Scoperto cosa rende i tumori aggressivi: sarà possibile fermarli prima

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Un importante studio multicentrico italiano ha identificato il meccanismo che trasforma un tumore silente in aggressivo

Daniele Particelli

1 giugno - 17:16 - MILANO

Il cancro non nasce aggressivo, ma cresce in silenzio per anni, accumulando piccoli errori nel DNA senza dare segnali evidenti. Poi, a un certo punto, qualcosa cambia: il tumore accelera e diventa più pericoloso e più difficile da trattare. È questa la teoria alla base di un importante studio multicentrico italiano, coordinato dall'Istituto dei Tumori Pascale di Napoli, in collaborazione con l'Università Vanvitelli, la Cattolica del Sacro Cuore di Roma e le Università di Messina e Salerno.

Il "motore" dell'aggressività tumorale

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Secondo la ricerca, coordinata dall'oncologo Alessandro Ottaiano, prima firma della pubblicazione, il tumore attraversa due fasi ben distinte. Nella prima - lunga e clinicamente silenziosa - le cellule accumulano mutazioni del DNA, ma l'organismo riesce ancora a compensare e riparare i danni. Si tratta di una fase di equilibrio instabile, durante la quale il cancro non dà segnali visibili.

Il punto di svolta arriva quando i meccanismi di riparazione genetica iniziano a perdere efficienza. È in quel momento, spiegano i ricercatori italiani nei risultati dello studio pubblicati sul Journal of Translational Medicine, che si accende quello che gli esperti hanno definito il "motore" dell'aggressività: le cellule tumorali diventano più veloci nel moltiplicarsi, ma anche più resistenti e più capaci di prendere il sopravvento sui tessuti sani circostanti.

"Il tumore è, in fondo, un processo evolutivo accelerato. Quello che in natura richiederebbe migliaia di anni, qui avviene in tempi rapidissimi. Le cellule più adatte a sopravvivere si selezionano, si moltiplicano e finiscono per dominare l'ambiente circostante", ha sottolineato Ottaiano, secondo il quale le implicazioni di questa teoria sono potenzialmente significative per la cura dei tumori. Identificare il momento in cui il tumore sta per "cambiare marcia" potrebbe aprire la strada a interventi più precoci e più mirati, prima che la malattia raggiunga la fase aggressiva.

"Questa teoria non cambia le cure da domani mattina, ma sposta il bersaglio: non solo distruggere il tumore, ma impedirgli di accelerare. Capire questo passaggio può fare la differenza, perché significa intervenire prima, con terapie più mirate", ha precisato Ottaiano, convinto che l'integrazione tra analisi genetiche e intelligenza artificiale potrebbe consentire in futuro di prevedere l'evoluzione del tumore e personalizzare sempre di più le terapie.

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