data della biopsia e l'urgenza clinica rappresentata dal medico curante. Una richiesta scritta lascia traccia e attiva una responsabilità che la telefonata alla segreteria, da sola, non genera.

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